Laudato si’ traccia la via per la giustizia sociale e ambientale


 Parte dal Cantico dei Cantici e diventa un documento scientifico e politico. Per ora inascoltato.

Babel dicembre 2019 – Pamela Cioni  intervista Mario Agostinelli.

Nel 2015 Papa Francesco pubblicò l’enciclica “Laudato si’”, la cosiddetta enciclica verde, prendendo le mosse dal Cantico delle creature di Francesco d’Assisi e mettendo al centro concetti come “terra casa comune”, “clima bene comune” e accostando coraggiosamente la crisi ambientale alla questione democratica. Da quel documento nasce la lettera appello che nel 2018 più di 200 intellettuali, rappresentanti delle istituzioni e della società civile hanno rmato riuniti nell’associazione “Laudato si’, un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale” riassumendo il senso ultimo, gli obiettivi e le prospettive di un documento che in molti de niscono innovativo e rivoluzionario.

“Si tratta di un testo – si legge nella lettera – rivolto a credenti e non credenti, segnato dall’abbandono della visione antropocentrica che caratterizza la nostra cultura. Dopo aver indicato le profonde connessioni tra pace, accoglienza, tutela ambientale, giustizia sociale, lavoro degno, rispetto della natura, lotta alla povertà e sostenibilità dei consumi, l’enciclica traccia un percorso di pensiero e di azione imperniato sull’ecologia integrale, che abbraccia il vivente e prende a guida la sapienza dei popoli indigeni, detentori di un rapporto con il pianeta e i suoi abitanti oggi pressoché estirpato dalla cultura occidentale e dalla sua vocazione predatoria”.

Un documento che contiene già un indirizzo politico chiaro rivolto tanto agli individui quanto ai governi della terra. Eppure, a 5 anni di distanza dall’Enciclica, gran parte delle analisi e delle esortazioni del Papa, così come il successivo appello degli intellettuali, sono rimaste quasi lettera morta. Per questo l’associazione “Laudato si’”, nel 2019 ha organizzato un Forum e messo in cantiere un vero e proprio manife- sto, giunto ora alle elaborazioni nali, in cui i partecipanti “hanno interpretato le tematiche dell’ecologia integrale contenute nell’enciclica per contribuire a colmare quello che è stato indicato come un vuoto di elaborazione teorica e politica”. Il manifesto vuole essere uno strumento a disposizione della società civile e della cittadinanza. Ne abbiamo parlato con Mario Agostinelli, ex sindacalista della Cigl, tra i fondatori di “Laudato si’”, e presidente di “Energia Felice”.


Partiamo dal manifesto. Si tratta di un documento articolato che affronta tutte le tematiche sul tavolo della nostra società dalle migrazioni alla povertà, dal lavoro al femminismo. Che genesi ha e che destinazione avrà?

Il nostro manifesto programmatico è il risultato di un lavoro molto compo- sito, in cui le 200 persone coinvolte hanno lavorato in sinergia. Il manifesto sarà la base di un lavoro di disseminazione didattico culturale con due target, gli studenti e gli insegnanti. L’obiettivo è veicolare una ri essione su clima, terra, esseri viventi e giustizia sociale a partire dalle scuole. Di fatto abbiamo costituito un gruppo di formatori che si occuperà di tenere i corsi nelle scuole, in stretto rapporto anche con i rappresentanti dei Fridays For Future. Siamo anche noi in una fase di apprendimento. Il gruppo promotore arriva infatti da esperienze molto diverse: io da CGIL regionale, altri sono politici, scrittori, alcuni sono migranti con una forte leadership all’interno delle co- munità di appartenenza.

Che cosa unisce questo gruppo così eterogeneo di promotori di questa iniziativa?

È un mondo che ha visto nell’Enciclica di Papa Francesco, una forte capacità di illuminazione anche se non tutti sono credenti o praticanti. C’è stata una forte identi cazione nel percorso di giustizia sociale insito nell’appello del Papa. “Laudato si’” non è solo un atto di testimonianza, ma è anche e soprattutto politica. Oltre al fatto che si tratta di un racconto straordinario e molto scientifico, dove iI Papa parla per la prima volta del big bang. Ho assistito a 3 incontri prima della stesura dell’Enciclica e mi sono accorto, da laico, che si parlava di scienze. Colpisce la sua interdisciplinarietà e la trasversalità del suo messaggio, un messaggio molto radicale. All’inizio siamo rimasti molto colpiti anche dal fatto che non venisse veicolato a quello che sembrava il suo “mezzo” naturale, cioè dai fedeli e dalla parrocchie. Ma anche la sinistra non ha recepito come avrebbe dovuto.

Perché secondo lei questo messaggio/appello non ha trovato accoglienza né tra i cattolici, né a sinistra, né in generale nella politica?

L’Enciclica non ha un’impostazione elettorale, che è il vero livello della politica che dovremmo avere, ma purtroppo non è così e quindi, anche se il Papa va tenuto in conto, il suo messaggio non è stato funzionale al discorso politico attuale. Da nessuna parte.

Infatti caso mai oggi vediamo una sorta di risveglio da parte degli individui (ad esempio i Fridays For Future) mentre ai governi trionfano i negazionisti come Trump o Bolsonaro.

In questo modello di governo, in fondo si è convinti che non tutti debbano per forza sopravvivere. C’è spazio e ci sono risorse solo se siamo in meno. Se muore gente in mare, se la foresta brucia e se qualcuno non riesce a soprav- vivere, pazienza… Non si dice ma si conta sul fatto che su questo pianeta non si può vivere tutti. Solo chi vota con me ha la sopravvivenza garantita. Siamo a un punto di svolta, la politica deve abbandonare questo modello e diventare altro, deve nascere qualcosa di nuovo. Sento molto l’esigenza e la richiesta, in molti ambienti, di andare un po’ più in là. Ecco, l’Enciclica è in questo senso un elemento, nuovo e di disturbo. Da cui potrebbe scaturire qualcosa di nuovo.

Come ha coniugato la sua esperienza passata di sindacalista con questa esperienza?

Non c’è conversione ecologica se non si affronta il mondo del lavoro e la sua trasformazione: l’idea che il lavoro possa occupare dalle 50 alle 70 ore la setti- mana, retribuito per 40 ore, e con le tecnologie che ti rendono disponibile tut- to il tempo e raggiungibile sempre, è inaccettabile in un’ottica “ecologica”. Per questo il nostro documento parla di tecnocrazia e di sottomissione dell’uma- no. Il tempo del lavoro andrebbe ridotto: ci vuole tempo per studiare, amare, per fare democrazia, per relazionarsi. Non si può usare il tempo per trasformare la natura ai nostri scopi. Ritengo che questa impostazione (una ri essione e una conversione del mondo del lavoro) sia anche la strada per il superamento di crisi politica ed economica in atto.

Il vostro documento inizia con un’introduzione dal titolo indicativo: “Non c’è più tempo”.

Il clima ci dice che ci dobbiamo muovere adesso. Non c’è futuro se non ci muoviamo nel presente. Questo cambiamento, necessario, presuppone che cambi tutto: cambino anche i desideri. Dobbiamo farci carico della sopravvi- venza e della bellezza. C’è una carica di desiderabilità e di bellezza che la politica ignora. Io mi ritengo eco socialista: il potere deve essere distribuito alla base e nelle forme più dirette e più controllabili possibili ma deve essere interessato alla cura della natura. Il potere invece non se n’è occupato, distribuendo le ricchezze che provengono da lavoro e natura come fossero in nite. Dobbiamo invece agire ora, salvarci ora. E questo l’enciclica lo dice chiaramente, ci si salva se ci pentiamo prima e non DOPO, e solo se riusciamo a convivere con gli animali, le piante, gli altri. Sono grato a un messaggio come questo. Mi ci sono ritrovato.

 

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