La carta degli abitanti della terra

 VERSO UN PATTO DELL’UMANITA’
Rapporto Conclusivo – Bruxelles – Sezano 15 gen 2019

Credere che si possa «cambiare» senza cambiare i principi fondatori sia dei sistema economico dominante accaparratore e predatore della vita che del sistema politico guerriero centrato sulla sovranità delle oligarchie nazionali, è pura illusione. I fatti confermano che non si è mai salvata la pace con le guerre né, negli ultimi anni, la vita e l’economia del Pianeta salvando le banche a forza di decine di trilioni di euro prelevati a scapito dei meno abbienti. La Carta degli Abitanti dellaTerra per un Patto dell’Umanità mostra che l’audacia dei cambiamenti è un atto digrande saggezza comune umana e politica. Il divenire della vita, oggi a forte rischioesistenziale, sarà salvaguardato dallo spirito di creatività utopica e di comunanza, nella pluralità di visioni ed intendimenti, e di responsabilità collettiva, nella fraternità planetaria.

La vita, la terra, gli abitanti In quanto esseri viventi (specie umana, microbica, vegetale, animale) sono tutti «Abitanti della Terra».

La Terra è il nostro «luogo di vita» (oikos), la nostra casa comune. LaTerra è l’insieme infinitamente variegato dei luoghi dove gli esseri umani e gli altri esseriviventi hanno l’abitudine di stare/vivere, si tratti di campagna o di montagna, di forestetropicali o di zone desertiche, di zone marine o lacustri, di città o di grandi metropoli. Nessunessere umano, nessuna organizzazione umana ne è proprietario/a. L’abitudine di stare/vivere in uno o più luoghi della Terra significa che una delle principali caretteristiche degli Abitanti della Terra è quella di avere dovuto imparare e dover continuare ad imparare a abituarsi a stare /vivere insieme, non solo nei luoghi vissuti di prima vicinanza e diretta prossimità e storia ( «a casa mia») ma anche nei luoghi lontani eastratti della comunità di vita planetaria («la grande casa di tutti i miliardi di personesconosciute e differenti che mai conoscerò»).

Specie negli ultimi due secoli e mezzo, la Terra è diventata la casa dove abitano per lunghi o brevi periodi di vita donne e uomini provenienti da tutte le parti della Terra, dandovita a « Comunità di Abitanti della Terra» pluriculturali, multilingue, plurireligiose,multietniche la cui vitalità e bellezza stanno proprio nella pluralità, nel miscuglio, negli intrecci. Gli esseri umani abitano la Terra ma non sono né i primi né i soli Abitanti della Terra.Tutti gli esseri viventi fanno parte della vita della Terra. Come tutte le specie viventi, gli esseri umani sono il risultato dell’evoluzione della vita della Terra. La vita è nata circa 3,7 miliardi dianni fa. Per 800 milioni, la Terra è stata un pianeta «inabitato», senza vita. La vita è apparsaprima sotto forme microbiche, poi vegetali e poi ancora animali, nell’acqua. Dopo centinaiadi milioni di anni, la vita si è diffusa anche fuori dall’acqua, sulla terra ferma. La specie umana è fra le specie viventi più recenti. Noi esseri umani l’abitiamo, si stima, da soli 220 mila anni.Poco tempo fa si parlava addirittura di soli 25.000 anni. Nessuna specie vivente, siano esse le balene, le foreste primarie, la specie o partedella specie umana, può essere esclusa dall’abitare la Terra, dal viverci in un buono stato esistenziale, ecologico. Questo è il vero senso profondo storico delle lotte contro le azioni che sono all’origine dell’estinzione di specie viventi (caso emblematico delle api). Pertanto, nonv’è nessun potere «naturale» o «acquisito» che possa legittimamente vietare a un essere umano o a una comunità umana dall’abitare la terra in dignità e uguaglianza nei diritti, e responsabilmente. Per questo, l’escludere, il segregare, il mettere in pericolo di vita gruppi, categorie o comunità umane devono essere trattati come atti criminali da condannare senza compromessi. In questi ultimi anni la criminalità legalizzata permessa da disposizioni legislative e da misure governative – amministrative è aumentata considerevolmente, specienel campo finanziario, nell’utilizzazione delle risorse naturali e degli eco-sistemi, e riguardo le popolazioni di migranti. Oggi, l’essere umano è doppiamente espropriato della sua umanità. Primo, in quanto cittadino, perché lo Stato (in generale, detto «nazionale») ha fatto del cittadino una sua proprietà patrimoniale esclusiva. Si è «cittadino» solo se uno Stato vi aggiunge un attributo di stampo «nazionale»: italiano, tedesco, russo, americano, etiopico, cinese. Senza tale attributo, nessuno è considerato un vero cittadino titolare di diritti e di doveri (vedi il caso delle «genti di viaggio» e dei«migranti» in cerca di un nuovo luogo di vita). Secondo, inquanto persona, perché il sistema economico dominante considera ogni essere umano una«risorsa» per l’economia il cui valore è determinato in funzione al suo contributo alla creazione di plus valore per il capitale investito o di rendita. Un essere umano che non ècittadino di proprietà di uno Stato e non è una risorsa redditizia sul piano economico-finanziario per il capitale, riunisce le condizioni più efficaci per essere/divenire un esclusodalla vita. Liberare la vita degli esseri umani dalle ganasce di questa tenaglia costituisce unodei primi passi urgenti da compiere sul cammino della costruzione dell’Umanità. Né l’essere umano né le formiche , né i batteri hanno bisogno per esistere e vivere di essere «riconosciuti» dalle altre specie viventi. Per vivere insieme, v’è invece bisogno didefinire le relazioni e fissare delle regole. La storia della vita della Terra è una continua ricerca e concretizzazione di forme relazionali di co-esistenza e con-vivenza sempre meno violenti e escludenti, come testimonia l’evoluzione del pensiero giuridico e delle pratiche giurisprudenziali da parte delle società umane, passate da una visione strettamente antropocentrica ad una visione holistica biocentrica includente la totalità degli esseri viventi(mondo dei geni, mondo vegetale, mondo animale, mondo umano…). Da qui l’importanzadello sviluppo dei diritti degl animali, delle piante, della «natura», il riconoscimento recente(a partire dal 2017) della personalità giuridica a cinque fiumi.

Da quasi cinquanta anni, la rapida globalizzazione dell’economia dominante (capitalista di mercato e finanziaria) ed i concomitanti profondi cambiamenti «rivoluzionari»sul piano scientifico e tecnologico, hanno scompaginato e stravolto gli immaginari del mondo e della vita. I nuovi riferimenti di base imposti dai gruppi sociali dominanti hanno modificato la «maniera di vedere il mondo»: tutto o quasi è stato mercificato, privatizzato,compresa ogni forma di vita. La moneta non è più pubblica. I mercati finanziari hanno il potere politico reale non i governi e tanto meno i parlamenti eletti. L’avvenire è deciso dai«padroni» delle tecnologie informatiche e bio-genetiche. Il mondo è nelle reti, nella realtàvirtuale, nelle città globali. Tutti sono in convulsione informatica ed in «transizione»ecologica, in lotta per la sopravvivenza e per la potenza. La violenza è sempre più diffusa,capillare, universale. Le contraddizioni e le esclusioni reciproche si moltiplicano: nessunovuole essere tagliato fuori dalla pop-globalizzazione ma i più abbienti predicanol’innovazione di qualità locale, le soluzioni locali, la ricerca della difesa delle identità locali,tradizionali e nuove, «nazionali.» Tutti vogliono navigare sulla cresta dell’onda ed ammiranol’esplosione della ricchezza del Qatar/Dubai e della potenza della Cina (nuovoconcorrente/nemico degli Stati Uniti,) ma non sono rassicurati, hanno paura del futuro,cercano di salvaguardare la loro«casa», la sicurezza del loro luogo, della loro comunità. C‘èchi chiude le frontiere, alza muri giganteschi, impedisce ai migranti l’accesso ai porti ma creanuovi km² di aree per accogliere i containers del mondo, e chi grida al primato dei bianchi egiura sulla verità dei suoi dei. C’è pero’ anche, dall’altro lato, chi è sempre in marcia per la pace e per la giustizia, in tutti i continenti. Ci sono le donne, in particolare indiane, latino-americane, palestinesi-israeliane,in lotta contro tutte le forme di violenza, milioni di giovani minorenni protestano contro le armi, i contadini asiatici, africani e latino americani si battono per una trasformazione radicale dei rapporti con la Terra. Milioni di cittadini manifestano nelle piazze la loro opposizione alla distruzione della vita del Pianeta e si rivoltano contro la violenza cieca dellafinanza mondiale predatrice. I «lavoratori poveri» denunciano con forza le nuove forme di schiavitù cui sono condannati. L’Agorà degli Abitanti della Terra ha chiaramente scelto il suocampo: siamo dalla parte dell’altro lato.

E’ sempredi più diffusoil sentimento d’inaccettabilità, di rifiuto, delle forme più comprensive, inglobanti, dell’inuguaglianza che, al di là delle inuguaglianze di reddito, dividono e frantumano gli esseri umani, l’umanità, sotto tutti gli aspetti, in particolare rispetto alla dignità, ai diritti, alla responsabilità, alla libertà, alla democrazia. Ciò avviene anche perchè gli esseri umani hanno preso coscienza delle nuove specificità della condizioneumana nel quadro delle recenti evoluzioni della vita della Terra e del loro ruolo fondamentalenel divenire della vita.

E’ il tempo del superamento dell’antropocentrismo. Solo da pochi secoli, e a partire dall’Occidente,gli esseri umani hanno pensato di costituire non solo una specie vivente ben distinta ediversa da tutte le altre specie viventi ma anche di rappresentare una specie superiore alla cui esistenza e benessere tutte le altre specie sono sottomesse e funzionali. Da qui, la separazione, opposizione netta tra «l’essere umano» (l’uomo) e la «natura». Oggi, la distinzione tra la specie umana (l’umanità) e le altre specie viventi resta ma abbiamo acquisito la coscienza di far parte integrante dell’insieme della vita della Terra e della sua evoluzione.Come  esseri umani, facciamo parte della «natura», siamo «natura», condividendo in particolare con gli animali una parte rilevante del nostro patrimonio genetico. Insieme alle altre specie viventi costituiamo la comunità globale della vita della Terra, siamo «Abitantidella Terra». La comunità globale della vita della Terra è una concezione innovatrice a tutti i livelli. Concretamente, sul piano organizzativo del vivere insieme, ci conduce ad entrare in una prospettiva storica dell’istituzionalizzazione giuridico- politica della «comunità globale della vita». Quando si parla di «proteggere» o « salvare» la vita della terra, si parla della vita e dei luoghi di vita di tutti gli Abitanti della terra, di una nuova Arca mondiale. Pertantose l’economia è l’insieme delle «regole della casa» è evidente che l’attuale economia mondiale deve essere modificata alle radici perchè essa non è altro che un insieme di regole fondate sull’inuguaglianza, l’ingiustizia, la competitività, la guerra, l’esclusione.

E’ per noi evidente che dalla fine del XIX° la vita della terra èentrata nell’era detta «antropocene» cioè in una era dove il divenire della vita è sempre di più influenzato dalle attività umane. Abbiamo capito, in particolare, specie a seguito della concezione e dell’uso della bomba atomica e della non-sostenibilità dei nostri modi di vita predatori, che l’umanità è la sola specie vivente capace di sconvolgere e provocare la distruzione della vita della terra nella sua integrità e totalità. Una evidenza che ha messo in causa le nostre concezioni e pratiche collettive del progresso, dello sviluppo, del benessere,della ricchezza, dell’economia dominante, della guerra, delle inuguaglianze, e che per queste stesse ragioni sta provocando il rigetto e l’opposizione violenta al cambiamento da parte dei poteri e degli interessi costituiti rappresentati dalle ristrette oligarchie «locali» mondiali.

Capace di sconvolgere e provocare la distruzione della vita della Terra, l’Umanità è altresi diventata, per conseguenza,cosciente del fatto di essere la sola specie vivente capace di assicurarne la salvaguardia, la cura e la perennità e, quindi, di assumerne il compito in quanto soggetto primario responsabile a livello planetario. Se in passato, solo i poeti, gli artisti, i filosofi, i visionari (al maschile ed al femminile), hanno potuto parlare di responsabilità umana, responsabilità universale, etica globale, etica planetaria, oggi tutti e ciascuno degli Abitanti umani dellaTerra possono/debbono farlo. Non solo parlarne, ma soprattutto agire per costruire la capacità effettiva dell’Umanità di operare per costruire un altro divenire della vita della Terra nel nome di tutti gli Abitanti della Terra (cioè ad opera di, per, con tutti gli Abitanti dellaTerra).

In una prospettiva di lungo termine, quanto sopra è strettamente legato all’educazione, da non identificare, come succede per lo più oggi, con la formazione ai saperi ed alle competenze. Un’educazione, non solo dei bambini e giovani, ma anche degli adutli alla coscienza ed al pensiero critico che mira a far uscire (ex-ducere) la creatività individualee collettiva in uno spirito tendente alla condivisione, come insegna la filosofia ubuntu, e non alla supremazia ed all’aristocrazia (il potere dei migliori rispetto ai valori dei dominanti),come insegnano le «business and management schools». Un’educazione, quindi, che non ha come luogo unico di vita gli edifici scolastici ma che si realizza anche nelle strade, a casa,nelle fabbriche, negli ospedali, nelle banche. Nei gruppi di lavoro, in particolare nei primiquattro, come nel corso dell’Agorà, il sistema educativo predominante nel mondo è statocriticato perché resta, malgrado i cambiamenti intervenuti, uno strumeto di (ri)produzione edi mantenimento delle inugualianze, perchè legittima la guerra e la proprietà privata, esaltala competizione ed il successo individuale, valorizza principalmente l’utilità delle cose purusando un linguaggio apparentemente opposto. Gli Abitanti della Terra hanno il dovere dipromuovere, oltreché il diritto di «accesso» a, un’educazione pubblica, e sempre menoprivatizzata. La privatizzazione delle Università, in particolare, è nefasta per le nuovegenerazioni formate a credere che la conoscenza sia soprattutto un bene economico , una merce, un mezzo di sopravvivere al posto degli altri. I bambini/le bambine dell’umanità informazione non devono essere destinati a riprodurre gli adulti di oggi ma diventare i nuovi abitanti della Terra capaci di essere i protettori e curatori della vita della Terra.

Per un divenire della vita della Terra fondato sulla sacralità e la gratuità della vita e la responsabilità dell’umanità .

Forte, presente ed unanime deve essere il riferimento alla sacralità della vita contro i processi generalizzati e diffusi in tutte le parti della Terra della mercificazione e mercantilizzazione di ogni forma di vita, culminati nel 2012 al Terzo Vertice Mondiale della Terra a Rio de Janeiro nel riconoscimento, da parte delle elites della «comunità internazionale» espressa dall’ONU,della necessità ed importanza della «monetizzazione della natura» («nature pricing»,«nature banking»). La vita ha un valore in sé e per sé che non può né deve essere misuratoin termini monetari. Il dominio attuale dell’avere sull’essere è inaccettabile. Nel suo contesto,non v’é posto per nessuna spiritualità effettiva integrale dello spirito e del corpo umano, principio  nel corso che è  fondamento inevitabile per l’eliminazione delle inuguaglianze di genere.

Il distacco tra le parole e le realtà resta inaccettabile. E’ necessario liberarsi dalla soggezione e dalla schiavitù al corpo usato dagli uomini e dalle donne come mezzo dilotta/dominio tra i due sessi ed in seno allo stesso sesso. Lungi dall’indebolirsi la mercificazione della donna tende ad accentuarsi e così la violenza tra i generi. I primatisti maschi bianchi sono i principali attori che operano contro l’umanità, ma gli indifferenti non sono da meno. La soluzione non passa principalmente dall’eliminazione degli ostacoli, che sono molti, alle «parità d’accesso». Ma, attraverso un mutamento radicale della visioneumana delle donne che gli uomini hanno imposto alle donne e a loro stessi. Bisogna agireprioritariamente non in favore delle «differenze reali nell’uguaglianza di principio» ma«per l’uguaglianza reale rispettando le differenze di principio». Strettamente legato alla sacralità della vita, da non confondere necessariamente con le visioni religiose della vita, è il principio della gratuità della vita.  La gratuità non significa assenza di «costi» monetari e non monetari per i beni e servizi pubblici essenziali per la vita garantiti a tutti in quanto diritti. Significa che, nell’attesa delle necessarie trasformazioni verso la de-monetizzazione e la de-mercantilizzazione, la presa a carico di detti costi è assicurata dalla collettività via la fiscalità nell’ambito del bilancio pubblico. I costi dei diritti fanno parte della res publica e della responsabilità collettiva. Il principio di Ubuntu, di origine africana, e quello ben noto nel mondo di Buen vivir, di matrice andina e indigena «latinoamericana»  hanno una valenza fondamentale a tendenza universalista. Ubuntu definisce l’essere umano e sta per «io sono quel che ci siamo fatti» ed afferma conforza il carattere naturalmente e storicamente collettivo, relazionale e interdipendente dell’essere umano. L’accezione di Buen vivir è più variegata a seconda dei popoli indigeni.Essa si fonda su una relazione armoniosa tra l’essere umano e la natura, su una comunità mutualista, di responsabilità condivise, di produzione collettiva e ricchezza comune,d’inclusione sociale e di partecipazione.Alla luce e in sintonia con detti principi, va sostenuta l’urgenza della de-monetizzazione e de-mercantilizzazione, per cominciare, dei beni comuni mondiali pubblici essenziali per la vitaquali l’acqua, le sementi e la conoscenza. Lasciare al mercato, in particolare ai mercatifinanziari, il potere di decisione su detti beni è stato uno dei più gravi errori collettivi degliultimi decenni.

 

2 Risposte

  1. Redazione ha detto:

    il documento completo e ulteriori informazioni su Agorà e il convegno di Sezano si trovano cercando con google “La carta degli abitanti della terra” .

  2. Redazione ha detto:

    Agorà degli abitanti della Terra . la carta degli abitanti della terra. Verso un patto dell’Umanità.
    Tessera n°1 rilasciata il 12 /settembre /2019 a Mimmo Lucano

    Che forma dare , per trasformarlo in movimento permanente, al grande moto di risposta solidale al devastante attacco al Modello Riace, al sogno e all’utopia concretizzata di Lucano?

    Grazie al comitato 11 giugno che, debordando dalla sua missione originaria, monitoraggio del processo e sostegno a Mimmo Lucano nelle diverse fasi dello stesso, ha promosso questa iniziativa.
    Un’ iniziativa diventata necessaria ed inderogabile per un confronto vero, fuori dalle chat e dai social, sull’attacco al modello Riace e a Mimmo Lucano, diventati paradigma dello scontro planetario tra due diverse visioni del mondo e due diverse concezioni del rapporto tra gli esseri umani e tra questi e tutti gli esseri viventi che abitano la terra. Tra gli esseri umani e la vita stessa del pianeta.
    Una, quella che conosciamo e subiamo tutti i giorni, contro la quale è insorta in questo ultimo anno, la rivolta planetaria dei giovanissimi per il futuro della vita stessa del pianeta che ha attraversato e contagiato tutto il mondo.
    Quella, cioè, di un mondo invischiato – non è la prima volta nella storia recente – in un grosso vortice di violenza, di rigetto dell’altro, di lotta per la propria sopravvivenza, di negazione dei diritti, della perdita del senso di “comunità” , di abbandono del “noi” per chiudersi nella prigione dell’ “io”, di uso della terra solo come cava estrattiva di tutte le sue risorse e discarica dei rifiuti delle attività di saccheggio, lavorazione e sfruttamento umano, a fini di arricchimento.
    Un mondo sottomesso agli imperativi del denaro che si è assoggettato alla potenza della tecnologia nel cui uso crede di trovare nuove libertà e creatività condivise, quando , invece le usa prioritariamente a fini di profitto , ricchezza individuale e dominio.
    Un mondo che si dice globale, ma esclude miliardi di esseri umani dalla vita. Un mondo che si dice migliore, più potente, più alla portata degli umani, in cui la società mondiale (è difficile al momento di parlare di “comunità” mondiale) è sempre di più frammentata, atomizzata, ineguale, ingiusta, impaurita..

    L’altra, di segno opposto, che si è manifestata nella visionaria idea dell’Umanità del vivere insieme e di una diversa qualità dei sistemi territoriali, di Mimmo Lucano, concretizzatasi nell’esperienza di Riace.
    Un ’esperienza che in venti anni, per la grande carica umana, intelligenza politica ed amministrativa di Mimmo la sua apertura al contributo di migliaia di persone e associazioni sociali ed istituzionali ( RECOSOL per citare la più importante e significativa per l’impegno profuso) provenienti da tutto il Paese e da diversi altri Paesi d’Europa, è diventata una grande costruzione collettiva alternativa.
    Un’esperienza emblematica capace di incrociare la grande spinta umanitaria, il senso antico e mitico dell’ospitalità, dell’accoglienza, con la partecipazione e l’inclusione, con la spinta ad una riqualificazione e rideterminazione del sistema territoriale dell’area su cui insiste.
    Un modello diventato emblematico nel mondo che si incrocia strettamente con il grande, ancorchè nascente, movimento delle nuovissime generazioni in lotta contro il cambiamento climatico e per la difesa del Pianeta, impersonato da Greta Thunberg. Con l’impegno per la Pace.
    Questa Riace e Mimmo Lucano sono diventati, a dispetto di tutto, simbolo mondiale di Altra Umanità.
    Una bandiera che nessun tribunale, piccolo sindaco aggrappato ad un leghismo d’accatto, o governo reazionario potrà mai ammainare e buttare via.
    Noi oggi siamo qui per ricordarci queste cose , per dare a questa idea di nuova umanità e alla sua espressione materiale ( la Riace di Lucano, quella candidata, con il sostegno di 100.000 firme tra cui 2700 professori universitari e 1500 associazioni sociali ed istituzionali, a Nobel per la Pace 2019, dal comitato che rappresento) una nuova ampiezza e prospettiva in grado di sviluppare tutte le sue potenzialità su scala mondiale nello scenario dell’Agorà degli abitanti della Terra.
    Uno scenario in cui è oggettivamente collocata.
    A Mimmo, lo scorso 12 settembre è stata assegnata tessera provvisoria n°1,di questo Agorà, rilasciata dall’VIII Municipio di Roma, primo e rilevantissimo soggetto istituzionale di riferimento, a firma del suo presidente Amedeo Ciaccheri, che gli consegneremo a conclusione di questo intervento, con Saverio Bortoluzzi, cui era stata affidata, per la consegna, in occasione dell’iniziativa romana di lancio dell’Agorà, all’Università di Roma 2 –Torvergata- alla quale Saverio è intervenuto per il comitato 11 giugno.
    Prima di enunciare in pochi minuti i cardini di questo progetto mondiale in marcia, il cui secondo appuntamento è già fissato a Lisbona il prossimo 5 e 6 Marzo 2020 , tengo a precisare un aspetto , per me ineludibile per il percorso che oggi proviamo a mettere in piedi.
    Il Senso, il Valore e la potenza del modello Riace:
    concretizzare un’utopia : Il sogno dell’umanità del Vivere insieme , mutando la qualità della vita e del sistema territoriale in cui insiste, anticipando l’esplosione della ribellione giovanile per la difesa del pianeta e per il futuro.
    Il valore del “modello Riace” sta tutto nella capacità mostrata di concretizzare il sogno di Lucano e di tutti quelli che l’hanno condiviso, l’hanno vissuto e lo vivono come il proprio sogno. Un sogno che non è stato e non è astrazione o fuga dalla realtà, ma il rifiuto di subire il presente. Quel presente che abbiamo ricordato all’inizio. La scelta quindi, di sganciarsi dalle evidenze, la consapevolezza e la determinazione di proiettarsi in una realtà che si osa pensare differente e di provare a costruirla, riuscendovi, concretamente.
    Ed questo che a Lucano non è stato perdonato con un attacco devastante a lui personalmente, alle sue idee, alla costruzione collettiva cui è stato capace di dare vita.
    Ho letto che, nel corso del processo, un ufficiale della guardia di finanza, rimettendo in fila tutti i tasselli e capi di accusa dell’inchiesta da lui condotta, peraltro già demoliti a suo tempo dal gip di Locri e dalla Cassazione, ha concluso che Lucano ha fatto tutto quello che ha fatto non per tornaconto personale, come tutti peraltro sanno benissimo e le carte del processo ampiamente dimostrano, ma per tornaconto politico.
    Mi trova d’accordo. Ma anche qui non personale. Come tutti sanno Lucano solo a volerlo sarebbe a quest’ora deputato europeo, con le guarentigie di questa carica ed un compenso per la carica rivestita di oltre 20.000 euro al mese.
    Lucano tutto quello che ha fatto , l’ha fatto per politica, ma nel senso più nobile del termine. Quello di governo della polis. Del suo comune. Non di burocratico e rassegnato passacarte, cliente di qualche potente locale in cambio dei finanziamenti per qualche stradella, parcheggio o altro lavoro del genere che tutti i sindaci bene o male fanno e che anche lui ha fatto decisamente meglio di tanti altri, ma di governo vero del suo territorio , nell’ambito dei poteri di un sindaco. Ed è per questo che Riace è diventata quello che è diventata.
    E quello che, nonostante tutti i tentativi di strangolamento politici e giudiziari e l’avversione di un’amministrazione penosa, che ha vinto un’elezione taroccata per motivi a tutti noti, continua ad essere un riferimento limpido nell’immaginario collettivo mondiale.
    Un immaginario materializzatosi in quel piccolo borgo della Jonica reggina che è riuscito, con la sua capacità attrattiva, ad allontanare da quel territorio la dominante presenza della potente ndrangheta.
    Qualcuno pensava che un’amministrazione uscita vincitrice da un confronto elettorale truccato, capeggiata da due incandidabili, uno dei quali , il leghista ufficiale, a causa di una condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e appoggiata da un partito sovranista, spiccatamente tendente al fascismo e marcato in maniera decisa dai tratti della xenofobia e del razzismo e dal suo leader, fino a due mesi fa ministro dell’interno, unito al blocco dei finanziamenti ministeriali per l’accoglienza, ad un attacco giudiziario in piena regola, che in Calabria scatta sempre con precisione chirurgica a fronte di momenti che possono diventare volano di cambiamento di sistema.
    Una attacco sistematico, come ci ricorda nel suo recente libro “ la ndrangheta come alibi” Ilario Ammendolia, finalizzato a cancellare quell’anomalia che aveva portato , gioia, colore, nuova vita, risorse e un deciso miglioramento delle condizioni economiche e della qualità della vita di un borgo antico, destinato all’abbandono.
    Ma avevano fatto i conti senza l’oste.
    Un oste uno e trino di dimensioni, capacità, testardaggine e potenza inusitata.
    Un oste rappresentato dalla forza di Mimmo Lucano, dal grande inarrestabile moto di solidarietà, anche materiale, ancora in piedi, dalla capacità della Fondazione è Stato Il Vento , del suo groppo dirigente e della sua presidente , Chiara Sasso che con Recosol ha accompagnato da 15 anni il “miracoloso”, anche per la benedizione dei Santi Cosma e Damiano, modello Riace.
    Stanno, infatti, per essere risistemate dalla Fondazione, con un durissimo lavoro, anche burocraticamente, tutte le attività che hanno negli ultimi 15 anni delle amministrazioni Lucano hanno rivitalizzato e portato Riace all’attenzione all’attenzione del mondo.
    Attività che, dalle botteghe, al frantoio, al turismo solidale, alle manifestazioni artistico culturali, consentiranno alla piccola economia del territorio di ripartire e di rivivere.
    E a tanti operatori di riprendere, dopo due anni , lavoro e retribuzioni, uscendo dal grigiore di un’amministrazione il cui sindaco è stato dichiarato ineleggibile dal ministero degli interni e un altro consigliere, è stato dimesso perché condannato con sentenza passata in giudicato, per bancarotta fraudolenta. Entrambi presentatisi come alfieri della legalità.
    L’ENERGIA E LA FORZA DI MIMMO, LA SINERGIA TRA COMITATI, FONDAZIONE, AGGREGAZIONI SPONTANEE,SINGOLE PERSONE CHIAVE DI VOLTA DEL SUCCESSO, DELLA RESISTENZA ALL’ATTACCO, DELLE CONDIZIONI DELLA RIPARTENZA E DEL DISPIEGAMENTO DELLA SUA POTENZA
    La forza di Mimmo, la scelta ideale, la capacità, la concretezza della Fondazione, la spinta politico ideale di tanti comitati, primo fra tutti l’11 giugno, mailing list, chat, aggregazioni temporanee che si sono compattate costantemente a sostegno dell’Esperienza e di Lucano, hanno fatto si che Riace non venisse travolta e spazzata via dal ciclone che l’ha investita e restasse la bandiera dell’idea di un’altra Umanità. L’ Umanità del vivere insieme.
    Ed oggi può continuare a sventolare alta nel mondo.
    COME PROCEDERE PER CONTINUARE A MANTENERE VIVO E RILANCIARE IL MESSAGGIO DI LUCANO E DI RIACE?
    Per farlo con immutata potenza, deve saper tenere insieme decisamente la faticosa e preziosa attività ricostruttiva della Fondazione e quella dei tanti comitati, aggregazioni singoli che ne amplificano e rilanciano , anche politicamente il messaggio nel nostro Paese e nel Mondo.
    Questo è il passaggio più complicato ed il nodo da sciogliere .
    Ed oggi, grazie al Comitato 11 giugno, abbiamo l’occasione di fare un deciso passo in avanti in questa direzione.
    In quest’ottica io pongo alla vostra attenzione alcune mie considerazioni e una proposta che parte, per me, dall’assoluta necessità di dare una forma organizzativa a questo moto di difesa dell’Umanità, voglia di un’Umanità nuova, quella del Vivere insieme, in grado di fronteggiare la regressione mondiale in atto, il pericoloso ritorno, del nazionalismo, dell’homo-homini lupus.
    La dimensione di una risposta con possibili efficaci ricadute anche sul piano locale regionale e nazionale, deve mantenere la carica utopica ed il sogno di Mimmo Lucano e collocarsi decisamente in un orizzonte mondiale.
    Evitando pericolose deleterie riproposizioni di esperienze passate, ancorchè in altri contesti e su altra scala, nella stessa nostra Regione. Evitando pericolose mutazioni automatiche di una storia ed una esperienza di questo respiro in un’improvvisata lista elettorale.
    Per questo penso che noi dovremmo avviare oggi un percorso capace di dare vita ad una forma organizzativa inedita che riesca a contenere tutte le spinte e le anime, anche diverse, che hanno come obiettivo “L’UMANITA’ DEL VIVERE INSIEME”.
    Un’umanità che è da costruire perché manca di una sua qualsiasi forma organizzata ed è ingabbiata nelle dimensioni nazionali che si esprimo,oggi come ieri, nel prima io poi gli altri, prima gli italiani, America First e così via.
    LA PROPOSTA
    Io, considerata l’ articolazione e le tante sfumature nelle posizioni che si ritrovano nell’ideale umanitario che ha animato la vita e le attività di Mimmo, e in tutte le aggregazioni nazionali ed internazionali che continuano a ruotare intorno ai valori che lui esprime, ritengo che si debba pensare ad un contenitore con una struttura di coordinamento leggera a dimensione internazionale.
    Esiste già una struttura del genere nella quale potremmo autonomamente collocarci attraverso i Comitati Costruttori di Umanità Italia –Mimmo Lucano- che abbiamo lanciato lo scorso 12 settembre a Roma di cui il comitato 11 giugno e la Fondazione è stato il Vento dovrebbero essere i pilastri.
    Penso a questi comitati come una rete nella quale ognuno , nel quadro dei principi fondanti dell’Agorà, agisce in piena autonomia , prevedendo uno o due momenti di incontro annuali di confronto e verifica del lavoro e dei percorsi avviati .

    E’ “l’AGORA’ DEGLI ABITANTI DELLA TERRA” che è stata costituita lo scorso 13/16 dicembre al Monastero dei Beni Comuni di Sezano Verona da oltre 200 partecipanti convenuti da Paesi di diversi continenti uniti dalla convinzione che per salvare l’umanità ed il pianeta occorra pensare ed agire insieme in quanto Abitanti della Terra – e non solo come cittadini italiani o brasiliani, cinesi o russi, indiani o nigeriani – .
    E’ stato un incontro, maturato in lungo percorso, perseguendo obiettivi pratici differenti ma convinti che la pluralità dei cammini è la condizione indispensabile per consentire all’Umanità di diventare un soggetto giuridico e politico-istituzionale pubblico chiave, per un vivere insieme pacifico e giusto fra tutti gli Abitanti della Terra e per la salvaguardia e cura della comunità globale di vita della Terra.
    Un incontro costruito nella convinzione di interpretare il sentimento profondo di tutti i gruppi, le associazioni ed i movimenti che credono che il divenire della vita sarà promettente nella misura in cui saremo capaci di riconoscerci mutualmente, di avere la voglia di vivere con l’altro ed insieme co-operare per il bene essere di tutti.
    Ho portato e vi consegnerò alcune copie del report conclusivo di questo incontro nel quale il contesto analitico è stato fatto seguire dai principi fondatori e dai processi costituenti per un Patto dell’Umanita’ .

    Come era intenzione dei promotori e dei partecipanti, abbiamo insieme elaborato ed approvato la Carta degli Abitanti della Terra per un Patto dell’Umanità, di cui in testa è riportata la n° 1 che è sta rilasciata a Mimmo Lucano riconosciuto, come uno dei maggiori interpreti su scala mondiale di queste idee e dei concreti costruttori di questa umanità del vivere insieme.

    Concludendo io ritengo che oggi noi possiamo dare vita a questo contenitore il “Comitato Costruttori di Umanità Italia- Mimmo Lucano-“ , aderente all’Agorà degli abitanti della Terra. Una sorta di confederazione tra i comitati, le associazioni, la fondazione, singoli, altre aggregazioni, che continueranno a seguire i loro percorsi con il massimo di sinergia possibile, che entro il prossimo febbraio si darà un leggero statuto e il prossimo 5 e 6 marzo parteciperà a Lisbona, al secondo Agorà degli abitanti della Terra, ospitato dal Sindaco e dalla Municipalità di Lisbona.
    Ovviamente ogni comitato con la sua organizzazione ed i suoi strumenti continuerà sul percorso che riterrà migliore per il raggiungimento delle comuni finalità ed obiettivi.
    Mimmo Rizzuti
    Roma
    30 settembre 2019.

    PS: Questa è una proposta ancora in bozza e viene pubblicata per favorire una partecipata discussione. Franco Calamida.

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