PATRIZIA QUARTIERI : Coltivare la speranza

COLTIVARE LA SPERANZA

Non mi è facile staccarmi da una riflessione complessiva sul valore della scuola come istituzione e come scommessa di democrazia per un paese che vuole definirsi civile, per scendere a patti con un quotidiano articolato in una galassia chiamata formazione professionale, continua, degli adulti, alta formazione e che a Milano conta oltre 1000 corsi solo tra quelli gestiti direttamente dal Comune , più altri 180 presso le scuole civiche.

Un universo intricato e popolato da ragazzi e ragazze che con la scuola provano una riappacificazione dopo insuccessi o abbandoni. Donne e uomini, italiani e stranieri, che lavorano o lavoravano e cercano un'opportunità di futuro migliore.

E sullo sfondo sacrifici, fatica, rinunce, bisogni e speranze. Senza dimenticare le difficoltà economiche.

Oggi si ventila l'ipotesi di una chiusura delle scuole civiche serali.

Preoccupa e indigna una scelta in questa direzione che tuttavia non può stupire se solo ci si ferma un attimo a constatare una coerenza diffusa, da parte di quest'amministrazione , nel disattendere un impegno culturale ed educativo verso i suoi cittadini.

Scarsissimi investimenti nelle biblioteche, nessuna pubblicità per i diversi itinerari educativi che la città può offrire. Uno per tutti il Biolab (piccolo gioiello di laboratorio scientifico interattivo) ricavato da una serra dei giardini di via Palestro con catini ai soffitti per proteggere le strumentazioni ogni volta che piove. Edifici scolastici in pessime condizioni. Ingresso gratuito ai musei per gli studenti che rimane un'utopia, così come il trasporto pubblico per raggiungere mostre o laboratori è riservato solo a pochi fortunati . Nel carcere Beccaria si sta dismettendo il locale biblioteca perché dallo scorso anno non si trovano i fondi (poche migliaia di euro ) per finanziare un micro progetto rieducativo per i ragazzi ospiti. Si tenta di rifiutare l'iscrizione alle scuole materne ai figli di "clandestini" … e potremmo continuare.

C'è un filo rosso che unisce tutto ciò: il disvalore che quest'amministrazione trasmette verso la cultura e l'educazione intesi come patrimonio irrinunciabile da offrire a tutti e a tutte , garantendone le opportunità di accesso.

Oggi si misura, si commissionano monitoraggi, si costruiscono osservatori non per allargare le opportunità, ma per finalizzarle ai reali bisogni …del mercato.

Si parla di Fondazioni, di esternalizzazioni, nella ricerca continua di soluzioni tutte rivolte a non gravare sulle casse del Comune. Gestire il personale con un rapporto privatistico, essere liberi di aumentare le rette per l'utenza. Queste sembrano essere le uniche risposte . Così si diventa comuni "virtuosi". Aggettivo di moda per definire un comune attento agli sprechi, ma che nel caso di Milano suscita ironia anche alla luce di come si è espresso il Tar in merito ai soldi sperperati per l'assunzione di quasi 100 consulenti esterni…

Tornando alle scuole civiche serali, sul piano dei risultati immediati forse si riuscirà, per quest'anno, a spostare la data di chiusura delle iscrizioni , fissata entro il 31 maggio (quando non si sa ancora se si sarà promossi o bocciati..) e fare in modo di raggiungere un numero minimo di iscritti per formare le classi iniziali ( solitamente le meno affollate).Questo almeno si chiederà in Consiglio comunale con una mozione, speriamo, condivisa.

Possiamo tamponare sì ,ma… si allunga solo l'agonia, perché il punto è un altro . Occorre crederci , crederci almeno quanto ci credono loro, quelli che la scuola la fanno: gli studenti/lavoratori e gli insegnanti. Crederci con una responsabilità in più da parte di chi amministra: essere al servizio dei cittadini con uno sguardo lungimirante.

Valorizzare e incentivare la loro frequenza , diffondere la conoscenza della loro esistenza con campagne pubblicitarie , favorire il raccordo con altre scuole, con il mondo del lavoro, promuovere percorsi innovativi partendo dall'ascolto degli operatori scolastici. Insomma, trovare insieme strade per rilanciarle. Non fosse altro perché siamo di fronte ad un analfabetismo di ritorno e 6 milioni di italiani senza alcun un titolo di studio mentre 15 sanno appena leggere e scrivere.

Infine.

Forse un liceo classico non porterà a trovare un posto di lavoro più facilmente di un corso di informatica, ma cosa ne facciamo dei sogni di un ragazzo, di una giovane donna, di uno straniero che durante il giorno svolgono un lavoro privo di soddisfazione, ripetitivo, alienante, precario e alla sera buttando alle spalle la fatica di una giornata, anziché guardare il grande fratello si misurano con Platone? Io li ammiro quegli uomini, quelle donne , quei ragazzi e anche i loro insegnanti . E li ringrazio: consentono anche a me di coltivare la speranza. Perché un altro mondo sia possibile.

Patrizia Quartieri

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