Convegno S.Rita : report

REPORT Convegno

“Santa Rita un anno dopo: qualcosa è cambiato?”

Milano 11 giugno 2009Organizzato da ReteLombardaSalute

9 giugno 2008: esattamente un anno fa esplodeva il caso Santa Rita. Un anno dopo, qualcosa è cambiato? Si direbbe di no, visto che la proprietà è ancora al suo posto, e l’unica modifica significativa è quella del nome e della ragione sociale della clinica (ora Istituto Clinico Città Studi). Il procedimento giudiziario è tuttora in corso (di recente sono stati formulati nuovi atti di accusa nei confronti del principale imputato, il chirurgo Brega Massone, del suo vice, e di alcuni anestesisti implicati) anche se il padrone della clinica, Francesco Paolo Pipitone ha patteggiato 4 anni e 4 mesi di condanna pur di evitare il processo.

Abbiamo discusso del caso Santa Rita e delle sue conseguenze, in un Convegno di Rete Lombarda Salute, che si è tenuto a Chiamamilano giovedì 11 giugno aperto ai più vari contributi, con l’ambizione di fornire spunti sia di analisi che di proposta.

Ha introdotto G. Landonio:Il disastro del Santa Rita potrebbe ripetersi perché, a una anno di distanza, non è stato messo in campo nulla di nuovo per contenere possibili derive e degenerazioni del sistema sanitario. E’ soprattutto il sistema dei controlli regionali a non essere cambiato, nella sostanza. Sono stati elevati i controlli dal 5 al 10 per cento sull’insieme delle cartelle cliniche del pubblico come del privato: ma questo non basta, perché si tratta degli stessi controlli di congruità  e non di appropriatezza, che già si facevano prima dello scandalo Santa Rita, e che non hanno consentito di prevenirlo. Bresciani e Formigoni, un anno fa, avevano annunciato misure di contrasto “draconiane”, in particolare nei confronti di altre dieci istituzioni “nel mirino”, ma nulla ne è sortito: l’impressione è che, se non interviene la magistratura, la Regione non sia in grado di portare fino in fondo i controlli

Sulla stessa falsariga l’intervento di Antonio Marchini, sindacalista CGIL, che ha spiegato anche le ragioni che hanno portato il sindacato, un anno fa, a chiedere comunque il riaccreditamento della clinica, per tutelare i lavoratori e la parte “buona” dell’Istituto.

Aldo Gazzetti, consulente regionale gruppo Verdi ,  ha portato dati sia sull’incremento di fatturato della Clinica, prima dello scandalo, sia sulla delibera presa dalla Regione Lombardia nello scorso febbraio (vedi slides allegate).
 
Giuliano Pisapia, uno dei difensori di parte civile nel processo in corso davanti al tribunale di Milano, ha sostenuto: “Temo che a un anno di distanza sia cambiato molto poco. E’ vero che ci sono sanzioni più severe e più controlli, ma è la qualità dei controlli che è ancora insufficiente”. In proposito Pisapia ha proposto che sia un organismo terzo, estraneo alle ASL, a svolgere l’azione di controllo. Pisapia  ha inoltre ripetuto quanto già  espresso ieri dagli avvocati di alcuni pazienti in una lettera alla Regione e all’Asl: “Non c’è dubbio che i primi a dover essere risarciti dovrebbero essere le vittime e i loro familiari“. Anche perchè il Pirellone, parte civile nel processo, ha nella vicenda un duplice ruolo: “di soggetto che ha subito una truffa – ha concluso Pisapia – e di responsabile di carattere politico per l’omissione dei controlli, non dal punto di vista numerico ma da quello qualitativo“.

Altri intervento sono stati svolti dal dr. G. Spada, da Tommaso Terrana (responsabile sindacale CGIL medici), e da Alberto Villa (segretario regionale FP CGIL).

Casartelli (Presidente Avis) ha portato una testimonianza sullo scandalo della Humanitas, che ha visto al suo centro la denuncia (e la condanna) per prestazioni inappropriate di un noto cardiochirurgo. Ma ha anche sottolineato il ruolo di “rimozione” di certi scandali da parte dei media.

Sullo stesso tema è intervenuto Gianni Barbacetto, che ha spiegato le collusioni tra alcuni poteri forti (Ligresti, Rotelli) e il sistema dell’informazione, ma che, soprattutto, ha denunciato il rischio della rimozione delle intercettazioni telefoniche nelle indagini della magistratura: quelle intercettazioni che, a partire da una denuncia anonima, ha consentito l’emersione dello scandalo Santa Rita.


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Si è poi svolta una tavola rotonda di Consiglieri Regionali dell’opposizione, moderata dal dr. Gianalessandro Moroni. Hanno partecipato Alessandro Cè (Gruppo misto), Marco Cipriano (SD), Luciano Muhlbauer (PRC) e Ardemia Oriani (PD).

Nel mirino dei relatori il peso crescente del sistema sanitario privato a scapito di quello pubblico nelle aziende ospedaliere e nelle strutture sanitarie compartecipate, come il Santa Rita. Per il consigliere Alessandro Cè:“La parità pubblico-privato è una barzelletta, perché il sistema pubblico deve rimanere il perno del sistema sanitario. Bisogna estromettere i soggetti negativi dai finanziamenti pubblici”. Per Marco Cipriano:Mancano interlocutori istituzionali capaci di affrontare la questione, a partire dall’ineffabile assessore Bresciani, incapace di confrontarsi e di dare risposte. Il sistema della sanità lombarda non va bene perché non c’è né competitività né libera scelta. Bene la competizione, ma allora bisogna mettere il sistema pubblico nelle stesse condizioni del privato. Il sistema Formigoni è ospedali come centri commerciali, malati-clienti e medici commercianti: la conclusione è il caso imbarazzante e tragico del Santa Rita” Della stessa opinione Luciano Muhlbauer, “che ha puntato il dito contro il modello pubblico-privato, osservando che è un modello che ha una sua forza politica e affaristica, ma il punto sono i controlli: un sistema così fatto è controllabile? Un sistema costruito, nella sua parte privata, su quanto è remunerativa una prestazione e sul possibile guadagno, allora ho seri dubbi che sia possibile tenerlo sotto controllo. Nessun controllo sarà mai efficace finchè il guadagno sarà il criterio delle prestazioni sanitarie
Ha concluso Ardemia Oriani:I controlli previsti dalla Regione sono troppo simili a quelli in atto prima dello scandalo Santa Rita, e quindi inefficaci. Come opposizione avevamo proposto correttivi e norme nuove, che però non sono stati presi in considerazione dalla maggioranza. Dunque lo scandalo Santa Rita potrà ripetersi in un periodo prossimo venturo

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Per venire alle proposte, ReteLombardaSalute, nei mesi scorsi, ha proposto una ricetta diversa: meno controlli e solo tetti di spesa al pubblico; controlli e tetti di ricavi ai privati.

1) La regione Lombardia non dovrebbe infatti mettere tetti alle strutture pubbliche lasciando che esse, e solo esse, aumentino le prestazioni recuperando in efficienza (com’era e come è possibile), anche a parità di costi   Tali prestazioni tra l’altro avrebbero un costo solo marginale e non sarebbero pagate a DRG ai privati accreditati.

2) Inoltre sarebbe meno utile controllare le strutture pubbliche, perché queste strutture non hanno interesse al profitto ed hanno obblighi imprescindibili; inoltre perché in ogni caso tali controlli non producono effetti economici ed infine perché il controllo pubblico sulle aziende ospedaliere del servizio sanitario pubblico è già (o dovrebbero essere) garantito dai direttori generali e dai dirigenti nominati dalla stessa Regione.

3) Con le stesse risorse si potrebbe invece controllare tre volte di più quelle private (con le stesse risorse lasciando il controllo del 5% ai pubblici si potrebbe controllare il 20% della produzione dei privati con un effettivo recupero economico se si considera che con meno vincoli tra il 2006 ed il 2007 la valorizzazione economica prodotta dai controlli è aumentata complessivamente di un terzo (da 14 a 21 milioni) e percentualmente in misura maggiore per il settore privato (da 3,8 a 7,2 milioni)

 

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