Buenos Aires : a passo di lumaca con incerta direzione.

Riporto alcune mie preoccupate considerazioni , a seguito dell ‘incontro tra partiti della coalizione e l’Assessore Maran . Non mi pare si stia procedendo nella direzione auspicata e sintetizzata dal programma di zona . franco calamida .

27 giugno 2012-

L’incontro di delegazioni dei partiti del centrosinista di zona tre con l’ Assessore Maran merita

alcune considerazioni :

 

Renato Sacristani , Presidente del Cdz di zona 3 , ha sollecitato all’ Assessore   l’emissione delle ordinanze che dispongono la chiusura domenicale di Corso Buenos Aires .

La delibera del consiglio di zona  è stata infatti  varata da 4 mesi .

Maran si è impegnato per la rapida  decisione  .

Questa dei tempi era la questione principale  , dalla quale ovviamnte  dipende il resto . Fin qui tutto bene.

Ma sullo sviluppo successivo della discussione ,e le conseguenze pratiche , nutro forti perplessità .

L’originale impostazione , sintetizzata anche nel programma della coalizione di zona, cioè il progetto di impronta culturale e ambientalista , mi è parso sia restato sullo sfondo . 

I fatti : la gestione degli eventi sarà affidata al Duc ( distretto urbano del Commercio e non al consiglio di zona ) . Come è composto il Duc? Così : 3  consiglieri del Cdz  ( maggioranza e opposizione ) , confcommercio : 2 componenti , Teatro Elfo : 1 , confesercenti 1 ,albergatori 1 , associazioni Amici di B.A : 1 o 2  . Il pubblico non è per nulla in maggioranza . Se questo è lo strumento con il quale far vivere il  progetto , certo sente il peso dei pur legittimi interessi dei commercianti  . Quali spazi restano al progetto ambientale e culturale ? Al palcoscenico di eventi culturali , band musicali , editori minori , poesia , e altro da inventare . E la città restituita ai cittadini , e ai bambini? Il corso potrebbe , alcune domeniche,  essere chiuso al traffico anche in assenza di eventi .   In questa ipotesi è stata persino paventata la serrata dei commercianti .Non la  credo probabile , per nulla , ma  anche se fosse ?  Per la “ Milano che cambia” si intende qualcosa di nuovo rispetto al passato , non solo consumi e cemento.

Nel concreto : se il Comitatoxmilano o altra associazione si proporranno per organizzare  una iniziativa culturale , che cosa devrannno fare ?. Ne parleranno con il consigliere di zona nominato nel Duc , che ne parlerà col Duc  . E poi arriverà la risposta.

Così almeno ho capito io ;  ma forse si può migliorare .

Se non è tutto commercio o quasi , perché nel Duc non è rappresentato l’assessorato alla Cultura ? Come giustamente ha osservato la consigliera  Mariolina de Luca Cardillo , sostenitrice del progetto ambientalista ? e perché sono esclusi  i presidenti   delle commissioni  ambiente e cultura della nostra zona.. Se  sono rappresentate le associazioni dei commercianti, perché non prevedere una rappresentanza delle altre associazione della zona ?

Dobrebbe cambiar nome , il Duc ? E che lo si cambi . Oltre alla direzione del vento , vogliamo cambiare la città . Figuriamoci un nome.

Un punto è certo , anche da me condiviso, per realizzare grandi eventi occorrono i mezzi e le disponibilità del Comune sono assai contenute. Bene , allora li si realizzino di concerto , con chi ha forte presenza , e poteri , e mezzi e organizzazione sul territorio : appunto i commercianti .  Ma con un ruolo più forte   delle pubbliche istituzioni.

E infine : “ non ci sono i soldi” non si fa a tempo ad.aprir bocca che ci viene subito ricordato. Però è vero. Per cui tutto resta nel cassetto : fantasia , idee nuove , slancio , creatività e sperimentazione partecipata . E’ così oggi ,ma non sarà cosi per sempre ,

 “Vedrai vedrai che un giorno cambierà”   cantava Tenco , e anche  Milano tornerà ad investire nella cultura , come tante città del mondo. E cambierà . franco calamida

 

 

 

 

 

 

 

 

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