Il movimento 5 stelle dopo le elezioni in Umbria

Roberto Biorcio.

 

I risultati delle elezioni in Umbria non provocheranno (probabilmente) una crisi di governo ma hanno fatto emergere molti problemi nel Movimento 5 stelle. Sono cresciute le critiche per la leadership di Di Maio, che ha cercato di fronteggiare le accuse attribuendo la responsabilità della perdita di voti all’alleanza con il Partito democratico.

In passato, i consensi per il M5s nelle elezioni regionali e comunali erano sempre stati molto inferiori rispetto a quelli ottenute nelle elezioni nazionali. E d’altra parte, la coalizione con il Pd presentata in Umbria è stata costruita nel modo peggiore possibile. La sfiducia per la precedente giunta regionale era molto cresciuta negli ultimi anni e il centrodestra aveva già conquistato la guida di gran parte delle amministrazioni comunali. Anche i consiglieri regionali del M5s avevano fatto una forte opposizione alla giunta di centrosinistra, chiedendone le dimissioni. La formazione di una coalizione con il Pd per le elezioni regionale aveva perciò suscitato molte perplessità tra gli attivisti del movimento. Una parte dei suoi elettori ha scelto di astenersi.

I problemi che oggi deve affrontare il M5s non son però nati con le elezioni in Umbria: erano emersi soprattutto dopo l’alleanza di governo con la Lega.

Nelle elezioni politiche del 2018 la formazione politica fondata da Beppe Grillo aveva ottenuto quasi un terzo di voti espressi dagli italiani. Il M5s era riuscito a raccogliere buona parte delle proteste e della domanda di cambiamento della politica diffuse tra gli elettori, dopo le deludenti esperienze dei governi di centrosinistra e di centrodestra.

La formazione di un governo nazionale creava però molti problemi al movimento. E’ sempre difficile realizzare al governo le proposte presentate dall’opposizione. Le difficoltà erano maggiori per il M5s perché la costruzione di una maggioranza parlamentare con altre forze politiche richiedeva l’abbandono delle forti critiche sempre espresse in passato.

Le trattative con il Pd erano state subito interrotte, per l’intervento dell’ex-segretario Renzi. Di Maio decideva di costruire un patto di governo con la Lega di Salvini, per realizzare gli obiettivi più importanti del programma presentato agli elettori. La scelta si è però rivelata disastrosa per il M5s e molto vantaggiosa per il Carroccio, provocando una trasformazione significativa dell’opinione pubblica.

L’alleanza con il movimento ha legittimata la Lega come partito portavoce delle proteste e delle domande delle classi popolari contro l’establishment. Al tempo stesso, Salvini si è affermato come leader del centrodestra, occupando quotidianamente la scena mediatica come ministro dell’interno, per gestire e diffondere soprattutto la paura dell’immigrazione. In questo modo, ha raddoppiato i consensi per la Lega, conquistando non solo gran parte dell’elettorato di centrodestra, ma anche una parte degli elettori che avevano votato per il M5s nelle elezioni precedenti.

L’alleanza di governo ha creato molti problemi al movimento. La realizzazione degli obiettivi principali del suo programma ha incontrato molte difficoltà, sia per problemi di coperture finanziaria, sia per l’opposizione della Lega, che è riuscita a bloccarli o almeno a ridimensionali. L’approvazione dei decreti sulla sicurezza ha d’altra parte legittimato gli atteggiamenti ostili di molti elettori nei confronti dell’immigrazione. Le intenzioni di voto per il movimento si sono dimezzate: una parte dei suoi elettori rifiutava l’alleanza con il partito di Salvini, mentre altri sceglievano invece di votarlo.

La crisi del governo con la Lega e la formazione della coalizione con il Pd e Leu per il secondo governo Conte non ha risolto i problemi del M5s. La radicale trasformazione delle alleanze costringe il movimento a ripensare e ridefinire la propria identità.

Grillo ha proposta indicazioni molto chiare: il M5s deve continuare la collaborazione con i Pd e caratterizzarsi per l’impegno sui temi ecologici e sui diritti sociali. Ma Di Maio ha cercato di dare voce alle aree di attivisti e di elettori che hanno più dubbi e perplessità su questa prospettiva. E si è espresso contro la possibilità di trasformare la coalizione in una alleanza per le prossime elezioni.

Le critiche per il capo politico sono però sempre più diffuse. Con le regole attuali non è facile fare eleggere una leadership alternativa per il movimento. Sono state perciò proposte riforme organizzativa per ridimensionare i compiti e i poteri del capo politico, creando organismi di direzione eletti dagli iscritti.

I risultati ottenuti con la partecipazione al governo nazionale – dal reddito di cittadinanza alla riduzione del numero dei parlamentari – non sono stati sufficienti per mantenere il consenso elettorale. L’alleanza di governo con la Lega aveva allontanato gli elettori più orientati a sinistra, la coalizione con il Pd suscita invece le critiche degli elettori che avevano votato il movimento per creare un’alternativa alla classe politica tradizionale.

La partecipazione al governo nazionale d’altra parte rende molto difficile il rilancio dell’attività della base del M5s. La presenza e l’iniziativa sul territorio si è notevolmente ridotta negli ultimi due anni: moti attivisti sono impegnati soprattutto per la gestione delle cariche istituzionali e si è indebolita la rete dei meet up che favoriva l’aggregazione dei simpatizzanti e promuoveva le iniziative locali. La mobilitazione della protesta e della domande di cambiamento della politiche è gestita con più facilità dall’opposizione, sia da Salvinie e che dalle altre formazioni di centrodestra.

Di Maio ha sempre riconfermato il sostegno all’attuale governo, ma al tempo stesso ha cercato di fare emergere l’autonomia del movimento, accentuando le differenze rispetto ai partiti alleati. I parlamentari del movimento più legati al territorio hanno in diversi casi messo in discussione le scelte del governo. Queste prese di posizione hanno fatto diminuire il consenso per il governo Conte, ma in parallelo anche i voti potenziali per il M5s.

I principali media in questa fase, così come in passato, non perdono occasione per criticare il movimento e per mettere in evidenza tutti i segnali di divisioni interne. Viene d’altra parte offerta una copertura molto ampia alle polemiche di Salvini contro le politiche del governo di coalizione. Con l’attesa (e l’auspicio) di una possibile crisi dell’alleanza fra Pd e M5s, che consenta la conquista del potere da parte del centrodestra.

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