Che fare , dopo il presidio dell’ 11 giugno?

Far ripartire l’ esperienza di Riace, monitorare il processo a Lucano e trasformarlo in atto di accusa contro gli accusatori.

Il Comitato Undici Giugno Milano scrive alle associazioni promotrici del presidio.

Scusate il ritardo con il quale ci facciamo vivi per ringraziarvi della bella avventura vissuta insieme martedì scorso nel Presidio per Mimmo Lucano “Restiamo Umani”. Il Presidio è andato bene, ma soprattutto è stato importante riuscire a raccogliere una vasta rete di adesioni intorno all’obiettivo del Presidio: il processo che si è aperto a Locri contro Lucano e Riace. Questa rete è un patrimonio straordinario, variegato e trasversale come lo è il consenso che Mimmo Lucano è stato capace di raccogliere intorno a sé. Dobbiamo mantenerla ed ampliarla, perché il processo si prospetta durissimo e sta a noi tenerlo vivo alla pubblica attenzione.

Le notizie da Locri ci hanno informato praticamente in diretta della scandalosa militarizzazione messa in atto da prefettura e sindaco. Nulla di simile si è mai visto in processi di ‘ndrangheta, nemmeno per quello sulla strage di Duigsburg. Strade sbarrate e bonificate, vuote, esercizi commerciali chiusi, posti di blocco, camionette e forze dell’ordine ovunque, unità cinofile, artificieri e perfino l’elicottero in volo… sulle teste di 120-150 persone andate a testimoniare la loro solidarietà a Mimmo Lucano nel giorno di avvio del processo contro di lui e altre 26 persone coinvolte a vario titolo nel lavoro di accoglienza a Riace.

L’ANPI di Reggio Calabria, che ha partecipato al presidio di Locri, ha fatto un comunicato di protesta contro quella sconsiderata prova di forza che ha trasformato Locri “in una città in stato d’assedio”, in cui ipotizza un “procurato allarme fondato sul nulla”. Ma blindare Locri non è stato un errore di valutazione; è piuttosto parte di una cinica strategia di isolamento che poteri centrali e locali stanno mettendo in atto contro Mimmo Lucano e Riace. L’importante è fare terra bruciata intorno a Lucano, anche additando i suoi amici come dei pericoli pubblici. Intanto i giudici hanno deciso che le telecamere non entreranno più in aula fino al giorno della sentenza, le udienze saranno dunque oscurate. Viminale e prefettura di Reggio Calabria si sono costituiti parte civile contro Lucano, cosa che non hanno fatto nei processi contro la ‘ndrangheta.

Allora, una cosa è chiara: per quanto basato sul nulla almeno sotto il profilo penale, visto che perfino la Cassazione ha sentenziato che non c’è stata alcuna sottrazione di denaro pubblico, questo processo sarà durissimo. Come durissima è stata la misura cautelare dell’esilio, che da ottobre impedisce a Mimmo Lucano di accostarsi a Riace, gli ha impedito di fare campagna elettorale, e insiste a tenerlo fuori dal suo paese anche ora che una nuova giunta si è insediata nel Comune di Riace.

L’ex magistrato Livio Pepino scrive che nella vicenda giudiziaria di Lucano ci sono tutte le condizioni per una riedizione dei processi politici contro Danilo Dolci e don Milani. Non possiamo lasciare che questo avvenga impunemente sotto i nostri occhi. Non vogliamo entrare nei meccanismi del processo; dobbiamo però denunciarne le pratiche di riduzione al silenzio e all’opacità, dobbiamo pretendere trasparenza, informazione, e tutte le garanzie costituzionali per il pubblico controllo di quanto avviene nel processo. Questo processo deve essere patrimonio di tutti, non solo di Locri e della Calabria, in quanto attacca, sì, Mimmo Lucano e chi ha collaborato con lui, ma attacca più profondamente l’idea stessa che una diversa politica d’accoglienza e integrazione solidale e rispettosa dei diritti umani abbia potuto funzionare. E così facendo attacca tutti noi, che di Mimmo condividiamo i valori di solidarietà e umanità, il sogno di una società aperta che rifiuta la paura dell’altro, l’idea che integrare possa essere occasione di sviluppo locale, di recupero urbano, di costruzione di una comunità più consapevole, di piena applicazione del dettato costituzionale che riconosce i diritti umani dei richiedenti asilo, come appunto è avvenuto a Riace.

Opporsi a questo disegno comporta a nostro avviso due cose.

1) Far ripartire l’esperienza di Riace, che è stata cancellata perché smentiva le bugie della politica migratoria attuale. Qui il ruolo centrale lo hanno ovviamente la Fondazione “E’ stato il vento” e le associazioni di Riace. Noi possiamo collaborare, attraverso le raccolte fondi, facendo turismo solidale a Riace, e cassa di risonanza a tutto quello che potrà essere rimesso in moto. Intanto, su questo, possiamo darvi una buona notizia: la Fondazione ha deciso che il Riaceinfestival si terrà anche quest’anno, dal 1 al 4 agosto, e questo è sicuramente un segno importante di ripartenza.

2) Non meno importante: seguire il processo, monitorarlo, far entrare la luce del sole in quelle aule in cui vorrebbero rinchiuderlo, portar fuori ciò che vi avverrà, denunciarne le incongruenze, mantenere viva l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Qui possiamo svolgere un ruolo anche noi, insieme al Comitato calabrese. Affinché, come dice ancora Pepino, il processo contro Lucano si trasformi in un atto di accusa contro i suoi accusatori, a Mimmo sia restituita la sua figura di giusto, a noi sia lasciata la possibilità di lottare per cambiare le politiche disumane in cui siamo costretti a vivere.

 

Comitato Undici Giugno Milano

 

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Una risposta

  1. Redazione ha detto:

    CostituzioneBeniComuni è tra le Associazioni impegnate nel dare continuità di iniziativa alla manifestazione dell’ 11 giugno . franco calamida .

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