Perchè la storia continui.

 

 

APPELLO-PROPOSTA PER UNA COSTITUZIONE DELLA TERRA

 

Istituzione di una Scuola della Terra per suscitare il pensiero politico dell’unità del popolo della  Terra, disimparare l’arte della guerra e promuovere un costituzionalismo mondiale

 

L’Amazzonia  brucia e anche l’Africa, e non solo di fuoco, la democrazia è a pezzi, le armi crescono, il diritto è rotto in tutto il mondo. “Terra! Terra!” è il grido dei naufraghi all’avvistare la sponda, ma spesso la terra li respinge, dice loro: “i porti sono chiusi, avete voluto prendere il mare, fatene la vostra tomba, oppure tornate ai vostri inferni”. Ma “Terra” è anche la parola oggi più amata e perduta dai popoli che ne sono scacciati in forza di un possesso non condiviso; dai profughi in fuga per la temperatura che aumenta e il deserto che avanza; dalle città e dalle isole destinate ad essere sommerse al rompersi del chiavistello delle acque, quando la Groenlandia si scioglie, i mari son previsti salire di sette metri sull’asciutto, e a Venezia già lo fanno di un metro e ottantasette. “Che si salvi la Terra” dicono le donne e gli uomini tutti che assistono spaventati e impotenti alla morte annunciata dell’ambiente che da millenni ne ospita la vita.

Ci sono per fortuna pensieri e azioni alternative, si diffonde una coscienza ambientale, il venerdì si manifesta per il futuro, donne coraggiose da Greta Thunberg a Carola Rackete fanno risuonare milioni di voci, anche le sardine prendono la parola, ma questo non basta. Se nei prossimi anni non ci sarà un’iniziativa politica di massa per cambiare il corso delle cose, se le si lascerà in balia del mercato della tecnologia o del destino, se in Italia, in Europa e nelle Case Bianche di tutti i continenti il fascismo occulto che vi serpeggia verrà alla luce e al potere, perderemo il controllo del clima e della società e si affacceranno scenari da fine del mondo, non quella raccontata nelle Apocalissi, ma quella prevista e monitorata dagli scienziati.

 

Il cambiamento è possibile

 

L’inversione del corso delle cose è possibile. Essa ha un nome: Costituzione della terra. Il costituzionalismo statuale che ha dato una regola al potere, ha garantito i diritti, affermato l’eguaglianza e assicurato la vita degli Stati non basta più, occorre passare a un costituzionalismo mondiale della stessa autorità ed estensione dei poteri e del denaro che dominano la Terra.

La Costituzione del mondo non è il governo del mondo, ma la regola d’ingaggio e la bussola di ogni governo per il buongoverno del mondo. Nasce dalla storia, ma deve essere prodotta dalla politica, ad opera di un soggetto politico che si faccia potere costituente. Il soggetto costituente di una Costituzione della Terra è il popolo della Terra, non un nuovo Leviatano, ma l’unità umana che giunga ad esistenza politica, stabilisca le forme e i limiti della sua sovranità e la eserciti ai fini di far continuare la storia e salvare la Terra.

Salvare la Terra non vuol dire solo mantenere in vita “questa bella d’erbe famiglia e d’animali”, cantata dai nostri poeti, ma anche rimuovere gli ostacoli che “di fatto” impediscono il pieno sviluppo di tutte le persone umane.

Il diritto internazionale è già dotato di una Costituzione embrionale del mondo, prodotta in quella straordinaria stagione costituente che fece seguito alla notte della seconda guerra mondiale e alla liberazione dal fascismo e dal nazismo: la Carta dell’Onu del 1945, la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, i due Patti internazionali del 1966 e le tante Carte regionali dei diritti, che  promettono pace, sicurezza, garanzia delle libertà fondamentali e dei diritti sociali per tutti gli esseri umani. Ma non sono mai state introdotte le norme di attuazione di queste Carte, cioè le garanzie internazionali dei diritti proclamati. Non è stato affatto costituito il nuovo ordine mondiale da esse disegnato. È come se un ordinamento statale fosse dotato della sola Costituzione e non anche di leggi attuative, cioè di codici penali, di tribunali, di scuole e di ospedali che “di fatto” la realizzino. È chiaro che in queste condizioni i diritti proclamati sono rimasti sulla carta, come promesse non mantenute. Riprendere oggi il processo politico per una Costituzione della Terra vuol dire tornare a prendere sul serio il progetto costituzionale formulato settant’anni fa e i diritti in esso stabiliti. E poiché quei diritti appartengono al diritto internazionale vigente, la loro tutela e attuazione non è soltanto un’urgente opzione politica, ma anche un obbligo giuridico in capo alla comunità internazionale e a tutti noi che ne facciamo parte.

Qui c’è un’obiezione formulata a partire dalla tesi di vecchi giuristi secondo la quale una Costituzione è l’espressione dell’«unità politica di un popolo»; niente popolo, niente Costituzione. E giustamente si dice che un popolo della Terra non c’è; infatti non c’era ieri e fino ad ora non c’è. La novità è che adesso può esserci, può essere istituito; lo reclama la scena del mondo, dove lo stato di natura delle sovranità in lotta tra loro non solo toglie la «buona vita», ma non permette più neanche la nuda vita; lo reclama l’oceano di sofferenza in cui tutti siamo immersi; lo rende possibile oggi la vetta ermeneutica raggiunta da papa Francesco e da altre religioni con lui, grazie alla quale non può esserci più un dio a pretesto della divisione tra i popoli:  “Dio non ha bisogno di essere difeso da nessuno” – hanno detto ad Abu Dhabi – non vuole essere causa di terrore per nessuno, mentre lo stesso “pluralismo e le diversità di religione sono una sapiente volontà divina con cui Dio ha creato gli esseri umani”; non c’è più un Dio geloso e la Terra stessa non è una sfera, ma un poliedro di differenze armoniose.

Per molti motivi perciò è realistico oggi porsi l’obiettivo di mettere in campo una Costituente della Terra, prima ideale e poi anche reale, di cui tutte le persone del pianeta siano i Padri e le Madri costituenti.

 

                            Una politica dalla parte della Terra

 

Di per sé l’istanza di una Costituzione della Terra dovrebbe essere perseguita da quello strumento privilegiato dell’azione politica che, almeno nelle democrazie, è il partito – nazionale o transnazionale che sia –  ossia un artefice collettivo che, pur sotto nomi diversi, agisca nella forma partito. Oggi questo nome è in agonia perché evoca non sempre felici ricordi, ma soprattutto perché i grandi poteri che si arrogano il dominio del mondo non vogliono essere intralciati dal controllo e dalla critica dei popoli, e quindi cercano di disarmarli spingendoli a estirpare le radici della politica e dei partiti fin nel loro cuore. È  infatti per la disaffezione nei confronti della politica a cui l’intera società è stata persuasa che si scende in piazza senza colori; ma la politica non si sospende, e ciò a cui comunque oggi siamo chiamati è a prendere partito, a prendere partito non per una Nazione, non per una classe, non “prima per noi”, ma a prendere partito per la Terra, dalla parte della Terra.

Ma ancor più che la riluttanza all’uso di strumenti già noti,  ciò che impedisce l’avvio di questo processo costituente, è la mancanza di un pensiero politico comune che ne faccia emergere l’esigenza e ne ispiri modalità e contenuti.

Non manca certamente l’elaborazione teorica di un costituzionalismo globale che vada oltre il modello dello Stato nazionale, il solo nel quale finora è stata concepita e attuata la democrazia, né mancano grandi maestri che lo propugnino; ma non è diventato patrimonio comune, non è entrato nelle vene del popolo un pensiero che pensi e promuova una Costituzione della Terra, una unità politica dell’intera comunità umana, il passaggio a una nuova e rassicurante fase della storia degli esseri umani sulla Terra.

Eppure  le cose vanno così: il pensiero dà forma alla realtà, ma è la sfida della realtà che causa il pensiero. Una “politica interna del mondo” non può nascere senza una scuola di pensiero che la elabori, e un pensiero non può attivare una politica per il mondo senza che dei soggetti politici ne facciano oggetto della loro lotta. Però la cosa è tale che non può darsi prima la politica e poi la scuola, né prima la scuola e poi la politica. Devono nascere insieme, perciò quello che proponiamo è di dar vita a una Scuola che produca un nuovo pensiero della Terra e fermenti causando nuove soggettività politiche per un costituzionalismo della Terra. Perciò questa Scuola si chiamerà “Costituente Terra”.

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“Costituente Terra”: una Scuola per un nuovo pensiero

 

Certamente questa Scuola non può essere pensata al modo delle Accademie o dei consueti Istituti scolastici, ma come una Scuola disseminata e diffusa, telematica e stanziale, una rete di scuole con aule reali e virtuali. Se il suo scopo è di indurre a una mentalità nuova e a un nuovo senso comune, ogni casa dovrebbe diventare una scuola e ognuno in essa sarebbe docente e discente. Il suo fine potrebbe perfino spingersi oltre il traguardo indicato dai profeti che volevano cambiare le lance in falci e le spade in aratri e si aspettavano che i popoli non avrebbero più imparato l’arte della guerra. Ciò voleva dire che la guerra non era in natura: per farla, bisognava prima impararla. Senonché noi l’abbiamo imparata  così bene che per prima cosa dovremmo disimpararla, e a questo la scuola dovrebbe addestrarci, a disimparare l’arte della guerra, per imparare invece l’arte di custodire il mondo e fare la pace. .

Molte sarebbero in tale scuola le aree tematiche da perlustrare: 1) le nuove frontiere del diritto, il nuovo costituzionalismo e la rifondazione del potere; 2) il neo-liberismo e la crescente minaccia dell’anomia; 3) la critica delle culture ricevute e i nuovi nomi da dare a eventi e fasi della storia passata; 4) il lavoro e il Sabato, un lavoro non ridotto a merce, non oggetto di dominio e alienato dal tempo della vita; 5) la “Laudato sì” e l’ecologia integrale; 6) il principio femminile, come categoria rigeneratrice del diritto, dal mito di Antigone alla coesistenza dei volti di Levinas, al legame tra donna e natura fino alla metafora della madre-terra; 7) l’Intelligenza artificiale (il Führer artificiale?) e l’ultimo uomo; 8) come passare dalle culture di dominio e di guerra alle culture della liberazione e della pace; 9) come uscire dalla dialettica degli opposti, dalla contraddizione servo-signore e amico-nemico per assumere invece la logica dell’ et-et, della condivisione, dell’armonia delle differenze, dell’“essere per l’altro”, dell’ “essere l’altro”; 10) il congedo del cristianesimo dal regime costantiniano, nel suo arco “da Costantino ad Hitler”, e la riapertura nella modernità della questione di Dio; 11) il “caso Bergoglio”, preannuncio di una nuova fase della storia religiosa e secolare del mondo.

Naturalmente molti altri temi potranno essere affrontati, nell’ottica di una cultura per la Terra alla quale nulla è estraneo d’umano. Tutto ciò però come ricerca non impassibile e fuori del tempo, ma situata tra due “kairòs”, tra New Delhi ed Abu Dhabi, due opportunità, una non trattenuta e non colta, la proposta di Gorbaciov e Rajiv Gandhi del novembre 1986 per un mondo libero dalle armi nucleari e non violento, e l’altra che ora si presenta di una nuova fraternità umana per la convivenza comune e la salvezza della Terra, preconizzata nel documento islamo-cristiano del 4 febbraio 2019 e nel successivo Comitato di attuazione integrato anche dagli Ebrei, entrato ora in rapporto con l’ONU per organizzare un Summit mondiale della Fratellanza umana e fare del 4 febbraio la “Giornata mondiale” che la celebri.

 

Partecipare al processo costituente iscriversi al Comitato promotore  

 

Pertanto i firmatari di questo appello propongono di istituire una Scuola denominata “Costituente Terra” che prenda partito per la Terra, e a questo scopo hanno costituito un’associazione denominata “Comitato promotore partito della Terra”. Si chiama così perché in via di principio non era stata esclusa all’inizio l’idea di un partito, e in futuro chissà.  Il compito è oggi di dare inizio a una Scuola, “dalla parte della Terra”, alle sue attività e ai suoi siti web, e insieme con la Scuola ad ogni azione utile al fine che “la storia continui”; e ciò senza dimenticare gli obiettivi più urgenti, il risanamento del territorio, la rifondazione del lavoro, l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, la firma anche da parte dell’Italia del Trattato dell’ONU per l’interdizione delle armi nucleari e così via.

I firmatari propongono che persone di buona volontà e di non perdute speranze, che esponenti di associazioni, aggregazioni o istituzioni già impegnate per l’ecologia e i diritti,    si uniscano a questa impresa e, se ne condividono in linea generale l’ispirazione, si iscrivano al Comitato promotore di tale iniziativa all’indirizzo ‘progettopartitodellaterra@gmail.com’ versando la relativa quota sul conto BNL intestato a “Comitato promotore del partito della Terra”, IBAN IT94X0100503206000000002788 (dall’estero BIC BNLIITRR),

La quota annua di iscrizione, al Comitato e alla Scuola stessa, è libera, e sarà comunque gradita. Per i meno poveri, per quanti convengano di essere tra i promotori che contribuiscono a finanziare la Scuola, eventuali borse di studio e il processo costituente, la quota è stata fissata dal Comitato stesso nella misura significativa di 100 euro, con l’intenzione di sottolineare che la politica, sia a pensarla che a farla, è cosa tanto degna da meritare da chi vi si impegna che ne sostenga i costi, contro ogni tornaconto e corruzione, ciò che per molti del resto è giunto fino all’offerta della vita. Naturalmente però si è inteso che ognuno, a cominciare dai giovani, sia libero di pagare la quota che crede, minore o maggiore che sia, con modalità diverse, secondo le possibilità e le decisioni di ciascuno.

Nel caso che l’iniziativa non riuscisse, le risorse finanziarie mancassero e il processo avviato non andasse a buon fine, l’associazione sarà sciolta e i fondi eventualmente residui saranno devoluti alle ONG che si occupano dei salvataggi dei fuggiaschi e dei naufraghi nel Mediterraneo.

Un’assemblea degli iscritti al Comitato sarà convocata non appena sarà raggiunto un congruo numero di soci, per l’approvazione dello Statuto dell’associazione, la formazione ed elezione degli organi statutari e l’impostazione dei programmi e dell’attività della Scuola.

 

PROPONENTI  E PRIMI ISCRITTI.  Raniero La Valle, giornalista (Roma), Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto (Roma), Valerio Onida, già presidente della Corte Costituzionale, Raffaele Nogaro, ex vescovo di Caserta,  Paolo Maddalena, già vicepresidente della Corte Costituzionale, Mariarosaria Guglielmi, Segretaria generale di Magistratura Democratica, Riccardo Petrella, ecologo, promotore del Manifesto dell’acqua e dell’identità di “Abitante della Terra”, Domenico Gallo, magistrato,  Francesco Carchedi, sociologo (Roma), Francesco Di Matteo, Comitati Dossetti per la Costituzione, Anna Falcone. avvocata, Roma, Pippo Civati, Politico, Piero Basso (Milano), Gianpietro Losapio, cooperatore sociale, direttore del Consorzio NOVA, Giacomo Pollastri, studente in Legge (Roma), Francesco Comina, giornalista (Bolzano), Roberto Mancini, filosofo (Macerata), Francesca Landini, informatica (Roma), Giancarlo Piccinni e la Fondazione don Tonino Bello (Alessano), Grazia Tuzi, antropologa, autrice di “Quando si faceva la Costituzione. Storia e personaggi della comunità del porcellino” (Roma), Guido Innocenzo Gargano osb cam., monaco (Roma), Felice Scalia, s. J, (Messina), Marina Graziosi, docente (Roma), Agata Cancelliere, insegnante, (Roma), Raul Mordenti, storico della critica letteraria, Politico (Roma), Salvatore Maira, scrittore (Roma), Marco Malagola, francescano, missionario, (Torino), Norma Lupi (Roma), Andrea Cantaluppi, sindacalista (Roma), Enrico Peyretti (Torino), Nino Mantineo, università di Catanzaro, Giacoma Cannizzo, già sindaca di Partinico, Filippo Grillo, artista (Palermo), Nicola Colaianni, già magistrato e docente all’Università di Bari, Stefania Limiti, giornalista (Roma), Domenico Basile (Merate, Lecco), Maria Chiara Zoffoli (Merate), Luigi Gallo (Bolzano), Antonio Vermigli, giornalista (Quarrata, Pistoia), Renata Finocchiaro, ingegnere (Catania), Liana D’Alessio (Roma), Lia Fava, ordinaria di letteratura (Roma), Paolo Pollastri, musicista (Roma), Fiorella Coppola, sociologa (Napoli), Dario Cimaglia, editore, (Roma), Luigi Spina, insegnante, ricercatore (Biella), Marco Campedelli, Boris Ulianich, storico, Università Federico II, Napoli, Gustavo Gagliardi, Roma, Paolo Scandaletti, scrittore di storia, Roma, Pierluigi Sorti, economista, Roma, Vittorio Bellavite, coordinatore di “Noi siamo Chiesa”, Agnés Deshormes, cooperatrice internazionale, Parigi, Anna Sabatini Scalmati, psicoterapeuta, Roma, Francesco Piva, Roma, Sergio Tanzarella, storico del cristianesimo, Tina Palmisano, Il Giardino Terapeutico sullo Stretto, Messina, Luisa Marchini, segretaria di “Salviamo la Costituzione”, Bologna, Maurizio Chierici, giornalista. Angelo Cifatte, formatore, Genova, Marco Tiberi, sceneggiatore, Roma, Achille Rossi e l’altrapagina, Città di Castello, Antonio Pileggi, ex Provveditore agli studi e dir. gen. INVALSI, Giovanni Palombarini, magistrato.

 

Roma, 27 dicembre 2019, 72° anniversario della promulgazione della Costituzione italiana.

 

 

2 Risposte

  1. Franco Calamida ha detto:

    Riportiamo questa news letter perchè, non da oggi, condividizmo e siamo sostenitori del progetto di una Costituzione che affermi valori e diritti a livello planetario, che rappresenti la globalizzazione della libertà, della giustizia sociale e della solidarietà.

    una Terra
    un popolo
    una costituzione
    una scuola

    LA SCUOLA AL VIA NELLA CRISI

    Gentili Amiche ed Amici,
    con questa prima newsletter abbiamo il piacere di informarvi che le adesioni all’iniziativa “Costituente Terra”, lanciata il 27 dicembre nel 72° anniversario della nostra Costituzione, sono già numerose e tutte significative, e che la Scuola che ne scaturisce, immateriale e virtuale com’è, ha già trovato un luogo privilegiato in cui prendere terra, dove saranno tenuti i primi corsi ed incontri, e saranno avviate le prime “cattedre”.
    Abbiamo infatti la gioia di annunciare che la Biblioteca Vallicelliana a Roma, insigne opera di Francesco Borromini contigua alla “Chiesa nuova” di san Filippo Neri e del cardinale Baronio, a un passo dalla mitica casa di via della Chiesa nuova 14 in cui furono pensati e scritti dai “professorini” di allora molti articoli della Costituzione italiana, darà generosa e solidale ospitalità alla Scuola e ai suoi dialoghi e lavori, che da lì prenderanno poi le vie della loro diffusione mediatica.
    Alla Biblioteca Vallicelliana si avrà pertanto venerdì 21 febbraio prossimo alle ore 11,00 l’atto inaugurale delle attività della Scuola, con la lezione introduttiva sul progetto di un costituzionalismo mondiale – norme e garanzie – che sarà tenuta dal prof. Luigi Ferrajoli, che ne è il massimo teorico in Italia. In quella occasione sarà anche introdotta la Commissione per la Costituzione (una specie di quella “Commissione dei 75” che redasse il progetto della Costituzione del ’47), il cui compito sarà di elaborare e proporre un progetto di Costituzione della Terra; essa lavorerà collegandosi per via telematica in un apposito Forum che sarà aperto nel sito della Scuola.
    Seguirà nella stessa sede la prima assemblea degli iscritti al “Comitato promotore partito della Terra”, che è questa nostra associazione costituita tra quanti, prendendo partito per la Terra, intendono cooperare all’opera di una Costituzione della Terra; l’Assemblea approverà lo Statuto, conferirà gli incarichi sociali e discuterà l’impostazione dei programmi e dell’attività della Scuola.
    L’iniziativa “Costituente Terra” muove i suoi primi passi nel pieno di una gravissima crisi internazionale, mentre nella lontana Australia la natura grida dilaniata dal fuoco.
    È appena accaduto infatti che un nuovo Arciduca d’Austria, il cui assassinio diede il via alla prima grande guerra del Novecento e dell’era moderna, è stato ucciso nella persona del generale iraniano Qassem Suleimani non da un anarchico isolato ma direttamente dal più potente Stranamore del mondo. Non sappiamo per quale macabra perversione è stato rilasciato e mostrato come un trofeo il filmato della strage compiuta dal drone americano che con una precisione finora impossibile per qualsiasi altro killer, dopo aver colpito il convoglio partito dall’aeroporto di Bagdad, ha inseguito e calcinato uno per uno gli uomini che fuggivano dalle auto in fiamme lasciandoli stampati sul terreno come orme di fuoco. Il documento, trasmesso nel programma “Atlantide” de “la 7” il 9 gennaio può essere visto al seguente link:
    https://www.la7.it/atlantide/rivedila7/speciale-atlantide-andrea-purgatori-conduce-a-un-passo-dalla-guerra-09-01-2020-301006, dal minuto 6,29 fino al minuto 8,50.
    Ciò misura quanta strada in poco più di un secolo abbia fatto l’umanità nell’apprendimento dell’artificio della guerra: ormai un sovrano può decidere e si può fare la sua guerra da solo, da qualunque parte del mondo in qualunque altra parte del mondo, oppure nel mondo tutto. Ciò dice quanto sia ardua e difficile la prima arte che la nostra Scuola si è data come materia del suo apprendimento, quella di “disimparare l’arte della guerra”. Perciò la Scuola decide oggi di istituire delle “cattedre di salvataggio”, la prima delle quali sarà la cattedra dal nome “Ripudio della guerra”.
    La crisi nel bacino del Mediterraneo è aggravata dalla decisione della Turchia di riportare le sue forze armate in Libia, da cui esse furono estromesse nel 1911 dall’Italia coloniale, la quale ne fu a sua volta espulsa durante la seconda guerra mondiale. Appartiene al compito della Scuola ricordare che la NATO non è stata fatta per riportare gli eserciti dei suoi membri nelle terre da cui una volta furono scacciati; per questa ragione come manifestazione di un pensiero alternativo al pensiero di guerra, l’Italia dovrebbe pubblicamente interdire a tutte le forze e installazioni non italiane della NATO presenti sul suo territorio ogni attività che di fatto le implichi nelle operazioni di guerra condotte da membri della NATO in Libia come in ogni altra parte dell’area mediterranea.
    Quanto all’Australia in fiamme, come ieri l’Amazzonia, esse reclamano che si formi una coscienza di massa sulla cura con cui va governato il fuoco sulla terra; per mostrare questa coscienza potrebbe ogni famiglia spegnere un fuoco della sua cucina e ogni chiesa spegnere una candela dei suoi altari, finché questo incendio non sia estinto.
    Informiamo infine che è in corso di allestimento il sito web della Scuola, con funzione di giornale, insieme al sito con funzione di biblioteca, che chiameremo “La biblioteca di Alessandria”, porto dei libri dimenticati o perduti o di quelli che sono ancora da scrivere perché l’umanità sia una e la storia continui.

    Con i più cordiali saluti
    Scuola Costituente Terra

  2. Franco Calamida ha detto:

    Ho risposto all appello e ho aderito all iniziativa “Costituente della terra”. È un progetto utopico, il più utopico che mai abbia incontrato. Nel momento in cui tutto precipita, “la casa brucia” noi diciamo : “Non abbiamo ancora toccato il fondo dell abisso, ma lassù c è la luce” Nella vita, per sentirsi vivi è sempre bene avere progetti. Una improbabile speranza è comunque preferibile alla monotonia della disperazione. La nostra generosa utopia ha un punto di forza, progetta un futuro vivibile. La loro “terribile utopia” che vede il futuro proiezione del presente segnato da guerre, diseguaglianze irreggibili, minacce climatiche, povertà e carenza di lavoro non salva il pianeta e sarebbe un dramma per gran parte dell umanità. Il nostro progetto propone la Costituzione globale “come bussola di buon governo per ogni governo del mondo”. “Costituente della terra” è il nome che avrà la Scuola per far vivere un nuovo pensiero politico. Questo nome a mio giudizio è di gran lunga preferibile a quello proposto : “Progetto di partito della terra”. Non sarà la mia generazione a fondare un nuovo partito. . Un ultima, ma importante, considerazione : tutte le Associazioni che si propongono obiettivi tanto ambiziosi è bene che convergono su di una sola proposta mobilitante vasti settori delle società del mondo. Una buona idea diventa politica quando è condivisa da molti. I molti, persone normali come me, chiedono unità. Franco Calamida.

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