Incarichi d’oro a Milano, indagata la sindaca Moratti

Nell'inchiesta è emerso che una decina di funzionari di alto livello sarebbero stati forzati a rinunciare alla propria carriera, andando in pensione con incentivi che andavano dalle 4 alle 15 mensilità, con decisioni prese nel giro di tre giorni.

I rapporti fra Silvio Berlusconi e la magistratura non sono mai stati sereni. Per usare un eufemismo. Ora ci si mette anche Gianfranco Fini, alleato di ieri e avversario di oggi, a dire in pubblico (su Canale5 a "Matrix") che Alleanza nazionale da qui in avanti non farà sconti. Su due fronti molto cari al Cavaliere: televisioni e giustizia. Ironia della sorte, subito dopo le dichiarazioni di Fini arriva la notizia di un'indagine per abuso di ufficio che riguarda una fedelissima del Cavaliere, la sindaca di Milano Letizia Moratti. Con accuse più gravi (corruzione, concussione e truffa aggravata) per alcuni diretti collaboratori di lady Letizia. Più o meno nello stesso momento, la Rai sospende temporaneamente dal suo incarico Deborah Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi, coinvolta nelle intercettazioni che hanno svelato il presunto accordo tra Rai e Mediaset. Avvenimenti naturalmente casuali, dei quali si discuterà nelle aule dei tribunali – caso Bergamini a parte – ma che piovono come chicchi di grandine sul dibattito politico.
Torniamo alla notizia del giorno, Letizia Moratti. La prima cittadina di Milano è indagata per abuso d'ufficio a scopo patrimoniale nell'ambito dell'inchiesta sugli «incarichi d'oro» assegnati a consulenti esterni. Perquisizioni e acquisizioni di documenti sono in corso a Palazzo Marino da parte della Guardia di finanza e dei carabinieri. I reati contestati sarebbero stati commessi tra il luglio 2006 e il febbraio 2007. La Procura accusa la sindaca di non aver rispettato i criteri di competenza e professionalità nella nomina dei consulenti violando i criteri della prioritaria pubblicità e della ricerca all'interno dell'amministrazione, della professionalità e della comparazione tra diversi curriculum. Nell'inchiesta è emerso che una decina di funzionari di alto livello sarebbero stati forzati a rinunciare alla propria carriera, andando in pensione con incentivi che andavano dalle 4 alle 15 mensilità, con decisioni prese nel giro di tre giorni. In seguito sarebbero stati nominati in totale una novantina di funzionari con stipendi a volte triplicati.
«Sono serena e assolutamente certa che l'inchiesta si concluderà positivamente». Tranquilla e ottimista, Moratti si dice pronta a collaborare con la magistratura e a fornire tutti gli elementi necessari. «L'attività di indagine riguarda i dirigenti nominati all'inizio del mio mandato». Una attività di cui Moratti va fiera: «Sono orgogliosa della riorganizzazione che ho fatto e la rifarei». E ancora, Moratti si dichiara disponibile a riferire dell'inchiesta in Consiglio comunale qualora giunga una richiesta in tal senso dall'assemblea.
Altri quattro dipendenti comunali devono rispondere di vari reati. Tra loro ci sono Giampietro Borghini, ex sindaco del capoluogo lombardo e attuale direttore generale del Comune, e la sua vice Rita Amabile. Borghini è accusato di corruzione, abuso d'ufficio e truffa aggravata, Amabile di concussione. Gli altri due indagati sono Alberto Bonetti Baroggi, capo di Gabinetto, accusato di truffa aggravata e Federico Bordogna, ex direttore centrale delle risorse umane, che deve rispondere del reato di concussione. L'indagine era sta avviata dalla Procura di Milano ed è condotta dal pm Alfredo Robledo.
Tutti i forzisti lombardi, pardon il Popolo delle libertà lombardo, si stringe intorno a lady Moratti. La giustizia farà il suo corso, nell'attesa Moratti continuerà ad essere una delle figure più amate del macrocosmo azzurro. Dove, si sa, di fronte alle indagini della magistratura si alzano spesso e volentieri dubbi, perplessità, proteste. A lady Letizia arriva anche la solidarietà del leghista Roberto Calderoli. A nome di tutto il partito padano, naturalmente. «La notizia – sostiene l'ex ministro del Carroccio – sarebbe se qualche amministratore, ministro o sindaco di grandi città, non fosse mai indagato per abuso d'ufficio».
Del silenzio di Gianfranco Fini non si parla. L'unico che può affrontare l'argomento è il gran capo di Arcore. «Fini ha detto che Alleanza nazionale avrà le mani libere sulla giustizia? Sono io che le ho avute legate», replica il Cavaliere. L'ennesimo segnale dell'esplosione della Casa delle libertà. Al suo posto l'operaio-costruttore Berlusconi ne sta già facendo un'altra più grande, più bella e tutta sua, a milàn non si sta con le mani in man.

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