La Sinistra: un contributo di Fulvia Bandoli (SD)

Riporto parti di uno scritto di Fulvia Bandoli (SD) letto su Aprile online del 20 aprile 2008

Non abbiamo convinto gli elettori che avevano votato a sinistra nel 2006, non abbiamo conquistato nuove forze. La Sinistra Arcobaleno in versione lista elettorale finisce qui … Abbiamo sprecato un anno. Nonostante gli Stati Generali in dicembre , dove tutti i dirigenti della sinistra politica si erano dichiarati pronti a promuovere e a farsi "travolgere" da una costituente della sinistra … Siamo arrivati tardi all'appuntamento delle elezioni anticipate, … senza una idea di sviluppo di questo paese, senza un progetto chiaro e credibile per il dopo elezioni, noncuranti di ristabilire un minimo di radicamento sociale.

Abbiamo puntato tutto sul fatto che la sinistra rischiava di scomparire, che bisognava difenderne l'esistenza. Questo appello non poteva essere sufficiente perché per quanto un elettore di sinistra sia sensibile al mantenimento di una sinistra nel suo paese egli vuole capire quali politiche concrete propone per cambiare in meglio la vita delle persone. E vuole anche democrazia nelle scelte programmatiche, nella elezione dei gruppi dirigenti, nella definizione delle liste, condivisione e partecipazione. … Senza partecipazione siamo stati percepiti come uno dei tanti ceti politici che cercano di salvare loro stessi …

Vedo moltiplicarsi in questi giorni convulsi appelli di ogni genere ma ciò che li accomuna è un dato chiaro: la richiesta di tornare ognuno nei propri accampamenti e nei vecchi perimetri culturali. Il solito ritornello, che vuole i comunisti con i comunisti, i verdi con i verdi, i socialisti con i socialisti, ripropone solo la congenita e maledetta incapacità delle varie culture della sinistra italiana a stare insieme. E' una resa. Credo che ognuna di queste culture politiche per quanto ben organizzata non possa, da sola, andare da nessuna parte. Temo che andrebbe solo verso il suo esaurimento.

come e chi ridarà forza ad una sinistra in Italia? Come ricostruirla? E su quali basi? … ritengo maturo (anzi oramai quasi scaduto) il tempo nel quale le culture più storiche della sinistra possano convivere insieme a quelle più recenti e nuove (quelle nate dall'ecologia scientifica, dal pensiero della differenza di sesso e dalla libertà femminile, dalla critica alla globalizzazione). E del resto quanti di noi interrogando la loro coscienza (e anche la loro pratica politica quotidiana) potrebbero dirsi oggi solo e soltanto comunisti, o solo socialisti o soltanto verdi? Siamo molte culture (ognuno di noi ne raccoglie nel suo intimo molte più di quel che ci diciamo) e insieme dobbiamo cercare di radicare nel paese una sinistra unitaria e plurale. Che non può essere la somma di tanti partitini e dei suoi gruppi dirigenti, ma un soggetto politico nuovo.

La chiave di volta è una idea di sviluppo fondata sulla riconversione ecologica di settori importanti della nostra economia. Una diversa concezione dei consumi, dei cicli produttivi e delle merci. Lanciare allarmi sui cambiamenti climatici e sui limiti delle risorse naturali non vale nulla se si rinuncia ad indirizzare lo sviluppo verso altri fini, anche attraverso indirizzi chiari e forti dello stato in economia.
… Spesso la Sinistra non ha saputo vedere quanta giustizia sociale passi attraverso la riconversione ecologica, e ha sbagliato. Proviamo a pensare all'acqua. Di quale giustizia sociale si può mai parlare in un mondo nel quale una parte enorme di persone non ha accesso all'acqua e da qualche settimana neppure al cibo minimo? Che l'acqua resti un bene comune, un diritto, e che la gestione delle reti resti pubblica è una scelta precisa, di sinistra, redistributiva, antiliberista. Il Pil misura in modo indifferenziato la produzione di un paese, non ci parla degli squilibri. … Lo consideriamo, ma non è la bussola della sinistra. A noi interessa il benessere economico netto.

un altro nodo va sciolto al nostro interno. Si tratta del fatto se la sinistra alla quale pensiamo debba avere oppure no una cultura di governo. Che non vuole dire stare al governo. Io provengo da una forza politica, il Pci, che aveva una solida cultura di governo. … Si può stare all'opposizione con una solida cultura di governo e ottenere risultati importanti, si sta spesso al governo per anni senza ottenere alcun risultato e senza governare (la Campania insegna). Ebbene io penso che una sinistra unitaria e plurale per diventare una forza popolare, debba avere una cultura di governo … Parlerei di egemonia, una parola fondante per la sinistra …

L'unica forma per organizzare una forza politica di qualsiasi genere è la democrazia. Nessuno accetta più, a sinistra, di vivere senza democrazia. Se la Pdl e il Pd hanno scelto il modello leaderistico e personale di tanti uomini soli al comando io ritengo che la Sinistra non possa farlo perché negherebbe in radice la sua natura. I modi sono quelli della trasparenza delle scelte, della partecipazione e dell'ascolto, del ritorno ad organizzazioni territoriali e a rete. …

Vedo in questi giorni tentativi sommari di trovare capri espiatori, di consumare rese dei conti. Inutili pratiche, vecchie come il mondo. …

Vendola in una sua recente intervista su Liberazione ha detto che c'è necessità di un nuovo gruppo dirigente che comprenda al suo interno anche una nuova generazione … Ma la condizione è che percorsi, programmi, persone vengano scelte con la democrazia e con il voto. Abbiamo fretta da una parte ma abbiamo anche un po' di tempo. Rifondazione è alle prese con un dibattito congressuale difficile che io rispetto e che credo vada svolto. Ma pur seguendo con attenzione quella riflessione non è detto che nel frattempo si debba restare fermi. Ripartiamo dal territorio, dai gruppi unitari, dalle case della sinistra, … finite le critiche e le invettive, rimettiamoci in cammino.

Fulvia Bandoli

 

Fra vari interventi di questi giorni molto interessanti (compreso quello della Spinelli, pubblicato da Antonella Fachin), ritengo questo un contributo teso a fare chiarezza, perché stabilisce alcuni punti fermi:

– la necessità del rinnovamento della Sinistra italiana, che non deve dimenticare nulla della sua storia (compresi i settarismi, gli ideologismi), ma senza chiudere porte; è evidente che il mondo grande e terribile di Gramsci è cambiato: è ancora terribile, ma è cambiato. Occorre ribadire con forza alcuni valori che appartengono alla nascita del movimento operaio, ma assumere come nostri altri valori, nati in tradizioni diverse: allo sfruttamento di molti da parte di pochi, aggiungiamo lo sfruttamento del mondo in cui viviamo; alla difesa di chi lavora, aggiungiamo la difesa di tutti i più deboli e degli emarginati; alla conquista dei mezzi di produzione (idea che comprendeva la rivoluzione non pacifica) sostituiamo i diritti di ognuno alla dignità del lavoro e del salario;

– la democrazia, elemento comune a chiunque sostiene che ognuno ha diritti uguali, senza alcuna distinzione. Al posto della mentalità "militare" di gran parte della Sinistra del passato, si preferisce un Partito in cui la base sia stimolata alla partecipazione continua, e in cui i dirigenti eletti siano come la sintesi della base;

– l'unità, valore fondamentale perché le masse (come si diceva una volta) abbiano voce e identità.

Umberto Tabarelli

 

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