Corona virus: un problema sanitario o politico?

a cura di Edoardo Bai.

Purtroppo, pare proprio che il coronavirus abbia travalicato i confini della sanità e coinvolto i decisori politici di tutti i paesi che si sono dovuti confrontare con questo coronavirus, agente Patogeno ben conosciuto e solitamente poco pericoloso. Le ragioni sono a mio avviso essenzialmente due: la illusione che un virus capace di provocare una pandemia possa essere fermato con semplice misure di quarantena; l’opera nefasta della stampa, ben felice di buttarsi a pesce su una notizia così ghiotta. Così la Cina è stata crocifissa, anche in spregio alla realtà dei fatti, cioè al più esteso e costoso intervento mai messo in opera per combattere una malattia infettiva. Si possono rintracciare numerosi segni di questa volontà di screditare la Cina, in genere a mezzo stampa, ma anche con interventi diretti, ad esempio attaccando l’OMS per le parole di elogio rilasciate per gli interventi messi in opera da questa nazione. Così sono nate le favole sulla possibile creazione del virus in laboratorio, oppure in funzione anti Iran perché questa popolazione sarebbe più sensibile per ragioni genetiche. Ovviamente questi argomenti, del tutto incredibili, non hanno fatto molta impressione al pubblico in generale, ma, come si dice, tutto fa brodo. Accanto a informazioni meno fantasiose, che quindi fanno più presa, come il fatto che la presidenza della Cina sapesse in anticipo del virus, ma avrebbe ritardato gli interventi sperando nel Buon Dio: Fatto questo che avrebbe contribuito alla diffusione della malattia. La Cina, anche per rispondere alle critiche, ha chiaramente esagerato: mettere in quarantena 60 milioni di persone (tanti sono gli abitanti della provincia di Hubei, con capitale Wuhan) è come sigillare tutti gli Italiani a casa loro (noi anche siamo 60 milioni). Non manca la caccia all’untore: nel medio evo li bruciavano dopo abbondanti torture, noi ci limitiamo a molto meno, al massimo, come il Governatore del Veneto (ma che vergogna!) dichiarando che i cinesi si ammalano perché mangiano topi vivi ! Bisognerebbe essere più prudenti, perché, come dimostra il caso italiano, la cosa si può ritorcere contro chi ha cominciato: così in televisione Vespa elenca le nazioni che non vogliono accogliere italiani; così quasi dappertutto nel mondo il contatto che ha acceso un nuovo focolaio infettivo sarebbe un italiano in vacanza. Acceso il fuoco delle polemiche, gli interventi dei Potenti si adeguano. In Italia esagerando non poco; scatenando così paure spesso immaginarie e mandando a rotoli un bel pezzo della nostra economia. Salvo poi cercare di frenare, confermando che tanto il virus ammazza solo i vecchi, e denominando quella del covid-19 una sindrome parainfluenzale. Cosa peraltro vera: da sempre i coronavirus causano sindromi simili (il cosiddetto raffreddore) ma non si può certo dire che quello odierno è un comune raffreddore, solo un po’ più forte. Anche questo è sbagliato. Oltre oceano, come dice Biden, Trump impedisce agli esperti di parlare al pubblico o ai mass media: nel regno dell’imperatore non può esserci una epidemia! Ma in mezzo a questa confusione, quale è la verità? O il giusto mezzo. Purtroppo è praticamente impossibile districarsi, perché la follia collettiva ha influenzato anche gli esperti. Tanto che la Protezione civile si sente in dovere di dare i numeri degli infetti, numeri sempre diversi da quelli usciti dal’ISS (Istituto Superore di Sanità , che sono in genere minori (e fanno meno notizia). Si aprono così duelli rusticani fra Burioni e la “signora del Sacco”. Insomma si oscilla fra il pessimismo più allarmante e la sottovalutazione più disarmante. Specchio del fatto che allo stato attuale nessuno ha la verità in tasca. Ma lasciamo parlare i numeri, e i fatti, senza pretendere di avere le risposte. La Sanità italiana è stata accusata di inefficienza; in realtà almeno gli ospedali e le altre istituzioni pubbliche se la sono cavata abbastanza bene: Hanno isolato il nostro virus (che cambia pelle spesso, per mutazioni genetiche successive; il nostro virus non è più quello cinese), hanno fatto fronte ad una marea crescente di malati o persone positive al virus. Non è colpa dei presidi pubblici se rischiano di essere sopraffatti per l’enormità del compito assegnato loro dalle circostanze. Va ricordato che gli ospedali pubblici subiscono il blocco delle assunzioni da più di un decennio, e gli addetti erano in numero insufficiente anche prima dell’epidemia. Certo che la situazione è paradossale:l’assalto alle strutture sanitarie ha messo a forte rischio i sanitari. E’ recente anche una forte protesta dei medici di base, che non hanno ricevuto che istruzioni, senza le forniture necessarie per metterle in atto. Il luogo più pericoloso è diventato il pronto soccorso.

Ormai i nostri politici non possono tornare indietro (anche solo un po’) per non perdere la faccia, perciò tutte le misure prese vengono prolungate per un’altra settimana, compreso ad esempio l’isolamento nella zona rossa anche per chi è guarito o è divenuto negativo al test. Cominciano le prime proteste. Destinate ad aumentare, se la stretta non viene allentata. Occorre poi smettere di dare i numeri:in questi casi una sola voce dovrebbe essere ascoltata, ed è quella, ovviamente, dell’Istituto Superiore di Sanità. Basta ai comunicati della protezione civile o delle Regioni ansiose di dire la loro. Sapendo che comunque si tratta di approssimazioni: si contano i malati, oppure anche i portatori sani? Neppure la stima dei contagi si può ottenere con precisione, questi conti si fanno a fine epidemia, e sono delle stime. I decessi possono essere contati con più precisione. Finora sono 21, in circa due settimane, ma c’è chi, con qualche ragione, sta ricercando le strane polmoniti, che in Italia si sono verificate fin da novembre: sta a vedere che il virus girava fra noi ben prima dell’attuale diffusione? Utile, per non esagerare, ricordare che inItalia un altro virus, quello influenzale, miete in media circa 8.000 casi l’anno, e forse qualcosa di più (si tratta pur sempre di stime). Ma conviene riportare i dati visibili sul portale dell’ISS per l’ultimo hanno disponibile, il 2018: 184 casi morti al giorno non sono 21 in due settimane; anche se con tutta probabilità l’epidemia di Covid-19 deve ancora raggiungere il suo picco. Comunque va detto che nella provincia di Hubei, che ha pressappoco gli abitanti dell’Italia, l’epidemia ha mietuto meno di 3000 morti.

Queste cifre, così basse, sono dovute anche agli interventi messi in atto? Può darsi, ma sarei molto curioso di sapere quante saranno le vittime collaterali, sia economiche che sanitarie, visto che il grande impegno profuso per cercare di arrestare l’epidemia ( invano) ha costretto al rinvio di altri interventi per tutte le patologie diverse da quelle da coronavirus.

Edoardo Bai

3 Risposte

  1. Redazione ha detto:

    Non ho una idea precisa. Però penso che le misure adottate ( con alcuni eccessi, limiti ed errori) siano ragionevoli, per un motivo : la velocità di diffusione del coronavirus è così elevata da raggiungere rapidamente e superare le possibilità di ricovero e cura degli ospedali, in particolare per i reparti di rianimazione. E questo riguarda tutti, non solo i contagiati, qualsiasi sia la patologia. Franco Calamida.

  2. Calamida ha detto:

    Inoltre mi chiedo : ma perché l Italia? Calamida

  3. Franco ha detto:

    e perché la Lombardia, e perché Milano… è spero che al centro non ci sia il mio condominio. Franco Calamida

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