Le Sardine e la giusta lotta sul terreno del senso comune

 

di

Stefano Levi Della torre

12/02/2020

 

Ci si chiede come mai, nel Regno (già) Unito e in tanti altri luoghi nel mondo, i lavoratori sian passati ai conservatori e alle destre.

Dire “non capiscono” è la frase stupida di chi, a sinistra, non capisce e cerca una propria rassicurazione evitando di indagare.

Certo, c’è qualcosa di masochistico da parte dei lavoratori che votano a destra. Ma questo va interpretato, piuttosto che censurato per proteggere sé stessi. Perché una massa sembra piuttosto indifferente alle bassezze o ai reati del potere – come avvenne ad es. con Berlusconi e ora avviene con Salvini o con le mafie -, per cui la via giudiziaria è bene rimanga sempre secondaria rispetto alla via politica? Lo spiegava Anna Arendt parlando della rivolta contro gli aristocratici durante la Rivoluzione francese: finché un ceto sembra svolgere una funzione politica e simbolica, se ne tollera il privilegio e il crimine; quando decade la sua funzione, emerge il privilegio come puro parassitismo, e come tale insopportabile.

Il passaggio dalla sinistra alla destra non è solo, né principalmente, stupidità; è piuttosto una sorta di machiavellismo di massa che tollera il crimine se si accompagna a una funzione sociale diffusa. Questo spiega la tolleranza o l’accettazione nei confronti dei sistemi mafiosi, che fanno funzionare a loro modo settori economici e promozioni sociali, specie in una società dove la forbice crescente tra ricchezza e povertà ha bloccato l’ascensore sociale.

Quale funzione politica svolge ora la destra? Essa risponde alle due pulsioni fondamentali che a me sembra guidino i passaggi autolesionistici di massa dalla sinistra alla destra:A) il bisogno di protezione e difesa (da cui i muri protezionistici in senso lato, reali o metaforici), e B) il bisogno di un potere rassicurante.

Sul primo punto, il tema della sicurezza e delle sue metafore anti-invasione in senso lato ( migrazioni, globalizzazione, UE, nuove tecnologie), in quanto sentito il più urgente, prevale sugli interessi alle riforme, ai diritti civili e sociali, che hanno il difetto di essere aperture, di presupporre fiducia e di spingersi verso le incertezze del futuro. E, a differenza che in altri periodi, il futuro appare più denso di timori che di speranze.  Ciò è abbastanza chiaro.

Sul secondo punto, cioè sul bisogno del potere di qualcuno, mi pare illuminante il passo sul sado-masochismo di massa come spiegato da Erich Fromm nel suo Fuga dalla libertà del 1935. Qual è il rapporto tra sadismo e masochismo? Dal lato più evidente sono speculari e opposti, ma dal lato meno evidente convergono entrambi verso un’idolatria del potere, sia esso inferto sia esso subito. L’uno e l’altro esigono che ci sia un potere, proprio o altrui, che si esprima e manifesti, purché ci sia. Un potere a cui affidarsi perché consoli e vendichi il proprio rabbioso vittimismo di massa. Un potere in cui rispecchiare e riscattare il proprio senso di impotenza.  Le impotenze politiche, di partiti e governi, di fronte alle dimensioni attuali dei problemi decisivi sono le istigatrici di questo bisogno di potere, esercitato e subito, sono le nutrici del sado-masochismo di massa che ha covato i fascismi.

Sulla nostalgia auto-lesionistica di un potere, purché sia un potere, aveva scritto Giuseppe Giusti ne “Il re travicello”. Del Giusti, e in onore di papa Francesco, allego la parte finale de “Il papato di prete Pero”.

Arringava il concistoro
un figuro, uno di loro,
dolce come un istrice.

« No, dicea, non va lasciato
questo Papa spiritato,
che vuol far l’Apostolo,

ripescare in pro del Cielo
colle reti del Vangelo
pesci che ci scappino.

Questo è un Papa in buona fede:
è un Papaccio che ci crede!
Diamogli l’arsenico. »

Giuseppe Giusti – 1835

 

E’ costume italiano l’auto-denigrazione: siamo incapaci. Una forma etnica di autocommiserazione, un masochismo un po’ compiaciuto. Ma oggi nel sado-masochismo di massa istigato dalla destra il masochismo è di fatto, il sadismo è d’intenzione. Quello che prevale nella propaganda politica della destra è il sadismo. Se hanno successo l’odio e i capri espiatori, è perché l’istanza di rivalsa, il vittimismo e l’incolpazione altrui prevalgono sull’autodenigrazione. La demagogia sollecita il narcisismo, piuttosto che l’auto flagellazione.  L’odio e i capri espiatori sono ingredienti efficaci della demagogia (specie -ma non solo- di destra), mentre l’autodenigrazione non è e non può essere un fattore trascinante , ma pure rientra nella politica come rassegnazione, astensione dal voto, passività. Dall’auto flagellazione vengono caso mai quelli rassegnati all’ UE così com’è, all’UE comunque, non i seguaci di Salvini. Il salvinismo punta al sadismo di massa per mettere a tacere l’autodenigrazione, e spingere la massa elettorale  a marciare, con l’entusiasmo dell’odio e della rivalsa, verso una situazione autolesionistica.

Ora, positivamente, le Sardine hanno capito quanto conti uscire dalla rassegnazione e dall’inerzia per cercare di modificare il senso comune prevalente. Senso comune di sinistra contro senso comune di destra. Valori di riferimento, contro dis-valori di riferimento.

Finora le Sardine hanno capito bene il disastro dei 5Stelle, i quali hanno fatto confusione tra forma partito e forma movimento. Le sardine hanno tenuto distinte le due forme, hanno gestito la differenza tra responsabilità del potere, propria della forma partito e la responsabilità del controllo sul potere, propria della forma movimento. Sinergia tra le due forme, non confusione tra le due.

La sinistra, di fatto e “percepita”, da tempo si è ristretta a ceto politico, a forme di partito parlamentare e amministrativo, e nel suo timore dell’ “ideologico”, ha abbandonato il terreno del senso comune. La destra ha fatto l’opposto, e il cosiddetto populismo è appunto la forma della sua egemonia sul terreno del senso comune. Terreno che non riguarda solo gli interessi, bensì anche quello dell’immaginario e dei valori (o dis-valori) di riferimento: la protezione dell’identità, la religione confessionale, i sacri confini, “casa nostra” ecc.

Le grandi manifestazioni di massa (non solo qui, ma nel mondo) smentiscono la previsione unilaterale secondo cui internet avrebbe surrogato e sostituito la socialità fisica: le manifestazioni affermano al contrario il desiderio di essere insieme in presenza, fisicamente, col corpo. Questo è uno dei risultati positivi.

In quanto mobilitazione, quella delle Sardine non credo potrà durare a lungo, ma le Sardine si sono mosse sul terreno meta-politico, ma politicamente decisivo, del senso comune che era stato lasciato incolto e abbandonato all’invasione salvinica. E si può pensare che, come senso comune, troverà la sua durata oltre le piazze.

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