La gassa – racconto di Franco Calamida

Ove si narra di una piccola crociera , su una piccola barca , di nome Golif, con un piccolo equipaggio , che non era mai stato in barca . Indimenticabile , imperdibile .

 

 

 

 

 

 

 

La gassa

 

 

 

Navigarono in 5 su  una piccola barca che si chiamava Golif 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 16 luglio

 

Ore 16

 

“L’Alisarda sarà lieta di ospitarvi nuovamente a bordo”.

Siamo a Cagliari, volo perfetto, comincia bene.

Cagliari è una città della quale tutti dicono sia assai brutta, pur non avendola mai visitata. E nessuno la visiterà mai, per via della sua supposta bruttezza.

Capita lo stesso anche alla gente; di qualcuno si decide fin da piccolo che è brutto, e lo resterà per tutta la vita. E’ peggio che essere povero, ricchi si può diventare, belli no.

Sandro è bello,  brucia gli affetti invadendoli.

Lo troviamo che spinge una barca, a torso nudo.

Penso: adesso la solleva e la mette in acqua; che desideri farlo è evidente.

Se cominciasse con le barche da sei metri e mezzo non si fermerebbe più, arriverebbe alle petroliere. Dio è stato giusto nel porre limiti all’energia fisica.

Sandro è amico di Rita e anche mio. Una amicizia grande; non ci vediamo mai, forse per questo è grande.

Rita è bellissima, tutti vedendola lo pensano.

Sto abbondando in lodi, peraltro meritate, costretto da un vincolo di necessità esistenziale.

Infatti quando dico o scrivo ciò che penso rischio si perdere amici e affetti.

Nessuno mette in discussione la mia intelligenza, ma certi confini non vanno superati, folgoranti intuizioni vanno sottoposte al vaglio del buon senso comune. Non tutto  può essere detto.

 

Su un muro di Cagliari c’è scritto: “Vino alle masse”. E’ un segno del riflusso. Forse. Ma riflusso da cosa?

La barca si chiama “Golif”, sarà tutto per noi nei prossimi giorni.

La giornata trascorre in preparativi.

Prima notte a bordo, io e Rita, cioè Rita e io.E’ bene che il lettore sappia: Rita ha condotto una dura lotta femminista, senza vincere, nel senso di rompere la coppia; cosa che le femministe han considerato una vittoria prima di averla conseguita e una sconfitta dopo.

Non ha vinto, ma ha sconfitto me. Siamo così in una fase di vuoto di potere; è lì, ma nessuno dei due lo prende, non deve prenderlo.

E’ la democrazia, tremendo.

Potrebbe considerarsi un felice incontro tra bellezza e intelligenza, ma Rita è, purtroppo, per l’ordine “naturale” della coppia, anche intelligente.

Questo mi costringe a sforzi di bellezza, spesso faticosi. Io sono pigro.

 

La notte è umida, la barca è umida, i cuscini sono umidi, io sono umido, Rita, nella sua autonomia e senza alcun rapporto con la mia umidità, è umida. Umida come la notte, il cielo e quelle altre cose accuratamente disposte perché si possa affermare: sono in vacanza.

Anche tu, umidità, sei mia.

La mattina il sole sorge da quella parte dalla quale tutti si aspettano sorga il sole. E’ una cosa che dà sicurezza.

 

Venerdì 17 luglio

 

Ore 7

 

Cammino avanti e indietro. Rita, e alcune rane riposano. Le rane si alzano tardi.

Spunta dal buco centrale, che sta al centro della barca, una faccia stravolta; riconosco i tratti salienti del viso di Rita. Non le chiedo come ha dormito, in certe cose ho una mia correttezza tutta inglese.

 

Ore 10

 

Appaiono sulla banchina Laura e Maggi.

Laura è avvocato, Maggi è lei.

 

Questo complimento di qualità superiore per Maggi sarà tenuto presente nel resto del “diario” e ampiamente compensato con lodi e alcuni peana (io detesto le une e gli altri, ma in particolare i peana) in onore di Laura.

Avrei potuto dire che è un bravo avvocato, bravissimo, cosa certo importante, ma in questo contesto inutile, aggravante anzi rispetto allo squilibrio, molto evidente della presentazione.

Chi mai potrebbe sentirsi soddisfatto alla fine di un viaggio in barca sentendosi dire “sei proprio brava come avvocato”.

Arriva anche Sandro, e anche il Barbini , che viaggia di conserva. Sono una coppia perfetta, c’è il ritmo dell’ordine “naturale” del rapporto tra cose e uomini. Sandro viaggia sempre con qualcuno di conserva, il Barbini pare non aver fatto altro fin da piccolo.

Forse è nato di conserva. E’ dolce, amabile e gentile.

Il lettore sappia che io sono un osservatore, acuto, dei fatti evidenti .

Non esprimo mai, assolutamente mai giudizi di valore. Quanto sopra è assolutamente falso: io esprimo sempre e solo giudizi di valore; quando le circostanze lo consentono, cioè lo consentono i livelli di accettabilità (di solito bassissimi) di coloro con i quali entro in rapporto.

In pratica mai, come dicevo all’inizio.

 

Ore 13

 

Tutti seduti su sedie al bar Mediterraneo, la “barca di terra” di Sandro, Laura e Maggi (posta terza nell’elenco, e che Sandro dovesse essere primo mi pare evidente, a che altro servirebbero gli amici?)

Le sedie sono a quattro gambe, con braccioli e disposte attorno ad un tavolo, con quattro gambe, senza braccioli.

Si tratta di sedie che sono all’incirca come uno si aspetta siano le sedie.

 

Ore 15

 

Tutti fremono nell’ansia di salpare, ma non si salpa.

 

Ore 16

 

Si continua a non salpare, il non salpaggio crea una certa ansia.

Maggi e Laura ripetono ogni 5 minuti: siamo in vacanza.

 

Ore 17

 

Crisi da non salpaggio.

L’equipaggio, uno dei migliori del mondo, è impaziente.

Se non il migliore è certamente unico: Sandro è lo skipper, non è mai stato su questa barca, Laura invece non è mai stata su una barca in generale, gli altri distinguono con difficoltà il fiocco dalla randa.

 

Ore 18

 

Si salpa.

 

Ore 19

 

Si rientra in porto, era una falsa partenza.

Le manovre di approdo sono impeccabili. Forse, se mi è consentito un appunto di secondaria importanza, senza correre il rischio di non essere più invitato in barca (che è sempre la vera differenza tra lo skipper e gli altri) sarebbe stato opportuno evitare che ad un certo punto Maggi e io fossimo impegnati nelle manovre di approdo di prua e Rita s Sandro in quelle di poppa. Cosa normale, del resto. L’anomalia è da ricercarsi nel fatto che metà dell’equipaggio pensava di approdare con la prua e l’altra con la poppa.

Io tiravo con il mezzo marinaio pensando “ma che cazzo sta succedendo?”, Sandro pagaiava come una bestia pensando all’ammutinamento del Caine ed esibendosi più in un parcheggio, a marcia indietro con rotazione della barca su se stessa,  che in un approdo vero e proprio.

Unico nella storia della navigazione.

Rita tiene un comportamento ambiguo, affermerà poi che allo skipper si ubbidisce sempre, anche indipendentemente dal fatto che abbia trasmesso, o meno, gli ordini, e che siano o meno giusti.

Si definisce così, alla prima manovra, lo schieramento “lo skipper ha sempre ragione”, e quello di sinistra “lo skipper ha sempre torto”.

Nella dialettica approdo a poppa, approdo a prua, la sintesi è nell’approdo di letto, dove giace Laura. E questa tecnica di navigazione viene praticata da Laura quando si parte, quando si viaggia al traverso o di bolina, e quando si arriva. E’ interessante osservare l’universalità del comportamento legato a questa tecnica, trasferibile in montagna, campagna e svariate altre occasioni di non troppo intensa partecipazione alle cose e fatti della vita.

E’ anche interessante osservare, e lo faremo, l’evoluzione del “complesso dello skipper”, che Sandro tende a risolvere con quella concezione “l’equipage c’est moi” .

Notte di luna, notte in barca, notte dolce, ultima notte ….. a Cagliari.

 

Sabato 18 luglio

 

Ore 9

 

E’ un grido, è un urlo, è vero: si salpa.

Ha inizio quella che poi considereremo un’avventura. I dettagli che distinguono un viaggio da un’avventura sono minimi, tutti legati a come si vive l’una o l’altra cosa.

I viaggi organizzati non sono mai un’avventura, ma non basta disorganizzarli per renderli tali: è solo un problema di fantasia.

La fantasia non ci mancherà, l’acqua, il cibo e altre cose si, ma la fantasia no. Siamo un equipaggio di fantasia.

 

 

 

Ore 10

 

Siamo in rotta per Villa Simius.

 

Ore 11

 

Siamo in rotta sempre per Villa Simius.

Io e Maggi veniamo mandati ad issare il fiocco. Da questo momento verremo sempre mandati ad issare il fiocco. Tra una fioccata e l’altra la Maggi canta quando non c’è né un alito di vento né un’ondina dal canale di  Sicilia a quello di Sardegna, e mi chiede cosa succede in caso contrario.

Rita osserverà poi che al fiocco siamo sempre stati mandati solo Maggi e io. Trattasi del famoso complesso detto della “mancanza del fiocco”.

Su questa barca, come nel mondo, tutti hanno complessi. Se dovessi pensare a categorie di classificazione per i componenti l’equipaggio indicherei le seguenti:

1 – uomini e donne,

2 – pro e anti skipper  (unicamente sui problemi di approdo),

3 – quelli che vanno dall’analista e quelli che no. Nel caso specifico trattasi dello stesso analista. In termini di logica formale (che non conta nulla) tre persone che vanno dallo stesso analista se decidono di fare un viaggio in barca (la stessa) sono indiscutibilmente pazze. O si va da analisti diversi o su barche diverse. La norma, però, è apprezzabile solo se viene disattesa. Del resto non sappiamo neppure andare in barca; non dico questo, è ovvio, per lo skipper, che è convinto di viaggiare con cinque mezzi marinai, dei  quali quattro poco utili.

Laura si espone con ferocia al sole. Di complessi deve averne mica male se si punisce così. Temo che si sciolga. Ricompare che è una maschera.

 

Ore 12

 

Siamo in rotta per Villa Simius.

 

Ore 13

 

Siamo in rotta per Villa Simius.

 

 

 

Ore 14

 

Siamo in rotta, e basta.

 

Dal fiocco Maggi e io, guardiamo nel pozzetto: sembra una corsia d’ospedale. Tutti gialli.

Laura ha un colore di limone carbonizzato che è sorprendente.

Mormora: “come mi diverto” e sviene.

Rita ha mal di testa e altre parti.

 

Ore 15

 

La skipper invita l’equipaggio a non confondere il “molla la scotta” con lo “scotta la molla”, a staccare il secchio dalle scotte perché è poco elegante quando sbatte insieme alle vele.

Dopo la lezione manda Rita e Maggi ad ammainare la randa. Rita spera invano che si tratti di una sua promozione al fiocco, è invece solo una casuale retrocessione di Maggi alla randa.

Vanno, staccano tutto e tornano.

 

Ore 16

 

La randa, per oggi, non tornerà su, la drizza è uscita dalla carrucola in cima all’albero.

Vado al fiocco superando il corpo ustionato di Laura e la zona detta delle”creme di Rita”. Zona pericolosa, scivolosissima, temuta da tutti i naviganti.

Sulla barca ciascuno ricerca i suoi spazi e normalmente esiste un conflitto detto “della conquista e difesa dell’area di vita”.

Non sul Golif.

Qui è il caos, regna il disordine.

Nel sacco del fiocco ci sono le mutande e i calzini dello skipper, mentre l’equipaggio li nasconde negli angoli più reconditi. Clandestini alla vista, ma presenti all’olfatto.

Alla base dell’albero si intrecciano cime, cimette, funi, funicelle, corde, cordini, cordacchie, drizze e altre cose, per lo più scarpe da tennis, reggipetto, costumi da bagno.

Cerchi lo spazzolino da denti e trovi il tangone. E viceversa.

Probabilmente monteremo lo spi con lo spazzolino da denti.

La ricerca è un momento importante della giornata. Per lo più si tratta della ricerca dei cerini.

Lo spazio vitale di Rita è a prua, ove sistema la sua preziosa collezione di creme che segnano i confini del “regno dell’individuo e delle sue necessità del quotidiano”, che sono tutto. Nonostante la filosofia affermi il contrario.

Rita spende in creme la metà del reddito familiare, assai modesto del resto, per il fatto che io sono nato nella classe giusta e vissuto dalla parte di quella sbagliata.

Non in senso storico, ovviamente.

Lo spazio di Laura è il letto, qualsiasi letto.

Come tutti coloro che soffrono d’insonnia Laura dorme moltissimo. Considera lo stare sveglia un intervallo, deprecabile.

Rita è molto felice di questo, perché si sente protetta dal grandioso deterrente di sonno che Laura mette in campo.

Laura non ha colto la differenza tra la barca tipo Golif, il peschereccio, l’incrociatore, la nave da carico e le navi da crociera. Non che non colga le differenze dimensionali, ma sotto la specie della funzione per lei sono tutte “barche da passeggero”.

Ma cos’è poi una barca?  Un mezzo di trasferimento sul mare di merci o persone da un posto all’altro.

Per Laura è un “letto a vela”.

Per Maggi lo spazio vitale è essere un po’ qui, un po’ là, un po’ nel pozzetto, un po’ a prua.

Per Sandro lo spazio vitale sembra essere altrove, riempiendo ogni angolo, fisicamente, della sua presenza.

Per me, è noto, lo spazio vitale è oltre i confini dell’orizzonte e nel considerare la perfezione  il livello inferiore  delle mie ambizioni. Non è la semplicità, non è la complessità difficile a farsi.

E’ la perfezione. Mi dedico con molta cura a questo cammino solitario.

 

Ore 17

 

Vado al fiocco, piombo steso per terra (per barca, per essere precisi come richiede una narrazione di tipo scientifico quale è questa). Ancora un balzo indietro sulla via della perfezione: Sono finito nella “zona creme”, un campo minato per ogni “fiocchista” che si avventura a prua senza piccozza e ramponi.

 

Ore 17,30

 

Ingresso trionfale nel porto di Villa Simius.

Approdo impeccabile.

Lanciamo la cima di prua ad un cortese signore che ci osserva sul molo. La afferra.

La ritireremo alle tre di notte. Il cortese signore è semi congelato . Si è fatto portare del cibo da suoi familiari, ha fatto ginnastica per sette ore, ma alla fine è crollato.

Gli abbiamo spiegato che abbiamo sempre problemi di approdo. Ha detto “capisco”, ma si è allontanato in lacrime. Dicono non sia più salito su una banchina.Vive tra i monti, e quando vede un alpinista con corde scappa in una grotta profonda.

Ore 18

 

Bagno di cristallo, acqua di cristallo, corpi liquidi nel cristallo.

Finalmente facciamo la pipì, di cristallo per l’occasione.

 

Ore 18,30

 

Lo skipper fa amicizia con un altro skipper di Roma che voleva sfasciargli la barca.

Le amicizie tra skipper sono sorprendenti. Il nostro, per il quale facciamo il tifo tutti schierati sul ponte, urla con una certa cordialità (è molto diffusa tra la gente di mare): “se mi sfasci la barca ti sfascio il muso”. Che è una frase simpatica, molto usata dai marinai come primo approccio.

 

Ore 19

 

Fatica bestia per rinforzare l’ancoraggio del Golif. Soffia un maestrale che tutti girano inclinati di 30 gradi e quando cede, per brevi istanti, cascano per terra.

La sera tutti al ristorante: Laura a terra si trasforma. Siamo allegri e distesi, ma forse è più preciso dire stesi, completamente stesi.

Buona parte della notte e dell’alba la si passa a tirar le proprie cime e mollare quelle degli altri.

 

Domenica 19 luglio

 

Mattina di vento e di mare, di mare e di vento.

C’era vento. Spiagge incantate. Io rimango incantato dai seni di una fanciulla, belli ed emergenti.

Respingo ogni sospetto e accusa di essere un guardone, impegnandomi a scrutare una vecchia e cadente, immergente.

Ah se fossi necrofilo come vi ingannerei tutti.

Come è difficile nascondere la normalità.

L’acqua è ghiaccio sciolto da poche ore, quando esci il vento ti ferisce con mille spilli di sabbia.

Tutti ripetono che è bellissimo.

A parte il paesaggio, si possono ottenere le stesse sensazioni chiudendosi in un frigorifero con un frustino.

 

                                                                                                                                                      

 

Ore 15

 

Pomeriggio di acquisti superflui.

L’acquisto superfluo non appartiene alla categoria degli acquisti veri e propri, quelli definibili di necessità.

E’ un acquisto da carenza affettiva,la pubblicità si limita ad orientare un’esigenza ben più profonda.

Si compra qualcosa perché ci manca qualcosa.

Sandro è scatenato alla ricerca di una collana di corallo, ma tutti entrano ad escono da boutiqués e mostre d’artigianato sardo. Per lo più si compra qualcosa per la persona che si ama di più, cioè sé  stessi.

Osserverò più tardi che Sandro riceve doni, offre un dono a Maggi e infine io ne ricevo uno da Maggi, Laura, colta su mia indicazione la problematica delle correnti di simpatia, propone immediatamente a Rita un patto di reciproco scambio di dono definibile come la filosofia del “Cristo e noi?”. In effetti ogni membro dell’equipaggio è un dono per gli altri, e la presenza di Laura è il più dolce. L’avevo promesso all’inizio, ogni promessa è debito.

In effetti Laura in barca non ti rompe mai i coglioni, a meno che tu vada a sbatterci contro sulla sua cuccetta, ma in questo caso è colpa tua.

Sto cercando di capire Laura, cosa non facile perché di rado apre gli occhi, quasi mai la bocca e, per il momento, mai apre sé stessa.

Probabilmente verifica il livello di accettazione nella compagnia.

Mi convinco che appena sarà certa di essere molto amata da tutto l’equipaggio esploderà come un vulcano.

In effetti più tardi, nei giorni di Santa Maria Navarrese, si lancerà alla ricerca del tempo perduto esibendosi in una dozzina di conversazioni in simultanea. Come i campioni di scacchi.

E’ necessario fare attenzione alle persone silenziose.

Ho sempre pensato che la conoscenza di un individuo muove dallo scontro con il suo sistema difensivo, l’immagine costruita di sé per gli altri; in generale, inoltre, costruita dagli altri.

La conoscenza è aggressione, provocazione, violenza.

Non vale per Laura: il suo sistema difensivo mi appare come il più mastodontico tra quanti ho avuto occasione di conoscere e il più scombinato. E’ come una fortezza, con torri alte cento metri, con categorie colte e raffinate di disposizione delle merlature, ma con il ponte levatoio sostituito da un’autostrada. E’ tutta buchi. Come si può andare all’assalto?

E’ come se dicesse: non aggredite, è facile entrare, lo si vede subito. Siate dolci, non gridate e camminate piano: qui è tutto rotto, ed è il suo bello.

Mi scuso con il lettore se questa parte non fa ridere, ma è gratis e del resto anche alla TV inseriscono proditoriamente la pubblicità.

 

Ore 16

 

Siamo sulla spiaggia: Laura non fa mai il bagno, però lo guarda.

 

Notte d’albergo, albergo di notte.

Notte di vento, vento di notte.

Soffia che sembra lui a far ruotare la terra.

Soffia sui nostri volti e dentro i nostri pensieri.

C’è vento dappertutto.

 

Lunedì 20 luglio

 

Si galoppa per boutiques. Hop, hop, questo sì, questo no.

E’ un’orgetta paesana di consumismo da braghetta da bagno.

 

Ore 11

Si sistema la barca, saremmo pronti ad uscire, ma soffia il vento.

Il nostro vicino di barca, un 9 metri e mezzo chiamato Brigand, è un avvocato sardo in miniatura.

E’ molto esperto di mare.

Ci dà alcuni preziosi consigli su come evitare errori quando si va per mare e piomba in mare da bordo.

Compare prima lo zoccolo dalla poppa, poi lui, non molto più grande per la verità.

La moglie gli chiede:”ti sei fatto male?” Con apprensione .Il figlio: “com’era l’acqua?”

Cuore di bimbo così generoso.

 

 

 

Ore 17

 

Spiagge d’argento, argento di spiagge.

Facciamo il bagno, tutti tranne Laura, che guarda il mare.

Mi chiedo se pensa, o più semplicemente se dorme sotto gli occhiali da sole.

Forse non fa il bagno per la difficoltà di dormire in galleggiamento.

 

 

 

Ore 20

 

Sera di luna, di magia sulle rocce e tra gli eucaliptus.

Tutti al ristorante, e si mangia e si beve, e si beve e si mangia, e si mangia e si beve, ecc. ecc.. Lascio alla fantasia del lettore il completamento di questa parte, del resto molto facile.

Si dorme in barca, o meglio si fanno quelle cose che si fanno quando si dorme, cioè nulla, ma in realtà non si dorme affatto.

 

Martedì 21 luglio

 

Partenza all’alba.

Niente sveglia per l’equipaggio.

Si sente solo “bidibum bidibam”, è il Sandro che salta di qua e di là.

Pisciata clandestina.

Usciamo dal porto alla grande. Tra la sorpresa di tutti, che sono ancora lì ad ascoltare i bollettini del navigante.

E’ come se la Panda avesse vinto il gran premio di Montecarlo formula 1.

Noi ascoltiamo il bollettino poco, anche perché lo facciamo solo dopo la partenza, quando non è più molto utile. Del resto siamo tutti convinti che menta.

 

Ore 8

 

Siamo alla Serpentara, l’isola dei topi che si son magnati i serpenti.

 

Ore 8,30

 

Siamo alla Serpentara.

 

 

Ore 9

 

Siamo sempre alla Serpentara.

 

Ore 10

 

Non abbiamo superato la Serpentara.

 

 

 

 

Ore 11

 

Si diffonde a bordo la convinzione che la Serpentara è un’isola mobile e che comunque non supereremo mai la Serpentara.

La più soddisfatta è Laura che di tanto in tanto verifica dall’oblò la situazione ed è convinta di aver dormito pochissimo.

 

Ore 12

 

Siamo passati, alfine.

Si mangiano pezzi di pane tozzo con spruzzi di maionese, avanzi di mortadella e altre leccornie.

 

Ore 15

 

Navigazione regolare, tutto è regolare, tutto è al suo posto.

Sandro e Maggi nel pozzetto, Laura in cuccetta, Rita che si rotola felice in uno strato di creme alto ormai almeno 70 cm., io al fiocco.

Guardo in avanti, ciò che faccio anche nella vita, e penso, altra esercitazione per me normale.

Penso al Sandro che sta al timone, al Sandro che l’affetto te lo tira dietro a chili, con violenza, ma che tu non riesci a prenderlo e viverlo, salvo che per pochi istanti , perché ha già deciso per te che non saprai restituirlo.

Che fa tutto per tutti,, che ti disfa i nodi e li rifà, ma che sta dietro la barriera della convinzione che nessuno farà mai nulla per lui. Ed è un giudizio  sul mondo che riversa su se stesso. Una amicale violenza perché ha deciso ciò che sarai, non sarai per lui. Ha deciso per te, contro sé stesso. Per questo si agita molto, il suo modo di essere è essere altrove e presente ovunque, per esserne sicuro.

Nuovamente chiedo scusa al lettore, che ringrazio per la sua pazienza, ma Sandro che ti dice sempre, senza dirlo, quanto ti potrebbe amare e mai ti ama non è cosa da poco.

 

 

Ore 16

 

Il mare è calmo come uno stagno, azzurro il cielo, un petalo di rosa portato dal vento cade dolce sulla superficie dell’acqua e solleva ombre e trasparenze d’onde.

La Maggi si precipita al fiocco e con apprensione mi chiede: “è grave, cosa accadrà”.

Le spiego con quella dolcezza che è, tra le molte altre, la parte migliore di me, pur facendone uso raramente , che anche se cadessero sul mare mille petali di rosa non sarebbe grave.

 

Ore 16,30

 

Lo skipper annuncia che l’ingresso nel porto di Muravera non sarà semplice, perché non si tratta di un porto.

A questo punto il lettore deve fare molta attenzione alla sequenza dei fatti che sarà rapidissima e praticamente incomprensibile.

 

Ore 16,31

 

Siamo tutti vestiti, chi con eleganza, che trasandato, ma tutti vestiti.

Laura appare con un completino di boutique che fa le pinces sul fianco,è assai elegante. Scarpe in tinta con tacco a spillo, borsetta di coccodrillo.

 

Ore 16,32

 

Questi sono gli ordini dello skipper:

1.     saltare sulla banchina di sinistra io e Laura, su quella di destra, Rita e Maggi;

2.     tirare la barca mantenendola al centro del canale  di accesso, profondo circa 1 metro, quanto pesca la barca;

3.     in caso non si riesca a raggiungere le due banchine (che Laura si ostina a chiamare panchine) saltare in acqua che è assai bassa.

 

 

 

Ore 16,33

 

L’equipaggio comincia a realizzare, ci spogliamo tutti.

 

Ore 16,34

 

Sale il ventone, come sempre quando non serve.

 

Ore 16,35

 

Lo skipper mormora: sarebbe utile sapere com’è il porticciolo.

 

Ore 16,35 minuti e 2 secondi

 

Maggi urla: “datemi un reggiseno” (e credo che anche in questa occasione si tratti della prima volta nella storia della marina)

 

Ore 16,35 minuti e 3 secondi

 

Maggi con volo acrobatico piomba in un mare scuro, con onde dure e battenti, spinte dal vento.

Rimane subito indietro e la vediamo sparire a poppa.

Ha, oltre il decisivo reggiseno, le scarpe.

Noto che non si é, per fortuna, portata altre cose con sé.

 

Ore 16 e 36

 

Giriamo in tondo con il Golif all’imbocco del porticciolo in attesa che Maggi raggiunga gli scogli.

 

Ore 26 e 36 e 7 secondi

 

Maggi è impegnata in una nuotata bestia.

 

Ore 16 e 36 e 8 secondi

 

(avevo avvertito il lettore di seguire con attenzione la drammatica sequenza)

Maggi ha una scarpa in bocca.

 

Ore 16, gli stessi 36 minuti di prima, e 15 secondi (qui ho voluto coscientemente abbondare)

 

Maggi raggiunge i massi del molo

 

Ore 16 nessuna variazione nei minuti, insensibile nei secondi

 

Maggi cerca invano di afferrare un grosso scoglio

 

1 secondo dopo

 

so che il lettore non ci crederà ma accade esattamente questo: uno scoglio afferra la Maggi e la depone sulla banchina.

Ore 16 e 38 minuti

 

Il Golif fa il suo ingresso trionfale nel porticciolo, la Maggi funziona da indicatore di profondità. Muove le braccia per farci capire che è viva.

 

Ore 16 e 39 minuti

 

Per la prima volta nella storia della navigazione, non trattandosi di naufragio, scrivendo un capitolo inedito, lo skipper ordina: “equipaggio a mare”.

Laura gli chiede qual è il suo compito.

“Salta” le grida lo skipper “l’acqua è alta 20 centimetri”.

Laura salta oltre il bordo con l’agilità di un sasso, e scompare nella melma.

Riemerge un volto indescrivibile, per via delle alghe che lo ricoprono e per l’espressione di attonita sorpresa.

Riesce solo a mormorare: “attendo indicazioni”.

Maggi saltella come un grillo sul molo e dal movimento delle labbra (si è tolta giustamente la scarpa) capisco che mormora:

“oh Dio, oh mio Dio, oh Dio”

Rita è a sua volta precipitata in acqua e ragionevolmente ha rinunciato a raggiungere il molo con un salto perché dista 12 metri. Anche l’ubbidienza allo skipper ha dei limiti. Nessuno può pensare in quelle condizioni di abbassare il record olimpico di salto in lungo.

Io sono a prua e mi sfugge la dinamica degli eventi.

La barca dovrebbe rallentare, invece accelera e si avventa sugli scogli della banchina.

Cerco di farla ruotare di prua con il mezzo marinaio. Si spezza per lo sforzo e piombo in acqua.

Finalmente tutto l’equipaggio è a mare e la barca, come lo skipper aveva previsto con le sue profonde conoscenze delle leggi dell’idraulica, è più leggera e pesca meno.

 

Ore 16 e 19 minuti

 

Maggi urla: “Rita salvati, fuggi di lì, oh Rita”

Laura galleggia, assolutamente improbabile, al centro dello specchio d’acqua.

 

 

 

 

Ore 16 e 50 minuti

 

Lo skipper urla, avendo colto il problema “non fatevi prendere dal nervosismo”.

Siamo presi da tutto, dal freddo, dalla paura, dalle alghe e dal fango, dalla stanchezza, Laura è presa, fantastico, dal sonno, siamo presi dalle cime che sono ovunque, da tutto insomma, tranne che dal nervosismo.

 

Ore 16 e 51 minuti

 

Completiamo questa manovra da schiavi, praticamente non più attuata da quando i faraoni  risalivano il Nilo.

Io marcio trascinandomi l’ancora, la catena dell’ancora, la cima dell’ancora, la barca fissata all’altro capo e forse anche il molo,a giudicare dalla fatica di avanzare anche di un solo centimetro.

Tento anche di procedere  a nuoto,  tentativo decisamente penoso.

La Maggi,semi congelata, viene raccolta da un peschereccio e ogni 5 minuti mormora: “Sandro ma che cosa è successo?”

Siamo assiderati, carichi di fatica.

 

Ore 17

 

Il lettore si distenda, il dramma si è felicemente concluso.

La barca è ancorata.

Rita si è addormentata sulla banchina. Laura non ha fatto in tempo a sdraiarsi e dorme in piedi.

Siamo in effetti un pochettino stanchi.

 

Ore 24

 

Abbiamo mangiato in paese, ci ha riportato alla barca una jeep di lucchesi catturata da Sandro con argomenti equivalenti ad alcune sventagliate di mitra.

 

Notte d’incanto, notte gentile, dolce notte.

Sono lente le parole e i pensieri.

Notte nel pozzetto.

Si parla del più e del meno, lo skipper parla del più e l’equipaggio del meno.

Vediamo sorgere la luna, luna di vita, luna di morte, luce di luna tenera sui campi e sul mare, luce di luna inquietante nel cielo.

 

Vediamo sorgere il sole.

Vediamo che per un po’ non sorgerà e non tramonterà più nulla, e decidiamo di partire.

Cuore generoso di naviganti.

 

Mercoledì 22

 

Ore 5,30

 

Occhi di sonno perduto, mani di sonno perduto.

Maggi risorge dalla sua tomba. Lazzaro al confronto era vispo come un grillo.

Passeggia inquieta sulla banchina, la parte alta, e borbotta: “Con quei disgraziati io non parto, prendo un taxi”.

Pensa che ci sarà buriana; così dicono i pescatori locali.

La barca è già fuori dal porto lei è ancora sul molo, con una cima in mano, da oltre un’ora.

La ritira Rita, siamo preoccupati per la cima,con il canotto. Ritornano a bordo fradice e stracche.

 

Ore 9

 

Navigazione regolare. Maggi è sempre più preoccupata.

Si fa il pipifresch; ci si lancia fuori bordo con una cima, facendosi trainare e si sorride.

 

Mare calmo.

Io fioccheggio, Maggi guarda il mare calmo e mormora: “è la quiete prima della tempesta.”

Laura è al timone, occhi sulla bussola, anche in rotta di collisione con una portaerei non toglierebbe gli occhi dalla bussola.

 

 

 

Ore 12

 

Sonno e fatica, ossa rotte.

 

Ore 14

 

Grande bordo, vento da sud-est, barca a sette nodi, vele tese, anche lo skipper.

La Maggi sembra una sartia e vibra. Io fioccheggio, chiedo i salvagenti. Lo skipper è convinto che si indossino solo dopo e non prima l’eventualità di tuffo a mare.

 

Ore 16,30

 

Ingresso al porto di Arbatax.

Manovra perfetta. Salto a terra con una cima. Lo skipper mi ordina di mollarla. Lo faccio non nascondendo a me stesso una certa sorpresa, non mi era mai successo.

Laura si è attivizzata. Lei o forse la Maggi, mi buttano un mazzo di corde sulla schiena mentre sono girato. Penso “meno male che non hanno sassi a bordo.”

Esplode il dramma del nodo, che diventerà famoso come il “nodo del nodo”.

Lo skipper mi dice di rifare la gassa, che è il nodo con cui si fissano le cime alle bitte. Non mi riesce, rifaccio un nodo comune, lo skipper scende, lo disfa e ne rifà un altro che un’ora dopo è già sciolto, disormeggiando la barca.

Ogni nodo è un nodo di rapporti. Più tardi offrirò la pace a Sandro.

Più tardi spiegherà che il suo complesso è assenza di aggressività. Ma ci sono invasioni di conquista e invasioni per essere conquistati.

 

Ore 19

 

Siamo a casa, eccoti, tanto sognata S. Maria Navarrese.

 

L’avventura è conclusa.

Siamo stanchi e felici. Lo siamo tutti. Lo è Laura più di tutti.

A terra si trasforma.

Dopo una doccia grida: “ sono felice” e esce in volo dalla finestra. Le sorride un campo di gigli, la salutano i fiori di S. Maria Navarrese. Laura fiore aperto, fiore scombinato.

Matteo bacia Rita due volte, Matteo mi bacia due volte, poi mi metterà un braccio sulla spalla. Allora so che è grande e quanto io sono giovane.

So che sono, a volte, ciò che voglio essere: l’ultimo dei giusti.

L’affetto per Matteo è assai antico e Matteo è assai nuovo.

 

Ho scritto un diario d’amore, le stesse cose potevano essere scritte con ferocia come assenza d’amore, con più verità, meno gioia.

Essendo un diario d’amore è dedicato come tutti gli altri, e altre cose di vita a Rita.
 
Il narratore è Franco Calamida, l’anno successivo si è iscritto al C.A.I.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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