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Attacco violento alla Costituzione.
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Scritto da Franco Calamida, 18-04-2012 17:57

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Pubblicato in : Attualità politica, Attualità politica


Sebbene questo sito preferibilmente ponga al centro dell'attenzione i problemi della zona tre o comunque del territorio ,  la votazione al Senato per l'introduzione in Costituzione dell'obbligo del pareggio di bilancio  è di tale gravità che richiede immediata segnalazione . Vanno anche assunte le iniziative possibili e in tempi brevi . Anche il 25 aprile va qualificato in difesa della Costituzione , nata dalla Resistenza , pronunciandosi dunque contro l'attacco recente .
L'assemblea del 24 aprile alla Camera del lavoro sarà un primo momento di impegno.
Riportiamo , per la discusiione, la proposta di Gianni Ferrara , che condividiamo. Gianni Ferrrara
18.04.2012

  Con l'approvazione del Senato in seconda deliberazione si è concluso
ieri il procedimento di revisione dell'art. 81 della Costituzione. Male.
Un giudizio non tanto distante da quello che si arguiva dalle parole di
chi dichiarava, dai banchi della sinistra, un voto più disciplinato che
convinto.
Con l'approvazione di tale legge costituzionale, la politica economica è
sottratta al Parlamento italiano, al Governo italiano, al corpo
elettorale italiano. Con tale approvazione la nostra Costituzione non è
più nostra. È stata trasformata in strumento giuridico funzionale ad un
feticcio, quello neoliberista, che la tecnocrazia finanziaria europea
interpreterà volta a volta dettando le misure che dispiegheranno la
mistica del feticcio.
Con tale approvazione un altro demerito si accompagnerà a quelli
sciaguratamente ottenuti dal nostro paese in tema di regimi politici. Il
demerito di aver inventato un nuovo tipo di Costituzione. A quelle
scritte, consuetudinarie, flessibili, rigide, programmatiche,
pluraliste, liberali, democratiche, lavoriste, si aggiungerà la
Costituzione abdicataria, una costituzione-decostituzione. Un ossimoro
istituzionale che preconizza una recessione seriale che, partendo dalla
neutralizzazione della politica, porterà alla compressione dei diritti e
poi alla dissoluzione del diritto, sostituito dalla mera forza del
dominio economico.
Emerge, improrogabile, la necessità di un intervento. Votando questa
autentica regressione costituzionale, i gruppi parlamentari della strana
maggioranza delle due camere hanno tenuto in irresponsabile dispregio i
giudizi di economisti di molti paesi del mondo, tra i quali 5 premi
Nobel, di giuristi di varie discipline. Su un tema così intrinseco alla
sovranità popolare, e su cui, e non per caso, è stato stesa una coltre
fittissima di silenzio, hanno escluso che potesse pronunziarsi il corpo
elettorale. I fondati dubbi sulla legittimità costituzionale della legge
elettorale da cui deriva la loro presenza in parlamento non ne hanno
frenato la cupidigia di sottomettersi al diktat della Cancelliera
tedesca. Hanno respinto anche la richiesta di approvarla pure questa
legge, ma non con la maggioranza dei due terzi, quella che impedisce
l'indizione di un referendum su tale gravissima spoliazione della
sovranità nazionale. Ci resta ora un solo strumento per chiedere a
questo o al prossimo parlamento di invertire la rotta.
Un solo modo per impegnarsi nella difesa di una conquista di civiltà
arrisa con il riconoscimento, nel secolo scorso, dei diritti sociali.
Sono quelli messi per primi in grave ed imminente pericolo dal feticcio
liberista. Lo strumento che ci resta è quello di una proposta di legge
costituzionale di iniziativa popolare, ai sensi dell'articolo 71 della
Costituzione, con cui integrare l'art. 81 in modo che le entrate dello
stato, delle regioni e dei comuni siano riservate per il cinquanta per
cento ad assicurare direttamente o indirettamente il godimento dei
diritti sociali.
Imponendo quindi che nei bilanci di previsione dello stato, delle
regioni, dei comuni, il cinquanta per cento della spesa risulti
complessivamente destinato a garantire direttamente o anche
indirettamente i diritti: alla salute, all'istruzione, alla formazione e
all'elevazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori, alla
retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro,
all'assistenza sociale, alla previdenza, all'esistenza dignitosa ai
lavoratori e delle loro famiglie. Si tratta dei diritti riconosciuti
dagli articoli da 32 a 38 della Costituzione. Si tratta di creare una
garanzia efficace per i diritti, volta sia a neutralizzare gli effetti
delle disposizioni inserite nell'articolo 81 della Costituzione e
pericolosissime per i diritti sociali, sia a precludere, o almeno a
ridurre, la spesa pubblica per armamenti, per grandi e disastrose opere,
per variegate clientele. Ad ipotizzarla non è la stravaganza di un
vecchio costituzionalista, testardamente convinto della necessità
storica della democrazia di pervadere la base economica della società. È
contenuta nella Costituzione della Repubblica del Brasile, all'articolo
159 ed è specificata in quelli lo seguono, la riserva di bilancio a
favore dei diritti sociali.
Raccogliere cinquanta mila firme e più, tante, tante altre ancora, per
sostenere una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare
con i contenuti indicati è possibile. È doveroso. A tema centrale della
prossima campagna elettorale per il rinnovo del parlamento va posta la
garanzia finanziaria dei diritti sociali. Di fronte al pericolo del
crollo di un pilastro della civiltà giuridica e politica, dobbiamo usare
tutti gli strumenti della democrazia costituzionale che ci sono rimasti.
Non possiamo altrimenti.


Ultimo aggiornamento : 18-04-2012 17:57

   
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