A 100 passi dal Duomo

A 100 PASSI DAL DUOMO
La ‘ndrangheta allunga lo sguardo sull'Expo e anche nella maggioranza si fa strada l'idea di una Commissione comunale sugli interessi mafiosi in città

La mafia c'è, soprattutto quando non si vede. La mafia corrode il tessuto politico ed economico della maggior parte delle città italiane.
La mafia è a Milano, a 100 passi dal Duomo.
Se ne è parlato martedì 16 settembre al dibattito pubblico organizzato da Basilio Rizzo, Consigliere comunale della lista Uniti con Dario Fo e Vladimiro Merlin, di Rifondazione Comunista. Un incontro voluto per ricordare Peppino Impastato a 30 anni dalla sua morte, ma anche per riflettere sulla prepotente e sotterranea infiltrazione delle cosche nella nostra città. "A Milano, quando si cerca di portare a galla temi sconvenienti, prevale all'interno della sfera politica una parola d'ordine: non strumentalizzare" ha spiegato il giornalista Gianni Barbacetto ( ascolta l'intervista). "Se qualcuno dice che a Milano la mafia c'è, che esistono contatti tra affari, criminalità e politica, la tendenza è di mettere tutto a tacere. Non bisogna strumentalizzare, vietato parlarne".
E' un po' quello che è accaduto pochi mesi fa, quando a Palazzo Marino la maggioranza ha bocciato la proposta dell'opposizione di costituire una Commissione di indagine sugli interessi mafiosi attivi nel territorio cittadino.
Oggi si torna a battere sulla questione. E' in arrivo l'Expo 2015, un'occasione ghiotta sia per gli imprenditori onesti ma anche per quell'area grigia in cui l'imprenditoria si confonde -soprattutto nei settori dell'edilizia e della movimentazione terra- con la criminalità organizzata, magari avvalendosi del beneplacito o della collaborazione di qualche esponente politico. Secondo indiscrezioni trapelate sulla stampa la Procura di Busto Arsizio avrebbe starebbe indagando sui contatti che personaggi vicini alla ‘ndrangheta avrebbero tentato di tessere con alcuni esponenti politici di Milano e Varese.
Un'ombra che si allunga sull'Expo e su Palazzo Marino e facilmente prevedibile poiché sia le relazioni della DDA che della Commissione antimafia hanno messo in luce da tempo come la criminalità organizzata, e soprattutto la ‘ndrangheta, abbiano interessi consistenti a Milano e nell'hinterland sia nell'edilizia che nel comparto delle grandi opere. Difficile non pensare che le ‘ndrine trapiantate tra la Brianza e i comuni del sud Milano non abbiano già messo gli occhi sull'occasione costituita dall'Expo.
Le notizie degli ultimi giorni e il possibile coinvolgimento di esponenti politici milanesi hanno fatto cambiare il vento a Palazzo Marino e le posizioni della maggioranza di centrodestra che pochi mesi fa aveva respinto come inutile e strumentale la proposta di istituire una commissione consiliare sugli interessi mafiosi. Giulio Gallera, Capogruppo di Forza Italia, dopo averla definita "inutile" oggi si dice disponibile a creare un organismo di controllo che veda la collaborazione tra Consiglio comunale e magistratura. Anche Carlo Fidanza, Capogruppo di AN, è sulla stessa posizione "Siamo disponibili a patto che si tratti di uno strumento utile e capace di dare un valido supporto all'attività d'indagine portata avanti dai magistrati, ma siamo indisponibili a qualsiasi iniziativa strumentale."
Le notizie sui possibili interessi della criminalità organizzata nei confronti dell'Expo arrivano in un momento delicatissimo per il futuro dell'organizzazione dell'Esposizione universale del 2015. Gli assetti del soggetto che dovrebbe gestire l'intera partita non sono ancora definiti. A Roma la vicenda è sul tavolo di Gianni Letta ma è finita in coda alle trattative per il "salvataggio" di Alitalia. Il decreto del Governo tarda ad arrivare e la temperatura dello scontro tra il Sindaco, il Presidente Formigoni e il Presidente Penati non accenna a diminuire. L'ombra degli interessi mafiosi e i possibili abboccamenti con esponenti politici del centrodestra sono un'altra tegola ma possono paradossalmente rivelarsi un opportunità per far comprendere la necessità che anche Palazzo Marino si doti di uno strumento di analisi delle infiltrazioni sempre più ramificate nel tessuto cittadino.
Ma una commissione d'indagine andrebbe fatta a prescindere dai risvolti giudiziari in atto. Lo ha detto Nando Dalla Chiesa presente all'incontro: "Le commissioni si possono costruire vagliando positivamente le persone, senza strumentalizzazioni. Servono persone con affidabilità non politica ma civile e morale. Sono stato dal 2001 al 2006 segretario della Commissione parlamentare antimafia. Abbiamo chiesto più volte di venire a Milano. Siamo andati a Rimini, in Veneto, a Genova, a Torino, in Valle d'Aosta; a Milano non si poteva. Credo che le ragioni per cui ci sono state queste resistenze siano su scala cittadina vicine a quelle che ci furono in Parlamento per i fatti di Genova. C'è il timore che qualcuno ci possa perdere molto. Ma è qui che si denota la qualità degli uomini delle istituzioni: per salvare la città bisogna essere disposti a perdere un pezzo o un elemento del proprio partito. Quale che sia".

Giulia Cusumano e Beniamino Piantieri

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