Giordano Bruno: Fratelli nella libertà e giustizia.

 Giordano Bruno, fu maestro di laicità, libertà, responsabilità, che con la sua filosofia rivoluzionaria ha portato uno degli attacchi più formidabili al sistema di controllo politico, economico, sociale che ha nel confessionalismo religioso il suo alleato maggiore.

di Maria Mantello, Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”
Giordano Bruno è vivo come non mai per la forza e l’attualità del suo pensiero, che chiama ognuno a costruire libertà e giustizia.
Non siamo eterni minori! In ginocchio davanti ai padroni dell’anima e della finanza, affermava, ma individui umani, proprietari della nostra vita nel nostro esserci nel mondo.

Bruno pone le basi della laicità, nella cultura dell’emancipazione e dell’uguaglianza contro il sopruso, il familismo, la prepotenza, il collaborazionismo dei servi del potere (i pedanti, come il nostro filosofo li chiama), che al mercato del potere fanno a gara per inserirsi nelle reti di corruttela e corruzione.
La polemica di Bruno contro costoro è feroce. Non perdeva occasione di ridicolizzarne vanagloria e supponenza della loro «recalcitrante ignoranza».
Le loro ricchezze da cortigianeria, potevano magari far loro comprare diplomi e titoli… e molto altro ancora. Ma non certo la conoscenza e l’intelligenza che fruttificano nell’esercizio al pensiero divergente.
Proprio quello che fideismo e ignoranza inibiscono con la divisione di un cielo superiore e una terra inferiore, dove l’unica vita che abbiamo a disposizione dovrebbe essere la valle di lacrime per conquistare il mitico paradiso.
Bruno ribalta tutto questo con la sua filosofia dell’infinito divenire, che rimette al centro la materia, prospettando la possibile uscita da ogni soggezione, etica, economica e sociale.
Il trampolino di lancio è la rivoluzione copernicana, che accoglie con entusiasmo e amplifica e sviluppa ben oltre ogni orizzonte del definito.
La materia vita eterna
Rotte le gerarchie delle gabbie cosmiche si moltiplicano astri e pianeti, l’infinito di Bruno spazza via l’ideologia della trascendenza, riscattando la vita concreta. La verità è la «materia stabile, eterna progenitrice e madre»
Anima mundi, costantissima e perfetta (divina quindi) che nell’immanenza e corporalità del suo infinito divenire fenomenico genera ogni forma di esistente: «le forme – scrive Bruno – non hanno l’essere senza la materia, in quella si generano e corrompono, dal seno di quella esceno ed in quello si accogliono: però la materia la qual sempre rimane medesima e feconda, deve avere la principal prerogativa d’essere conosciuta sol principio substanziale, e quello che è, e sempre rimane; e le forme tutte insieme non intenderle se non come sono disposizioni varie della materia».
La Materia è la verità dell’Essere. Sostanza di ogni elemento, struttura, aggregazione: dalla più semplice alla più complessa. E Bruno la fa vibrare, dando importanza ad ogni più piccola cosa (minuzzaria) che dalla materia parte e alla materia torna, perché in Natura – come la scienza molto dopo affermerà – nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
Oltre l’orizzonte del dio assoluto
L’infinito di Bruno non è teologico ma fisico. Bruno ha cancellato l’orizzonte su cui sedeva il dio assoluto della rivelazione. Il mondo concreto è il vero. Quello celeste un’ombra che dilegua.
Bruno rimette in discussione le metafisiche tomiste, facendone barcollare finalismo, creazionismo e gli ideologismi della “grazia” e della “salvezza”. Non c’è più la conoscenza programmata nel pensiero e la morale a una dimensione!
Nel materialismo bruniano, cosmologia, ontologia, conoscenza, antropologia, etica, politica si intersecano e si intrecciano rivoluzionando ogni fissità di schemi ideologici e apparati di potere.
Tolto il punto fisso del geocentrismo, cambiano rapporti, distanze, prospettive
I punti di osservazione si moltiplicano. E con essi le possibilità di analisi e giudizio critico. Crollano consuetudini e paradigmi fissati in idee presupposte a cui adattare la Natura, che il materialismo bruniano riscatta e libera.
Di questa materia anima cosmica, ogni essere umano è prodotto e insieme intelligente soggetto storico-biologico che, in virtù della sua corporale fisicità, interviene nella realtà delle cose «formando o possendo formare altre nature, altri corsi, altri ordini con l’ingegno, […] occupato ne l’azione per le mani, e contemplazione per l’intelletto».
Fratelli sì, ma nella Libertà e Giustizia
Nell’infinita materia, infinite divenivano anche le possibilità di conoscere, scegliere, agire. E Bruno chiama ognuno di noi a progettare, strutturare se stesso e la propria storia nel tempo storico per la sua doverosa e consapevole azione nel mondo.
Fare storia. Modificare la storia. Una bella responsabilità. Un bel peso. Ma finalmente le chiavi della vita sono nelle nostre mani. Ne siamo i proprietari!
Ma occorre l’atto di volontà di assumersi gestione e responsabilità del proprio pensiero sensiente e cosciente, che è autocoscienza e autodeterminazione del proprio Io penso, Io dissento, Io decido. Io scelgo. E in una interrelazione col proprio sé e ogni altro da sé, Bruno chiama a costruire un mondo oltre la religione della soggezione per scoprire la religione civile: legame umano di una fratellanza basata sul terreno comune della libertà e del rispetto reciproco.
Bruno precorre tematiche divenute centrali nell’etica laica, per costruire l’appartenenza nella cittadinanza democratica, dove l’individualità di ciascuno è salvata dall’ingerenza dell’altro, dove la bussola di orientamento è non volere sempre per il prossimo tuo quello che desideri per te. Potrebbe avere gusti diversi!
Ecco allora che la legge non è quella di supposti sacri libri, ma di leggi umane che creino certezza del diritto e delle condizioni del diritto al fine di ricomporre quell’unitarietà umana nella civile pacifica convivenza: «dove la quiete de la vita sia fortificata e posta in alto […] dove non si dee temer d’altro che d’essere spogliato dall’umana perfezione e giustizia».

Ed è l’approdo politico in culmina la filosofia della praxis di Bruno che chiama ognuno a impegnarsi personalmente. Perché la giustizia deve essere e può essere di questo mondo.

(13 febbraio 2020)   L’ articolo è pubblicato da Micromega.

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