Pizzinato: la “Carta universale dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici”

Nella foto: Pizzinato in assemblea alla Breda di Sesto San Giovanni – anni 70

 Cinquant’anni fa, dopo grandi lotte, scioperi, manifestazioni, “l’Autunno caldo”, veniva approvato lo Statuto dei lavoratori (legge n. 300, maggio 1970). Si era raggiunti alla conclusione, dopo anni di confronti, discussioni sulla proposta di legge lanciata, negli anni ‘50, da Giuseppe Di Vittorio.Con le lotte, le proposte di legge, i confronti sociali, politici, con il Governo Moro, nel Dicembre del 1968, diventa Ministro del lavoro Giacomo BRODOLINI (già Segretario nazionale della Cgil), il quale incarica Gino Giugni di elaborare la proposta di Legge (Presiede una Commissione che elabora una Proposta di legge per il Governo). Brodolini si ammala e muore, viene sostituito (rimpiazzato) da Carlo Donat Cattin (già dirigente sindacale della Cisl).In parlamento inizia il confronto sulle proposte di legge. L’11 dicembre 1969 al Senato è approvato un testo che passa all’esame della Camera. Il 14 Maggio del 1970 è approvato definitivamente e pubblicato in Gazzetta Ufficiale: legge n. 300 – 20 Maggio 1979.La Costituzione finalmente entra in fabbrica, nei luoghi di lavoro. I diritti dei lavoratori, contrattuali, sociali, democratici, di rappresentanza sociale entrano in vigore (mi ricordo un giorno, dopo mesi di sciopero, quando alla Falk di Sesto i lavoratori mi prendono sulle spalle e mi portano all’interno della fabbrica a tenere l’assemblea dei lavoratori sulla contrattazione).Questa conquista portò a un mutamento storico della presenza del sindacato in fabbrica, ricordo- in quegli anni ero segretario di zona della Fiom Cgil a Sesto San Giovanni.L’applicazione dello Statuto dei lavoratori porta all’elezione dei Consigli di fabbrica (oltre 1200 delegati eletti su scheda bianca), si tiene l’assemblea dei delegati che approvano la costituzione del Sun (sindacato unitario dei metalmeccanici) della zona di Sesto San Giovanni, si eleggono i gruppi dirigenti unitari. Tra il 1971/2 si sviluppò la contrattazione articolata (aziendale) che portò a conquistare 234 accordi aziendali riguardanti 44.200 lavoratori.L’approvazione dello Statuto determina, in Italia, un cambiamento storico nella vita e nell’azione del sindacato, a partire dalla vita democratica, alla partecipazione, nel potere contrattuale, e nel ruolo dei lavoratori.

Oggi, nel 2020 – a cinquant’anni dalla conquista dello Statuto dei lavoratori ci troviamo in una situazione profondamente mutata, a partire dalle realtà tecnico produttive, nell’organizzazione del lavoro, nelle tipologie professionali (contratti a termine, flessibilità, lavoro nero, ecc.), nei diversi settori economico produttivi in Italia, in Europa e nel mondo.Per realizzare, costruire, un nuovo sistema di relazioni e rapporti sociali che assicuri parità di diritti e tutele sociali ai diversi mondi del lavoro, è necessario ripensare le forme di organizzazione delle forze sociali e politiche (sindacati, partiti) e delle norme e dei diritti dei mondi del lavoro.Partendo e riflettendo sulle mie esperienze di lavoro, sindacale e politico ritengo che sia profondamente necessaria ridefinire sia le forme organizzative – sia sociali che politiche- che le regole e le norme di contrattazione dei diritti sociali e Politico-Istituzionale.È cambiata la realtà e la composizione del mondo del lavoro, della società. Ad esempio Sesto San Giovanni, negli anni 1950-70 era la V° Città industriale di Italia. Il mondo del lavoro era concentrato per l’80% in quattro aziende (Breda, Falk, Ercole Marelli, Magneti Marelli); nel 2020 l’80% dei lavoratori è occupato in luoghi di lavoro con meno di 10 dipendenti (il 50% con meno di 5 dipendenti). In meno del 10% i luoghi di lavoro hanno più di 100 dipendenti. Quello di Sesto San Giovanni è un esempio emblematico di quale è la realtà economica, produttiva e sociale dell’Italia del 2020.Come realizzare la coesione sociale, come definire gli obiettivi, i contenuti sociali, contrattuali, con la partecipazione dell’universalità dei mondi del lavoro nel 2020 e in futuro?Come conquistare norme contrattuali, regole sociali che assicurino parità di diritti all’universo mondo del lavoro?

Il primo e importante obiettivo è quello di realizzare una nuova legge che regoli e tuteli l’universalità dei mondi del lavoro. Obiettivo contenuto nella Proposta di Legge “Carta Universale dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici “sottoscritta da oltre 1 milione e 250,000 lavoratori e lavoratrici e depositata presso il Parlamento. Purtroppo, anche se sono passati anni, non ancora esaminata dal Parlamento.Alla luce della mia esperienza di parlamentare e dell’esame di proposte di Legge a partire da quella sull’Amianto ritengo importante una mobilitazione per chiedere ai Deputati e ai Senatori di avviare l’esame e il confronto e arrivare all’approvazione di questa Legge da parte dei due rami del Parlamento prima della fine di questa legislatura. Sottolineo questa urgenza e l’esigenza di una mobilitazione perché, assieme alle trasformazioni registriamo un arretramento nella condizione di lavoro, nella regolarità del lavoro e nel rispetto e la tutela dei lavoratori. Gli esempi sono quelli che si discutono, il non rispetto dei contratti e dei trattamenti in agricoltura, la non attuazione delle regole per la sicurezza sul lavoro (arrivando all’assurdo di una diminuzione del 50% degli Ispettori del lavoro nei diversi settori), la mancanza di tutele per i lavoratori con contratti atipici. È necessario e diventa indispensabile incalzare il Governo affinché provveda ad attuare le norme vigenti sulla sicurezza sul lavoro e contemporaneamente i parlamentari (Deputati e Senatori) perché la Proposta di Legge sui diritti universali del lavoro sia approvata prima del termine della legislatura.

Antonio Pizzinato

Sesto San Giovanni, 19/5/2020

 

Una risposta

  1. Calamida ha detto:

    Condivido tutto. Aggiungo solo che, come propose Stefano Rodotà, occorre una legge che garantisca tempi certi per il pronunciamento del Parlamento sulle leggi di iniziativa popolare. Potrebbero essere uno strumento efficace di democrazia “quasi” diretta e comunque di partecipazione. Il passo successivo potrebbe essere un ampio confronto tra Partiti Associazioni Sindacati e singoli cittadini per scegliere 1 o 2 o 3, al massimo, obiettivi prioritari e unificati e tradurli in leggi di iniziativa popolare. Mettendo in campo una mobilitazione di massa in grado di vincere e riaffermare che l unità fa la forza. Franco Calamida.

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