Smask: un sito di pedagogia digitale contro la “Bestia”

 

Smask.online  nasce da tre ipotesi di lavoro:

  1. Voltarsi dall’altra parte per il disgusto è sbagliato: quella della “Bestia” è una operazione troppo dilagante per ignorarla. Questo vale anche per l’obiezione che parlandone la si favorisce. Se fosse un fenomeno nascente potrebbe essere vero, ma qui ci si trova di fronte ad una macchina che di fatto domina il campo della comunicazione politica digitale. Occorre demistificare e contrastare, non sulla carta stampata, ma su internet, perché quella è la piazza dove si gioca la partita
  2. L’approccio allo smascheramento deve essere pedagogico: linguaggio semplice ma con l’evidenza di fatti, del ragionamento lineare, della affermazione di valori fondamentali: la Costituzione antifascista, la lotta per i diritti e l’uguaglianza sociale su scala globale, la tutela del pianeta come casa comune dei suoi abitanti
  3. La partecipazione attiva va promossa: ognuno può tentare di contribuire alla redazione per costruire un discorso alternativo che parli il linguaggio contemporaneo della comunicazione su internet, ma senza alcuna concessione all’insulto, alla manipolazione, al sensazionalismo.

 

La scommessa di smask.online è quella di lanciare il progetto come operazione pedagogica politico-culturale senza agganci con  un partito o  con la  campagna di personalità politiche in vista di prossimi appuntamenti elettorali. Tutti gli articoli sono quindi firmati collettivamente smask. Il finanziamento delle spese tecniche è affidato a donazioni individuali con un conto dedicato su Banca Etica (si veda ‘sostieni’ sulla homepage https://smask.online/).

La “Bestia”: 4.400.000 ‘mi piace’ alla pagina Facebook di Salvini e 4. 740.mila followers (‘ la fan base’, compresi profili presumibilmente artificiali, cioè che non corrispondono a persone reali, ma che fanno comunque da moltiplicatori). Uno staff di oltre 40 gestori della pagina Facebook, oltre 11mila foto caricate, migliaia di ore di video, centinaia di migliaia di nei testi. Singoli post vengono inviati come ‘sponsorizzazioni’, cioè pubblicità a pagamento ad oltre un milione di utenti facebook alla volta, con budget che arrivano ad oltre 2000 euro a post. Ogni giorno della settimana (compreso il fine settimana) vengono pubblicati10- 20 post, che movimentano anche 60 milioni di interazioni (like, commenti, condivisioni). Milioni di fan anche su Instagram e Twitter. In rapporto alla popolazione del paese e al suo bacino linguistico è il primato mondiale di successo della comunicazione politica digitale, due o tre volte Meloni, Grillo, Conte (quest’ultimo in ascesa, ma non come interazioni). In termini relativi Facebook di Salvini vale più di quello di Trump.

Gli ingredienti del successo dello staff della “Bestia” sono stati analizzati da Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera, da Billeci su Fan Page, da Salamida su L’Espresso, e da decine di altri commentatori (smask.online ha selezionato  una antologia di articoli). Sono state scritte tesi di laurea e saggi accademici.

Il sito è stato costruito attorno all’immagine di una piovra che cattura followers su Facebook, Instagram e Twitter. Il collettivo redazionale di smask.online ha identificato circa centocinquanta parole chiave della comunicazione del cosiddetto “capitano”. Ribattezzate ‘ventose’ ed organizzate in dieci macro tentacoli’ raffigurano una piovra, la “Bestia” comunicativa che martellando in modo ossessivo questi concetti, sparge veleno, si muove nella rete e rimbalza fra internet, comizi, televisioni.

Il mix della comunicazione di Salvini comprende immagini aggressive nei confronti dei ‘nemici’, che non sono trattati come avversari politici, ma come persone cattive, stupide, corrotte, brutte (le fotografie che li ritraggono sono scelte accuratamente per dare una immagine repellente): persone da linciare in rete. Cosa che puntualmente accade con decine di migliaia di fan che vomitano insulti e minacce, non rimosse dal numeroso staff che gestisce la pagina. A questo ingrediente si alternano immagini empatiche del cosiddetto “capitano” (un termine evocativo scelto a tavolino, come lo furono Duce, Fuhrer, Caudillo ed altri) che si intrattiene con la figlia di otto anni (foto dall’album di famiglia); immagini con la tazzina di caffè e trangugiamento di cibi locali (durante le elezioni regionali in particolare) o merendine. Poi si cambia registro e si osannano i poliziotti, le guardie penitenziarie, i carabinieri aggrediti dalla sinistra. Il tutto sotto la bandiera di ‘prima gli italiani’ e dell‘onore’ alla Patria difesa dal personaggio.

La giornalista Rachele Gonnelli in un articolo su “ Sbilanciamoci” (https://sbilanciamoci.info/smascherare-la-bestia-nella-piazza-virtuale/) ha scritto: “È un compito enorme quello di scardinare i gangli della post verità, su cui persino Mark Zukerberg ultimamente è chiamato a dare prova per fermare il gioco sporco che può condizionare artificialmente il funzionamento della democrazia e avvelenare i pozzi della società attraverso il dilagare di haters, complottismo e ora negazionismo sanitario sul Covid. Esistono persino manuali online di “debunking” dove la prima regola è che si devono escludere, sempre, i toni aggressivi. Che è in effetti uno dei postulati del codice etico di Smask.

Ma questa è solo una precondizione. La vera sfida è un’altra: evitare l’illusione che basti sventolare i fatti per demistificare la “Bestia”, perché i fatti da soli non parlano a chi è catturato in quelle che Gonnelli, rifacendosi al filosofo Thi Nguyen (https://philpeople.org/profiles/c-thi-nguyen), chiama bolle epistemiche e casse di risonanza.

Le bolle epistemiche sono comunità chiuse e inaccessibili (i negazionisti dell’Olocausto o del Covid-19 non hanno alcuna intenzione di essere convinti con i fatti).  Le casse di risonanza sono le campagne di proselitismo, che sono studiate per attrarre gli incerti, gli ingenui, gli indifesi. La destra radicale americana, quella di Steve Bannon e dintorni, non è una bolla epistemica, è una campagna continua giocata su tutti i terreni, privilegiando i social media, dove milioni di persone vagano in cerca – in un certo senso – di una propria identità. Facebook del resto, secondo un articolo di Grossi e Antonelli (L’Espresso 11 Ottobre), probabilmente è in grado di privilegiare i contenuti di destra e lo sta facendo in vari modi.

Il progetto smask.online va visto in due modi convergenti:  sia come una forma pratica  di antifascismo digitale, rivolto anche agli incerti e indifesi che vagano in rete, che come un tentativo di richiamare donne e  uomini di area progressista a non parlarsi solo fra di loro. Un esperimento comunicativo da parte di una comunità aperta di cittadini che tenta di costruire un discorso semplice, chiaro, comprensibile anche a chi è molto distante. Di qui le rubriche in cui si articolano gli oltre cento articoli già pubblicati, al ritmo di due o tre quotidianamente: Contropost che, con dati e informazioni alla mano, smontano un post della “Bestia” mostrandone le contraddizioni e i trucchi, Antidoti che segnalano buone pratiche sociali che ne contrastano il veleno con i fatti, Parole del Giorno che smontano pezzo per pezzo il copione della manipolazione. ‘Contropost’ e ‘antidoti’ sono brevi articoli, da cento a trecento parole, per facilitarne la lettura e aumentarne l’efficacia comunicativa.

Quando il fascismo era solidamente al potere, non senza aver vinto anche sul terreno della retorica, Gramsci scrive: “Il modo di essere del nuovo intellettuale non può più consistere nell’eloquenza, motrice esteriore e momentanea degli affetti e delle passioni, ma nel mescolarsi attivamente alla vita pratica, come costruttore, organizzatore, “persuasore permanentemente” … Quaderni del carcere, Einaudi, Torino 1975, vol. III, pp. 1550-1551.

Troppi a sinistra hanno oggi smesso di ‘mescolarsi alla vita’, rinchiudendosi nella loro bolla. Ma il fascismo del XXI secolo non si batte ignorandolo. Va smascherato nelle menti di chi ne è irretito.

Redazione di Smask.online

 

 

 

Una risposta

  1. Redazione ha detto:

    Ottimo. Veramente utilissimo. Tanto più efficace quanto più seguito.

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