E’ ora: viva la patrimoniale.

Le misure economiche recentemente varate dal Governo a giudizio dei più devono essere solo un piccolo primo passo.

Lo stesso Conte ha annunciato nuovi interventi di spesa in un prossimo decreto previsto entro il mese di Aprile prossimo.

Dando assoluta precedenza al diritto alla salute di noi tutti e senza farsi prendere dall’angoscia rigorista del dedito pubblico, è evidente usciti dall’attale drammatica urgenza, il peso del debito pubblico italiano verrà riproposto dalle istituzioni finanziarie internazionali e nostrane, nonché dai “ mercati” ovvero dai pescecani finanziari che già oggi assaporano quota novecento dello spread fra i nostri titoli di stato e quelli tedeschi.

Sarebbe stucchevole, se non fosse drammatico, che si riproponesse il dibattito che ha portato parte maggioritaria della sinistra italiana a prendersi carici di questo fardello tagliando sanità e welfare e gli stessi sindacati confederali (pur senza sottovalutare le divergenze interne ad essi) a barcamenarsi fra adesione o sofferta e titubante opposizione[1].

Le stime più accreditate posizionano, con gli ultimi provvedimenti, il deficit di bilancio fra il 3,3 e il 3,5 % del Pil cui andrebbe a sommari nel futuro prossimo il flesso di attività economica dovuta al corona virus e la caduta delle entrate per effetto della sospensione (giusta!) dei versamenti all’erario.

E quindi? E’ il momento di guardare nuovamente alle ricchezze!

Esse ci sono, eccome: “la ricchezza italiana è 8 volte il reddito e 5,5 volte il PIL” (A. Orioli Sole24ore 17 marzo) il che tradotto in euro significa 1.787,7 miliardi di euro.

Una patrimoniale dello 1% porterebbe in cassa quasi 100 miliardi di euro; un bicchiere nel mare dei bisogni? Cominciamo a berlo!

Ora si potrebbe obiettare che sono i conti semplici della serva oppure altre considerazioni di alta finanza apparentemente scientifiche nonché considerazioni politiche prudenti che mi pare non colgano o tengano in alcun conto l’emergere nella popolazione una nuove consapevolezze e una rivalutazione dell’intervento pubblico a partire dalla tragica constatazione dei disastri provocati alla sanità dai continui tagli.

Il momento è propizio per rilanciare con forza il tema della patrimoniale e farlo uscire dalle ampie pagine di alcune tesi congressuali o degli articoli consapevoli, ma per pochi, e orchestrare su questa questione una campagna estesa e consapevole. L’alternativa, temo, sarà passato il dramma in atto, far pagare lo scotto ai soliti noti: chi lavora!

[1] La “nostra” serie storica parte ovviamente dall’accordo separato di San valentino (1984) alla Fornero …

Antonio Lareno

Una risposta

  1. Redazione ha detto:

    Che io concordi è scontato, e non rafforza la posizione. Lo diciamo da anni, molti anni. Ora, con il terribile impatto del coronavirus le cose potrebbero cambiare. Ora, dovrebbe essere evidente a tutti che l’umanità e l’ ambiente non reggono un livello di diseguaglianze crescente, senza limiti e ,in apparenza, inarrestabile. E’ la conferma di quanto sosteniamo da tempo, drammatica. Posso solo indicare i primi passi, il primo gradino della scala.
    In Cbc si apre, in rete, non aspettando che tutto finisca, un ragioamento sul che fare? Noi cosa possiamo fare? Concentrare tutto su questa proposta, in tal caso va fatta una breve premessa: 1) non possiamo non aumentare il debito pubblico, ma va detto che indebitiamo le nuove generazioni. 2) Occorre anche una riforma fiscale, la lotta all’ evasione e il ripristino della tassa di successione, a poco a poco ridotta a nulla. Non per sommare troppe cose, ma va detto in premessa. 3) io però sarei favorevole ad una iniziativa di Cbc di ampio respiro: la condivisione delle proposte di Florio ,Agostinelli e Ferrajoli in un documento sintetico da far circolare come Cbc cercando di costruire le condizioni per la più ampia convergenza, Associazioni, Fiom, sindacati o sindacalisti singoli, aree di partito, o partiti , Sbilanciamoci, il gruppo di Fabrizio Barca, la Costituzione della terra ecc ecc. , includendo la proposta della patrimoniale, che anch’io considero una priorità . Se vien colta la gravità della situazione la crescita di un movimento articolato su questi obiettivi è solo questione di buon senso. Proprio per questo lo ritengo assai improbabile. Franco Calamida – Costituzionebenicomuni. Ps: nel 68/69 i partiti dicevano quali erano le cose da fare, noi le facevamo, a modo nostro, ma le facevamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *