Recensione a cura di M. Agostinelli del libro: Niente di questo mondo ci risulta indifferente.

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E’ arrivato in piena pandemia il quinto anniversario della pubblicazione della Laudato Si’, l’Enciclica di Francesco che non discrimina più tra scienza e religione, supera l’antropocentrismo, avvisa l’umanità che uno sviluppo in contrasto con la giustizia sociale può portarla alla non sopravvivenza e che l’ecologia integrale, in un mondo reso ancor più fragile dalla sovrapproduzione dei ricchi, è la direzione che deve assumere la riconversione strutturale dell’economia e la conversione individuale degli stili di vita. Non sembra che ancora l’umanità abbia contezza che, se la biosfera è un insieme di processi, rigenerazioni e riparazioni che contrastano e dilazionano nel tempo il disordine e l’entropia, assumere coscientemente la cura della Terra e dei suoi abitanti umani e non umani sia l’obiettivo primario da condividere. Dire la verità, agire adesso, convocare assemblee di cittadini: sono i tre punti indicati dagli attivisti che nel mondo si mobilitano contro la prospettiva dell’estinzione, purtroppo con un crescendo di isolamento: non perché ne sia contestata la necessità, ma perché l’intero sistema politico-economico-sociale sembra attratto solo dal presente con un senso di vuoto impressionante verso il futuro. Questo è un dato politico di enorme rilevanza e, sotto questo aspetto, l’incapacità della sinistra di disegnare il “dopo”, anziché crogiolarsi in imprevedibili alleanze è di per sé la sconfitta più pesante di questo “antropocene” così inquietante e dominato dalla tecnocrazia perfino nel linguaggio, nella comunicazione, nel silenzio.

Se partissimo da noi stessi, dai territori che abitiamo, dalla consapevolezza della forza e della bellezza dell’umano, del vivente, di una Terra fragile fatta da particelle in movimento e circondata da una sottile pellicola di atmosfera e facessimo contemporaneamente un uso appropriato delle più attuali interpretazioni scientifiche della realtà che ci circonda coniugandole in partecipazione comunitaria, saremmo meglio attrezzati per sostenere la difficile prova che abbiamo di fronte. Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora. Niente di questo mondo ci risulta indifferente.Così dice papa Francesco nell’incipit dell’enciclica Laudato si’. È il filo che segna un percorso di assunzione di responsabilità verso la casa comune, dove ogni pianta, ogni animale, ogni persona, ogni tramonto e specchio d’acqua hanno importanza, nella bellezza ferita del pianeta e nella necessità di una pratica di giustizia e di uguaglianza. Giustizia, uguaglianza, libertà, fratellanza, sorellanza, mitezza: parole usurate, “scartate” e a cui è necessario restituire una funzione politica, perché non esiste giustizia ambientale senza giustizia sociale, e lo stato del pianeta, corroso da crisi rovinose, è il risultato di scelte politiche, economiche e finanziarie criminali.Ma lo stesso distanziamento sociale (un ossimoro) ostacola la ricostruzione di una coscienza collettiva da proiettare nel tempo e con cui conquistare nuove generazioni. Rispondendo alla richiesta dell’enciclica, l’associazione Laudato si’, un’Alleanza per il clima, la cura della Terra e la giustizia sociale, ha promosso un tavolo di lavoro formato da attivisti, studiosi, rappresentanti dell’associazionismo e dei movimenti, credenti e non credenti, che hanno deciso di confrontarsi, scambiare esperienze e collaborare alla stesura di un documento programmatico che provasse a dare attuazione concreta ai principi dell’ecologia integrale.Ne è nato un libro collettivo, cui anch’io ho partecipato assiduamente, edito da Interno 4 e dal titolo “Niente di questo mondo ci risulta indifferente”, curato in una esposizione organica da Daniela Padoan. Il libro rappresenta lo sviluppo di questo percorso condiviso e la necessità di tradurre la visione unitaria e sovversiva dell’enciclica in una sintetica disamina per punti che, senza pretese di esaustività, possa dare al lettore una comprensione basilare del problema climatico e di ciò che ad esso è connesso, con dati puntuali, statistiche, documenti e fonti che fotografano la situazione attuale. Il tavolo di lavoro riunito presso la Casa della Carità di don Colmegna, formato da attivisti, studiosi, rappresentanti dell’associazionismo e dei movimenti, credenti e non credenti, ha deciso di confrontarsi, scambiare esperienze e collaborare alla stesura di un documento programmatico che provasse a dare attuazione concreta ai principi dell’ecologia integrale.Quel che è difficile rappresentare, anche in una recensione come questa, è la meraviglia che come coautori abbiamo potuto sperimentare nel constatare che, anche “diacronicamente”, l’attraversamento da un polo all’altro della pandemia attuale corrisponde a capire che sullo sfondo ci sono tre grandi emergenze che gravano sugli abitanti del Pianeta: il clima, la guerra, la disuguaglianza sociale, senza risolvere le quali l’umanità risulterebbe perduta.Questa crisi potrebbe essere l’inizio di una riconciliazione degli esseri umani con il vivente, del lavoro con l’ambiente, del consumo con la pietà, del desiderio con il senso del limite, della cura con il tempo di vita. Una grande presa di coscienza di uomini e donne, perché non è dalle concentrazioni del potere che possiamo aspettarci una via d’uscita, ma dalla forza con cui organizzazioni, società civile, sindacati e movimenti prenderanno la strada dell’autoeducazione, dell’autoformazione, della responsabilità.«È il tempo del nostro giudizio», ha detto papa Francesco il 27 marzo, in una metafisica piazza San Pietro sferzata dalla pioggia, impartendo l’indulgenza plenaria ai morituri, ai malati di coronavirus, ai loro familiari, agli operatori sanitari, a tutti coloro che si prendono cura di chi sta male, «È il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è». Il tempo «di trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati, e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà». Una fraternità e una solidarietà che prevede l’eguaglianza, l’accoglienza, l’apertura alla bellezza del mondo e la tutela di ogni creatura sul pianeta. Un programma politico, che nel libro in questione è svolto in 18 punti, tutti abbastanza assertivi e ricchi di analisi da poter essere offerti come base alla ricostruzione di una visione di parte, altrettanto alternativa quanto in prospettiva unitaria, che faccia finalmente i conti con le tracce letali dell’odierno capitalismo.

Mario Agostinelli.

Il libro è pubblicato da   Interno 4  ed è in libreria.

Una risposta

  1. Redazione ha detto:

    Tra le molte definizioni del periodo che stiamo attraversando, una mi pare in particolare convincente: l’ era dell’ incertezza. Avendo, non per mia scelta, una certa età e avendo attraversato esperienze e fasi politiche assai diverse, direi che nessuna è simile a quella attuale. Nel dopoguerra la società, pur percorsa da molte contraddizioni , non viveva di incertezze, piuttosto di conflitti e diverse visioni del mondo, ma non incertezze. Il futuro poteve essere costruito, sarebbe stato il prodotto del confronto/scontro tra progetti diversi. Ma, perbacco, progetti. Anche gli anni della ribellione, il 68/69 e quelli che li precedettero e seguirono, furono gli anni delle libertà conquistate, scoperte come esistenti, delle grandi speranze. Si diceva allora: i giovani non appartengono alla famiglia, non appartengono alla scuola, non appartengono allo Stato, appartengono al loro futuro. Loro appunto , non di altri, non appannaggio della “volontà degli dei”, cioè del capitalismo, del mercato, degli egoismi e del vero dio “il dio denaro”. Eravamo giovani, avevamo certezze ( oggi sappiamo che molti erano sogni, ma allora no). Avevamo un progetto. E oggi? Nell’ era dell’ incertezza, quale è la mia incertezza? Risposta complessa. Certo la vivo: il futuro è incerto e con nubi scure. Ma nel contempo ho una certezza, una ferma convinzione : non manca un progetto, è esattamente l’ opposto. Non solo c’è un progetto, ma è un grande progetto . Volevamo cambiare il mondo, ora si tratta innanzituttto di salvarlo, come ricorda spesso Emilio Molinari. Le analisi, le proposte , i valori della solidarietà e della giustizia sociale organici a quelli dell’ ecologia integrale, rappresentano uno straordinario progetto. Sono espressi nel libro così ben recensito per questo sito da Mario Agostinelli. A sinistra c’è un progetto, questo è certo. Da dove deriva dunque la mia incertezza per il futuro? Il progetto c’ è , ma non sono certo vi sia la sinistra. Non mi riferisco solo ai partiti, troppo facile ( mai avrei pensato che sarebbe finita così, come è oggi), ma più in generale all’insieme della società, all’ assenza di un movimento sufficientemente esteso e forte per conseguire risultati concreti, anche nel breve periodo. Non so dire come i giovani vivano l ‘ “era dell’ incertezza” , forse per loro neppure la definizione è significativa. Manifestano, è importantissimo, ma non hanno credibili referenti politici, i nuovi (populisti e dintorni) per lo più non sono per la “buona politica”. Disorientano, non orientano. La loro generosa determinazione, dei giovani intendo, è un fattore di rinnovata speranza, importantissimo. Ma anche la direzione delle scelte che i governi assumono nell’ “era dell incertezza da coronavirus” non è quella che andrebbe assunta . E’, per ora, un dato di fatto. Per conseguire risultati concreti , anche parziali, ma ben visibili e vivibili, occorre che le idee, forze ed esperienze delle molte Associazioni e realtà che sono attive sugli stessi temi della “Laudato si’ ” superino i limiti della separatezza e operino con criteri che un tempo chiamavamo “sinergie”. Non ho titolo alcuno per avanzare proposte opertive, e non lo faccio. Mi limito a constatare che sui tre “grandi temi”, clima, guerra e diseguaglianze la richezza di elaborazione e proposte ( ripeto,a mio giudizio straordinarie) la comunicazione dovrebbe essere estesa, capillare, tale da raggiungere settori vasti della società. Come dire: si sente la necessità di un vasto e articolato “movimento pedagogico”. Le “buone idee” sul futuro del pianeta e dell’ umanità dovrebbero scorrere come tanti torrenti , per formare un fiume, grande quanto serve. Oltre alla “rete della solidarietà e l’ associazione Laudato si’, sui “tre pilasri” ( clima, guerra ed eguaglianza sociale) hanno elaborato propostee sviluppato inziative altre importanti realtà: il movimento Friday for future, il movimento “Costituente della terra”, il Forun Diseguaglianze e diversità, solo citare alcuni dei possibili attori, presetia Milano , sapenso che sono molto più numerosi , non sottovalutando nessuna esperienza e ricordando l’ importanza del sindacato. So che altri, Mario Agostinelli ad esempio, sono più ottimisti nel giudizio sulla fase e meno incerti di quanto io sia. Se vi saranno a breve segni di “cose che si discutono e si fanno insieme” anch’ io mi ritroverò un poco più ottimsta. O forse, semplicemente mi ritoverò. franco calamida.

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