Lettera di E.Molinari a Roberto Fico.

 

Mi chiamo Emilio Molinari e sono tra i fondatori del movimento dell’acqua in Italia. Mi rivolgo a lei perché tra poco il Parlamento con il Ricovery Found deciderà dove collocare ingenti investimenti pubblici e perché lei a proposito degli Stati Generali del suo movimento, ha affermato: “bisogna ripartire dai programmi e affermare i nostri principi. Domandandosi: “Perchè non si fanno le leggi sull’acqua pubblica ….?”

Lo chiedo a lei. Perché? E perché non si parla del disastroso stato delle reti idriche italiane.

Governo, Parlamento, partiti, sono attraversati da contrasti feroci su questioni inconsistenti, ma sulla dispersione di tanta l’acqua potabile, nessuno parla e picchia i pugni sul tavolo.

Le nostre reti idriche sono uno scandalo europeo, oggetto di ben due infrazioni. Perdono il 42% del liquido vitale e basterebbe ci si allineasse agli standard europei, per avere un aumento del 30% della disponibilità.

Siamo ad un secondo look down e il 10% dei cittadini italiani ha problemi di accesso all’acqua potabile. Con l’ingresso dei privati nelle aziende idriche gli investimenti sono praticamente crollati: 32 euro per abitante all’anno, contro la media europea di 100 euro ( 130 euro nei paesi nordici).

Nell’estate del 2017 dieci Regioni hanno dichiarato lo stato di calamità idrico. Umbria, Lazio, Basilicata sono state attraversate da crisi idriche, in Calabria e Sicilia, ben il 36% delle famiglie denuncia sistematiche irregolarità nell’approvvigionamento.

L’acqua potabile è il primo e più antico presidio sanitario dell’umanità. La principale profilassi contro il diffondersi delle pandemie. 

Gli scienziati ci raccomandano: lavatevi le mani ripetutamente!

Per la metà della popolazione del mondo, questo appello suona come una presa in giro, ma lo è anche nel nostro paese, per chi non può pagare tariffe e acqua minerale, sempre più care o per chi vive in città dove l’acqua spesso non arriva ai rubinetti o vive in baraccopoli di lavoratori immigrati.

E’ una “grande cecità” politica che denuncio. E mi rivolgo a lei nelle sue molteplici vesti:

 

  • di dirigente di un movimento che ha messo nelle sue stelle fondanti, l’acqua pubblica.
  • di Presidente della Camera dei Deputati, che ha il dovere di richiamare tutti i partiti al rispetto delle volontà popolare;
  • di esponente di un partito che governa il paese e che, se vuole, ha tutte le condizioni per imporre certe scelte.

 

  • di leader di un movimento che ha fatto della democrazia diretta e dei referendum la bandiera di una nuova sovranità popolare.

Ora che le istituzioni sono chiamate a decidere a quali interventi pubblici dare priorità: Sanità, Scuola, Trasporti, Recuperi ambientali., sono priorità che stanno in cima ai miei pensieri, mi chiedo solamente: perché non si parla mai di investimenti per le reti idriche da riparare e …”Se non ora quando” ne parliamo?

La rete idrica in mano a Suez/Veolia, Caltagirone, Pisante è come la sanità privatizzata e la rete stradale in mano ai Benetton, tutti hanno incassato profitti e tutti hanno lasciato cadere a pezzi le reti.

Finanziare con danaro pubblico la riparazione delle reti è un dovere della politica e impone di riprendersi le quote dei privati e restituire al pubblico, ai Comuni, alle aree metropolitane la gestione.

La crisi idrica è come una pandemia planetaria e ci stiamo seduti sopra. Genera già un milione di morti all’anno, 700 milioni di profughi entro il 2030 e profitti enormi a poche multinazionali.

La politica ha volutamente ignorato che il referendum del 2011 è stato l’evento tra i più politici e inclusivi del nostro tempo. Per un momento abbiamo assistito ad un sussulto di umanità di un popolo trasversale. Una esperienza come direbbe il Papa: “nata dal basso, dal sottosuolo del Pianeta”…che si è imposta sui partiti. Un moto popolare di fraternità universale….umiliato dall’indifferenza.

Nel 2021 saranno passati 10 anni da quell’evento e mi chiedo: possiamo sperare in qualche segnale forte da parte della politica o almeno da parte di qualche suo esponente di rilievo o tutta la speranza e il coraggio umano, lo dobbiamo delegare ad un vecchio Papa e alle sue Encicliche che in pochi hanno letto?

Emilio Molinari.

Questo articolo è stato pubblicato da il Manifesto in data 17 novembre 2020

 

2 Risposte

  1. Redazione ha detto:

    L’acqua pubblica è la prima stella del
    Movimento, il cuore dei beni comuni

    -La risposta di Roberto Fico, Presidente della Camera, 21.11.2020

    Negli anni non sono state date risposte adeguate. È tempo di darle. L’acqua pubblica rappresenta il terreno su cui misurare il senso stesso dell’attuale formula politica. Occorrono investimenti sull’infrastruttura rigorosamente promossi, indirizzati, supervisionati da soggetti pubblici. Riparta subito il dialogo e il lavoro in commissione
    Ho letto con attenzione l’appello firmato da Emilio Molinari su questo giornale. Un appello chiaro che mi chiama in prima persona a intervenire su un tema fondamentale per la mia storia, per quella del Movimento, e per la fase che stiamo vivendo, nella quale inevitabilmente siamo portati a sentire ancora di più, dentro di noi, il valore inestimabile dei beni pubblici e dei beni comuni e, più in generale, l’importanza delle sfide – ambientali, sociali ed economiche – che siamo chiamati a fronteggiare.
    Ho affermato più volte che lego questa legislatura all’approvazione di una legge sull’acqua pubblica. Una legge su cui la politica, il Parlamento, sono gravemente in ritardo. Sono infatti trascorsi dieci anni da quel giugno del 2011 in cui 26 milioni di italiani votarono “sì” ai due quesiti promossi dal comitato Acqua Bene Comune. All’affermazione netta di quella volontà popolare non è stato ancora dato seguito. Ma il lavoro sul tema è stato costante da quando è iniziata questa legislatura, che ha visto anche l’avvicendamento di due governi.
    Un percorso di confronto parlamentare, complesso e con posizioni di partenza molto differenti, era stato avviato durante il primo governo Conte. Si giunse a un primo e informale schema di riforma, che in parte guardava al modello francese, superando il modello delle concessioni, e che si fondava su un’architettura a cascata, in cui lo Stato prendeva in mano le redini della pianificazione degli investimenti e della gestione del servizio idrico integrato dal livello nazionale (attraverso un’apposita agenzia) a scendere sui territori, attraverso gli enti di gestione d’ambito.
    Il tema dell’acqua pubblica è stato poi inserito fra i punti programmatici del nuovo governo ma la riforma non è decollata. È stata prima stretta fra emergenze e altre priorità e, successivamente, l’avvento della pandemia ha di fatto stravolto l’agenda dei provvedimenti legislativi.
    Alcuni tasselli sono stati tuttavia messi. Non appariscenti e definitivi come la necessaria riforma “madre”, ma comunque importanti. Penso, su tutti, all’avvio del piano nazionale per il settore idrico alimentato da risorse non marginali. E ai due interventi normativi che, in successione, hanno blindato la natura totalmente pubblica della società istituita per progettare e realizzare gli investimenti nelle infrastrutture idriche del Sud Italia.
    Manca però il grande passo, appunto la riforma del servizio idrico integrato. E su questa inerzia dobbiamo essere severi. Severi anzitutto con noi stessi, parlo del Movimento 5 Stelle, che doveva pretendere quella riforma a ogni costo. L’acqua è la prima stella, quella da cui il Movimento stesso ha preso le mosse. E come tale avrebbe dovuto essere trattata. Durante l’esperienza del Conte I ho auspicato che la legge sull’acqua rappresentasse per il Movimento un’assoluta priorità, per intenderci come quello che il decreto sicurezza rappresentava per la Lega. Così non è stato.
    Con la nuova stagione politica abbiamo un’opportunità. Sono infatti convinto che sui temi legati ai beni comuni e all’ambiente la collaborazione tra il M5S e il centrosinistra possa innescare quel cambio di passo atteso da anni. Parliamo di punti identitari per il Movimento ma anche di questioni a cui è sensibile chi si riconosce in una cultura di sinistra, ma a cui non sono state date risposte adeguate negli anni. È tempo di darle. L’acqua pubblica rappresenta proprio il terreno su cui misurare il senso stesso dell’attuale formula politica.
    La stagione di rilancio che si apre – anche grazie allo stanziamento di risorse del Recovery Fund – può e deve essere l’occasione per riparlare in modo serio e programmatico di beni comuni, della loro tutela e valorizzazione, a partire dalla messa in sicurezza delle reti idriche. Occorrono molti più investimenti sull’infrastruttura rigorosamente promossi, indirizzati e supervisionati da soggetti pubblici.
    Riparta subito il dialogo e poi il lavoro in commissione. Per parte mia farò tutto il possibile per stimolare il confronto e raggiungere quell’obiettivo irrinunciabile che consiste nel dare al Paese una legge modello per il decimo anniversario del referendum sull’acqua pubblica.
    Roberto Fico.

  2. Redazione ha detto:

    Condivido quanto affermato dall’ on Roberto Fico, in questa sua risposta alla lettera di Emilo Molinari: “la collaborazione tra il movimento 5 Stelle e il centrosinistra può innescare quel cambio di passo atteso da anni”.
    Può avvenire se :
    *vi sarà un salto culturale da parte di settori vasti della società. O meglio: una rivoluzione culturale.
    *se la percezione, oggi ancora parziale, della gravità della situazione per il pianeta , per gli effetti della crisi sociale , economica e ambientale, drammaticamente amplificati dalla pandemia, diventerà sentire comune
    * se le Associazioni svolgeranno una efficace e paziente attività pedagogica, affinche’ le buone idee di pochi , che ci sono, divengano di molti. Operando insieme e interconnesse, superando gli steccati, parlando con parole semplici e chiare ai movimenti, che ci sono. Con una idea di fondo: tutto questo riguarda l’ umanità. Tutte e tutti.

    Mi pare che Molinari abbia avuto una buona idea scrivendo a Roberto Fico, che ha sua vota ha risposto con idee e proposte che fanno ben sperare.

    franco calamida CostituzioneBeniComuni

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