Incontro sul Welfare col ministro Ferrero

 

 

Incontro con il ministro Paolo Ferrero su " Percorsi del Welfare" Camera del lavoro 6/2/2008

 

Finalmente una serata politicamente molto utile, a mio parere, per almeno tre ordini di motivi:

•1) Non si è parlato in politichese né puramente di alchimie istituzionali o partitiche, temi certo ineludibili, ma che troppo spesso occupano per intero la scena del dibattito e del confronto. Si è entrati "con i piedi nel piatto", affrontando le questioni ( casa, salute, servizi alla persona, scuola) che riguardano il quotidiano, la pesante concretezza del vivere, i diritti di cittadinanza, insomma la cosiddetta Costituzione materiale.

•2) Hanno preso parola in prima persona i lavoratori di questi settori e dalla pura e semplice narrazione delle condizioni contrattuali, dell'orario e dell'organizzazione del lavoro sono apparse evidenti questioni nodali su cui aprire nuove, possibili forme di conflittualità sociale. Si conferma che la precarizzazione del lavoro e il subappalto nei servizi ne determinano perdita d'efficacia, poiché non si consolidano e non si sedimentano saperi professionali, radicamento sul territorio, certezze di riferimento sia per gli operatori che per i portatori di disagio. Malgrado gli sforzi e le competenze di chi vi opera spesso i servizi sono ridotti all'impotenza, puri contenitori della sofferenza sociale.

•3) Dai diversi interventi è emerso che non è più in termini squisitamente economici che oggi si misurano le conseguenze della miseria sociale. Si assiste sempre più, all'interno dello spazio urbano, al raggruppamento endogeno delle classi sociali, mondi chiusi che spesso comunicano tra loro solo con le immagini dei quartieri difficili, la cui unica richiesta è quella dell'ordine pubblico. Le periferie si allontanano sempre più dai quartieri ricchi, con tutto il rischio che comporta l' accorparsi di comunità chiuse definite per censo e tipologia di consumi

•4) Il ministro Ferrero non solo non ha eluso le questioni poste, ma ha messo al centro della sua riflessione interrogativi di natura strategica che riguardano la sopravvivenza stessa della Sinistra radicale e non. Si è chiesto, ad esempio, quali possano essere i motivi che, a fronte del modello Formigoni e delle sue conseguenze, spingano la gran parte dei cittadini lombardi a premiare con il voto questo modello di privatizzazione. Secondo Ferrero la Destra ha saputo dare, sia pure a suo modo nella logica della privatizzazione, una risposta alla domanda di " personalizzazione" del servizio, di risposta a bisogni soggettivi espressi dai singoli o dalle famiglie. Ma il tema dell'individuazione non appartiene alla tradizione della Sinistra e su di esso, che è uno dei frutti della globalizzazione, non vi è stata da parte nostra una serrata analisi critica per individuare risposte di segno diverso. Citando Marx, Ferrero ha aggiunto che i lavoratori che non si riconoscono come classe di fronte a un'altra classe diventano merce in competizione con altra merce. O la sinistra vince questa sfida o è destinata alla pura e semplice residualità.

Queste le questioni su cui ragionare; serate come questa dovrebbero essere pratica diffusa del nostro far politica .

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