News di Piero Basso-2019/4


Elezioni europee
Europa, figlia del re di Tiro, era una bellissima principessa amata da Zeus. A qualcuno non piace perché era un’immigrata.

Il 26 maggio andremo a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Non stupirò nessuno dicendo che io andrò a votare per la lista “La sinistra”, facente parte dell’alleanza Sinistra Europea Unita / Sinistra Verde Nordica.
Avrei voluto argomentare questa scelta, convinto, come sono, che è l’unica alternativa al falso dilemma tra la prosecuzione delle politiche neoliberiste che ci hanno portato disuguaglianze, precarietà, insicurezza, spreco, e le posizioni nazionaliste, xenofobe, razziste di chi fomenta la paura e l’odio, che proprio nello scontento per i risultati delle politiche neoliberiste (e nella nostra incapacità di dare loro uno sbocco progressista) hanno trovato un fertile brodo di coltura.

Ho quindi raccolto una ricca documentazione, dal “manifesto di Ventotene”, sempre citato come l’ispiratore della politica europea, mentre in realtà l’Europa che auspica è l’opposto di questa Europa dei mercati ( La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici …), sino al “manifesto di Piketty”, con proposte molto concrete e fattibili per la democratizzazione dell’Europa e per il reperimento di risorse necessarie alla realizzazione di un modello originale di sviluppo sociale, equo e duraturo.

Tutto questo, e insieme la preparazione delle altre pagine di questa newsletter, mi ha chiesto tempo, dato che divento ogni anno più lento, e sono ormai arrivato al 17 maggio, proprio il giorno in cui si terrà (stasera alle 20.30, alla Casa dellla cultura) un incontro con alcuni candidati milanesi della lista “La sinistra”. L’alternativa era tra le mie chiacchiere e l’annuncio della manifestazione (che trovate un po’ più avanti). Ho scelto ovviamente di dare l’annuncio, sia pure all’ultimo momento.

In questo numero vi propongo due belle lettere scritte da due donne, due lavoratrici, al ministro Salvini, una proposta innovativa da parte di un’altra donna, alcune brevi notizie sul petrolio, gli Stati Uniti e il Venezuela, e finalmente una serie di incontri promossi da un gruppo di divulgazione politica, idee informazione, di cui faccio parte, che spero vi interessino, e a cui spero di incontrarvi numerosi.
Tutto abbastanza breve per non annoiarvi!

Buona lettura e buon voto!
Piero

Molti spunti e molte informazioni mi sono stati offerti da amiche e amici. Li ringrazio tutti.

Due lettere a Salvini
Due donne, due lavoratrici, un’italiana piuttosto nota e un’anonima nigeriana, hanno scritto recentemente una lettera aperta al ministro Salvini, mosse entrambe dal bisogno di rivendicare la propria dignità di donne e di lavoratrici di fronte agli insulti del ministro. Può darsi che alcuni tra voi le conoscano già (la prima è circolata sul web, la seconda è stata diffusa da Famiglia cristiana), ma mi sembra comunque interessante ripresentarle l’una accanto all’altra. Ringrazio gli amici che me le hanno segnalate.

Michela Murgia è l’autrice di un bel libriccino, “Istruzioni per diventare fascisti”, recentemente pubblicato da Einaudi, che si è attirato gli strali di Salvini. Ed ecco la risposta della scrittrice:

Ieri il ministro degli interni Matteo Salvini ha pensato bene di fare l’ennesimo tweet contro di me virgolettandomi come intellettuale radical chic e snob. È il suo giochetto preferito quello di far passare chiunque lo critichi per un ricco altolocato che non ha contatto con la gente e con la realtà, che non conosce i problemi veri e che non sa cosa sia la fatica del lavoro, ambiti in cui lui invece si presenta come vero esperto.
Le propongo un gioco, signor Ministro: si chiama “sinossi dei curriculum”.
Nel ’91, anno in cui mi diplomavo come perito aziendale, mi pagavo l’ultimo anno di studi lavorando come cameriera stagionale in una pizzeria. Purtroppo feci quasi due mesi di assenza perché la domenica finivo di lavorare troppo tardi e il lunedì mattina non sempre riuscivo ad alzarmi in tempo per prendere l’autobus alle 6:30 per andare a scuola. A causa di quelle assenze, alla maturità presi 58/60esimi.
Nel ’92, mentre lavoravo in una società di assicurazioni per sostenermi gli studi all’istituto di scienze religiose, lei prendeva 48/60 alla maturità classica in uno dei licei di Milano frequentati dai figli della buona borghesia. Sono contenta che non abbia dovuto lavorare per finire il liceo. Nessuno dovrebbe.
Nel ’93 iniziavo a insegnare nelle scuole da precaria, lavoro che ho fatto per sei anni. Nel frattempo lei veniva eletto consigliere comunale a Milano e iniziava la carriera di dirigente nella Lega Nord, diventando segretario cittadino e poi segretario provinciale. Non avendo mai svolto altra attività lavorativa, è lecito supporre che la pagasse il partito. Chissà se prendeva quanto me, che allora guadagnavo 900 mila lire al mese.
Nel 1999 per vivere consegnavo cartelle esattoriali a domicilio con un contratto co.co.pro. Ero pagata 4mila lire a cartella e solo se il contribuente moroso accettava di firmarla. Lei invece prendeva la tessera giornalistica facendo pratica alla Padania e a radio Padania, testate di partito che si reggevano sui finanziamenti pubblici, ai quali io non ho nulla in contrario, ma contro i quali lei ha invece costruito la sua retorica.
Nel 2000 ho iniziato a lavorare in una centrale termoelettrica, dove sono rimasta fino al 2004. Mi sono licenziata perché ho scelto di testimoniare in tribunale contro il mio datore di lavoro per un grave caso di inquinamento ambientale. Mentre lasciavo per coscienza l’unico lavoro stabile che avessi trovato vicino a casa, lei era segretario provinciale della lega Nord, suppongo sempre pagato dal partito, dato che anche allora non faceva mestieri.
Nel 2004 ho lasciato la Sardegna per lavorare come cameriera in un albergo al passo dello Stelvio, in mezzo alla neve, con un contratto stagionale a poco più di mille euro. Mentre io da precaria rifacevo letti lei si faceva eleggere al parlamento europeo a 19.000 euro al mese.
Nel 2005 ho lavorato un mese e mezzo in un call center vendendo aspirapolveri al telefono ed ero pagata 230 euro lordi al mese più 8 euro per ogni appuntamento che riuscivo a fissare. Durante quella esperienza ho scritto un blog che ha attirato l’attenzione di un editore. Nello stesso periodo lei a Bruxelles bruciava un quarto delle sedute del parlamento ed era già lo zimbello dei parlamentari stranieri, che nelle legislature successive le avrebbero poi detto in faccia quanto era fannullone. Io sono a favore della retribuzione dei politici, purché facciano quello per cui li paghiamo.
Nel 2006, mentre usciva il mio primo libro, io facevo la portiera notturna in un hotel, passando le notti in bianco per lavorare e riuscire anche a scrivere. Lei invece decadeva da deputato, ma atterrava in piedi come vicesegretario della lega nord e teneva comizi contro i terroni e roma ladrona. Non facendo ancora altro mestiere che la politica, immagino che la politica le passasse uno stipendio. Chissà se somigliava al mio, che per stare sveglia mentre gli altri dormivano prendevo appena più di mille euro al mese.
Dal 2007 in poi ho vissuto delle mie parole, della fiducia degli editori e di quella dei lettori e delle lettrici. Negli stessi anni lei ha campato esclusivamente di rappresentanza politica e da dirigente in un partito da dove – tra il 2011 e il 2017 – sono spariti 49 milioni di soldi pubblici senza lasciare traccia.
Se adesso le è chiaro con chi è che sta parlando quando virgoletta il mio nome nei suoi tweet, forse le sarà altrettanto chiaro che è lei, signor Ministro, quello distaccato dalla realtà.
Tra noi due è lei quello che non sa di cosa parla quando parla di vita vera, di problemi e di lavoro, dato che passa gran tempo a scaldare la sedia negli studi televisivi, travestirsi da esponente delle forze dell’ordine e far selfie per i social network a dispetto del delicatissimo incarico che ricopre a spese dei contribuenti.
Lasci stare il telefonino e si metta finalmente a fare il ministro, invece che l’assaggiatore alle sagre. Io lavoro da quando avevo 14 anni e non mi faccio dare lezioni di realtà da un uomo che è salito su una ruspa in vita sua solo quando ha avuto davanti una telecamera.

Diretta e senza mediazioni la lettera aperta di una donna africana al ministro dell’Interno. “Se avessi potuto scegliere, avrei fatto volentieri a meno della sua ospitalità”.
http://m.famigliacristiana.it/articolo/lettera-a-salvini-di-un-immigrata-africana-cara-ministro-la-faccia-brutta-la-faccia-ai-potenti-che-occupano-casa-mia.htm

Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce, poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…
Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.
Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e quei pochi sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.
Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì. Io vivevo alla periferia di Port Harcourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera, per avere un po’ di luce, usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.
È dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza. E io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce n’è? La fame, la miseria, la disperazione e l’assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.
La vedo già storcere il naso. È pronto a dire che non sono fatti suoi, vero? Sono fatti suoi, invece.
Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no. Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.
Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.
Lo avete fatto con protervia e ferocia. La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori. Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia per noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…
Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza. L’Eni, l’Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…
Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.
Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’era posto per dormire, dell’acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.
Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù, anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.
Ancora una volta, la pacchia l’ avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.
Vedoe che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. La paura per l’ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.
Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro.

Una cartina significativa.
Il sito web Howmuch.net, il cui obiettivo è “Understanding Money” attraverso chiare rappresentazioni cartografiche, ha proposto di recente una cartina dedicata ai maggiori detentori di riserve di greggio nel mondo. Nella cartina le dimensioni di ogni paese sono proporzionali all’entità delle proprie riserve (sicché, per dire, l’Iraq appare molto più esteso della Cina). In testa a tutti, per riserve di greggio stimate, è il Venezuela (con 300 miliardi di barili), seguito dall’Arabia Saudita (con 266), Iran (158), Iraq (142), Kuwait (101 miliardi).
È una rappresentazione molto interessante, non solo per “capire il denaro”, ma anche per ricordarci con l’immediatezza delle immagini il nesso che lega strettamente i luoghi della produzione del petrolio e i focolai di conflitto degli ultimi decenni, dal colpo di stato del 1953 contro Mossadeq (il primo ministro iraniano eletto con un programma di recupero delle risorse nazionali) fino ai giorni nostri.
Naturalmente a ogni nuova feroce guerra che scateniamo in quei paesi ci viene propinata la favoletta delle armi di distruzione di massa, dell’intervento umanitario, del ripristino delle regole democratiche violate da quel cattivone di Maduro, che dovrebbe prendere esempio dal miglior alleato dell’occidente, l’Arabia saudita (quella che voleva comprarsi un posto nel CdA della Scala), dove i giornalisti scomodi vengono ammazzati e squartati, dove continua l’emancipazione delle donne,da poco ammesse a guidare da sole l’automobile (quelle che hanno i soldi per comprarsela) e ammesse alle condanne a morte alla pari degli uomini (quelle della minoranza sciita o le domestiche provenienti dai paesi poveri dell’Asia), e che sono ottimi acquirenti delle nostre armi per fare la guerra allo Yemen (una tragedia umanitaria di cui però la televisione non parla).
https://howmuch.net/articles/worlds-biggest-crude-oil-reserves-by-country

Stati Uniti in guerra perenne
Che gli Stati Uniti siano un paese a cui piace fare la guerra (in casa d’altri, perché se per sbaglio la guerra arriva a casa loro, come l’11 settembre del 2001, allora le cose cambiano) lo sapevamo un po’ tutti.
A confermarlo viene ora l’ex-presidente Jimmy Carter, che in un discorso ai membri della sua congregazione (la chiesa battista di Plains, in Georgia, sua città natale) ha raccontato che in un recente colloquio col presidente Trump, molto preoccupato per il rischio di un “sorpasso” da parte della Cina, e intenzionato a impedirlo a ogni costo, ha risposto che la Cina coglie i frutti della sua politica estera pacifica.
Carter, che normalizzò le relazioni diplomatiche tra Washington e Pechino nel 1979, ha detto di aver fatto notare a Trump che da allora la Cina non è mai stata in guerra con nessuno (in realtà, la guerra contro il Vietnam proseguì sino ai primi anni ’80), mentre noi siamo stati in guerra continuamente.

Secondo uno studio del Watson Institute of International and Public Affairs della Brown University del novembre 2018, gli USA dal 2001 hanno speso 5.900 miliardi di dollari per le guerre in Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan e altre nazioni ( https://watson.brown.edu/costsofwar/files/cow/imce/papers/2018/Crawford_Costs%20of%20War%20Estimates%20Through%20FY2019%20.pdf).
La Cina non ha sprecato un solo centesimo in guerra, ed è per questo che sono davanti a noi. In quasi tutto. Se anche noi investissimo in infrastrutture avremmo ferrovie ad alta velocità, ponti che non crollano, strade con regolare manutenzione. Il nostro sistema educativo sarebbe buono come quello della Corea del Sud o di Hong Kong.

Carter, l’unico presidente americano che abbia completato il suo mandato senza guerre, attacchi o occupazioni militari, ha definito gli USA «la nazione più guerrafondaia nella storia del mondo», come conseguenza, ha detto, della pretesa di forzare altre nazioni ad adottare i nostri principi americani.
Mentre negli USA è diffusa la convinzione che il paese sia quasi sempre in guerra per fini nobili e in difesa della libertà, l’opinione pubblica mondiale e i fatti dipingono un quadro molto diverso. La maggior parte dei paesi esaminati in un sondaggio considera gli USA come la più grande minaccia alla pace mondiale.

https://www.pressenza.com/2019/04/jimmy-carter-us-most-warlike-nation-in-history-of-the-world/

Venezuela: un golpe burletta.
La drammatica situazione del Venezuela meriterebbe un serio approfondimento che vorrei essere capace di condurre a termine.
Sul piano interno le condizioni econmiche della popolazione sembrano aggravarsi sempre più, per opera soprattutto dello strangolameno economico attuato da anni dagli Stati Uniti, come dichiara esplicitamente, in una recente intervista al giornale inglese The Independent, Alfred de Zayas, già relatore speciale delle NN. UU. per il Venezuela, che non esita a definire le sanzioni americane illegali, responsabili della morte di cittadini venezuelani e che potrebbero essere considerate crimini contro l’umanità
( https://www.independent.co.uk/news/world/americas/venezuela-us-sanctions-united-nations-oil-pdvsa-a8748201.html).
D’altra parte in tutto il subcontinente è in atto una vasta operazione di restaurazione, condotta con tutti i mezzi dal potere economico, con il pieno avallo di Washington e con l’appoggio molto concreto dell’estrema destra americana.
In questo quadro, che ha visto la condanna senza prove dell’ex-presidente del Brasile Luis Inacio Lula da Silva, con la sua conseguente esclusione dalla corsa per la presidenza del Brasile che lo vedeva in testa in tutti i sondaggi, che vede il dispiegarsi di una campagna di denigrazione contro l’ex-presidente argentina Cristina Kirchner, anche qui nel tentativo di impedirne la candidatura in un’elezione che è quasi sicura di vincere, solo l’inconsistenza dell’opposizione venezuelana (di cui ho già parlato in una newsletter precedente) può spiegare, insieme alla debolezza politica del governo, la situazione di stallo esistente da mesi nel paese.
Sugli ultimi avvenimenti ho ricevuto una divertente cronaca da un italiano residente a Caracas, che vi propongo.

Il 30 aprile ho iniziato a guardare i video su twitter in cui sembrava che Guaidó finalmente avesse dato fuoco alle polveri. I video che avete visto tutti, credo, con il giovane presidente, che, alle 5 del mattino, con al fianco il capo del suo partito Leopoldo Lopez, che fino a qualche minuto prima stava chiuso agli arresti domiciliari, annunciava da una base militare che sta nel centro di Caracas, l’inizio della fine dell’usurpazione, come la chiama lui. Per il 1° maggio Guaidó aveva convocato la manifestazione definitiva e invece il 30 all’alba si faceva trovare circondato da soldati e pronto a cambiare il suo Paese. Aveva distratto tutti sul giorno dopo e finalmente era entrato in una fase operativa. Bel colpo, mi dicevo.
Dopo un’ora però il mio lato cinico ha iniziato a dirmi: “Sì, ma se non vedo almeno un generale postare il suo di video, mettendoci nome, cognome e la faccia, vuol dire che é l’ennesima fanfaronata”. Aveva ragione il cinico. E’ stata una bolla di sapone.

Tra le varie ricostruzioni di stampa una di quelle che mi é piaciuta di più dice che il capo dei servizi segreti, il ministro della difesa e il presidente della corte suprema si erano messi d’accordo con Guaidó per fare il golpe il 2. Qualcuno ha fatto una soffiata a Maduro e al suo amico-nemico Diosdato Cabello, il Presidente dell’Assemblea Costituente, che a loro volta hanno deciso di arrestare Guaidó il 1° maggio. Questa operazione é stata a sua volta soffiata a Guaidó che ha anticipato il golpe al 30. Nei minuti di vuoto c’è stata un’asta tipo: il Ministro della Difesa che ha detto agli americani che voleva essere lui il presidente di transizione e non Guaidó; il giudice della corte suprema che ha fatto lo stesso. L’accordo è saltato e la bolla di sapone è scoppiata.

Altri dicono invece che l’accelerazione al 30 sia stata data da Leopoldo Lopez, per qualche motivo che mi sfugge, legato forse alla sua smania di uscire e di ricalcare la scena politica dopo anni di isolamento. É finita con Lopez che prima é passato all’Ambasciata cilena a chiedere asilo, dove è stato malamente respinto, per poi chiudersi nell’ambasciata spagnola.
Nel frattempo gli amici di Guaidó (ministro della difesa, presidente della corte suprema e direttore dei servizi) hanno ovviamente negato tutto. Il primo se l’è cavata con un bel discorso di sostegno assoluto a Maduro, denunciando il tentativo americano di comprarlo. Il secondo ha emesso un mandato di cattura per sette deputati che si sono fatti vedere con Guaidó durante le ore fatidiche, nonostante in teoria godano di immunità parlamentare. Il terzo, poverello, é stato subito sostituito con un uomo vicino a Cabello. É la vera vittima istituzionale del finto golpe.

Una bella iniziativa
Samia è una vecchia amica. Afflitta da una brutta malattia che l’ha portata per anni dentro e fuori le sale operatorie e che la costringe ora a vivere con una sacca, non si è persa d’animo e ha deciso di trasformare la sua malattia in un’occasione di lavoro e di vita.
Mi ha chiesto di far conoscere la sua storia e l’iniziativa che sta lanciando, e non vedo modo migliore che ricorrere alle parole di una sua amica:
Il crowdfunding è finalizzato a raccogliere (tramite donazioni e prevendite) fondi per il progetto imprenditoriale di Samia volto a produrre e vendere indumenti pratici e belli per persone che, a seguito di rimozione di parte dell’intestino, vivono grazie a un “sacchetto”. Samia è una di queste persone. Ha reagito a questo evento cercando di rispondere ai bisogni fisici e psicologici di chi si trova in questa condizione. Gli indumenti prodotti sono al momento limitati a intimo e costumi da bagno, perché la spiaggia e la piscina siano accessibili a tutti. I tessuti sono tutti di produzione bio e di qualità.

Potete ascoltare, e vedere, la storia di Samia cliccando su questo link:
www.indiegogo.com/projects/bio-healthy-glam-garments-for-ostomybag-holders/x/20682164#/
La pagina che appare è in inglese, ma nessuna paura! Fate partire il video, che è tutto in italiano.
Quando avrete finito di vedere il video potete scorrere la pagina e vedere alcuni dei numerosi modelli sviluppati da Samia che potete acquistare.
Due di questi, una maglietta promozionale e una trousse da viaggio, non sono per stomizzati ma per persone che desiderino comunque sostenere il progetto.
Potete ordinare direttamente dal sito, oppure scrivendo a:  [email protected]
e versando l’importo sul conto intsato a SALDAE di Samia Kouider, presso Banca Credito Emiliano Spa. Agenzia Monterotondo (RM), IBAN IT85 K030 3239 2400 1000 0162 664

Venerdì 17 maggio si è svolto un incontro con i candidati e le candidate alle elezioni europee della lista “la Sinistra“.
Molto del futuro dipenderà dall’esito del voto del 26 maggio. Le politiche dell’austerità hanno prodotto la crescita delle povertà, la precarietà nel lavoro, la crisi dello Stato sociale. E oggi i valori della storia d’Europa “libertà, eguaglianza e fraternità” e della Costituzione, sono minacciati dalle cupe politiche del sovranismo. La pace è sempre in pericolo quando avanzano i nazionalismi.
Siamo un gruppo di associazioni impegnate in attività sociali e culturali, in settori diversi: la difesa e applicazione della Costituzione, l’ acqua bene comune, le risorse energetiche e il cambiamento climatico, l’accoglienza e l’ integrazione dei migranti, la cultura e l’istruzione. Abbiamo un punto di vista comune: nel Parlamento che verrà eletto non può mancare la voce, la volontà di lotta e la passione che sappia rappresentare anche i nostri valori e storie politiche. Per questo invitiamo a votare la lista “la Sinistra”. Per un’Europa quale fu auspicata da Alex Langer: “C’è un altissimo bisogno, in Europa e nel mondo, di esempi positivi, di strade che portino all’integrazione, alla democrazia, alla pace, alla giustizia sociale ed ecologica… Un’Europa fraterna e ospitale, la cui legittimità e credibilità è affidata in primo luogo al consenso dei cittadini: a coloro che scelgono l’integrazione piuttosto che la disintegrazione, l’unità politica e non solo il grande mercato, la giustizia sociale e l’ambiente più che la crescita e la competizione.”

Alla Casa della Cultura sono interenuti

Domenico Lucano (sindaco di Riace) e Luigi Ferrajoli (filosofo del diritto) in collegamento telefonico Mario Agostinelli (Energia felice) Tatiana Cazzaniga (Direttivo nazionale Cgil) e
le candidate e i candidati della lista “La sinistra”; Eleonora Cirant, Massimo Amato, Alberto Anghileri, Cristina Cattafesta, Roberto Giudici, Luca Massironi, Daniela Padoan, Arghiri Panagopoulos
intervistate da Matteo Pucciarelli (giornalista di Repubblica)

La serata è stata promossa dalle associazioni: CostituzioneBeniComuni, Diritti e Frontiere, Energia Felice, Giuristi Democratici – Sezione di Milano, Non Uno di Meno, Punto Rosso.

Prossimi appuntamenti:

Tre incontri di informazione e formazione:
Si è da poco costituito a Milano il gruppo di divulgazione politica idee informazione, che si propone di contribuire a diffondere un’informazione corretta e approfondita in campo politico, sociale ed economico attraverso due strumenti principali: i “quaderni”, con cui presentiamo, con un linguaggio chiaro e comprensibile a tutti, i problemi reali del paese e varie ipotesi di soluzioni “da sinistra”, e incontri pubblici nel corso dei quali confrontare le nostre visioni e le nostre proposte.

Siete tutti cordialmente invitati a partecipare :

Mercoledì 22 maggio, ore 17.00, Camera del lavoro di Milano, corso di porta Vittoria 43, sala Buozzi
Il «reddito di cittadinanza»: espansione del welfare o politica del lavoro?

Introduce Toni Muzzioli
L’intervento si propone di fornire una analisi critica della legge sul reddito di cittadinanza appena entrata in vigore, di cui si evidenziano “luci ed ombre”. Se da un lato essa è certo una misura molto importante per risorse mobilitate (secondo la sociologa Chiara Saraceno si tratta della «più ampia operazione di redistribuzione a favore di chi si trova in povertà mai fatta in Italia») e apprezzabile per la volontà di attenuare la miseria di ampi settori della popolazione, dall’altro autorizza diverse obiezioni: oltre ad avere una struttura molto macchinosa, un limite grave risiede nella unione confusa di una funzione di assistenza e una di avviamento al lavoro. Elemento, questo, che condivide con il modello del nuovo welfare neoliberale (il cosiddetto workfare, e le relative «politiche attive del lavoro»), per cui il sostegno al reddito è condizionato alla auto-attivazione del soggetto, al suo “reinserimento” lavorativo, alla sua accettazione di lavori spesso sottopagati e comunque precari (è il caso per esempio del sistema tedesco, cui ultimamente il ministro Di Maio si è esplicitamente riferito, e che è oggetto anche in patria di crescenti contestazioni).

Mercoledì 5 giugno, ore 17.30, Circolo ARCI Bellezza, via Bellezza 15
(Attenzione: l’incontro, inizialmente previsto presso l’ARCI Corvetto, è stato successivamente spostata al Bellezza)
Secondo “aperitivo politico” (contributo 5 €)
Di nuovo con la valigia: l’attuale emigrazione all’estero degli italiani
Introduce Sandro Rinauro.
Mentre la politica si concentra sull'”emergenza sbarchi”, oramai il numero di italiani che ogni anno va a cercare fortuna all’estero eguaglia il numero degli stranieri che contemporaneamente entrano in Italia. Un flusso in forte aumento il primo, in forte contrazione il secondo, entrambi specchio del declino economico e sociale dell’Italia.

Mercoledì 19 giugno, ore 17.00, Camera del lavoro di Milano, corso di porta Vittoria 43, sala De Carlini:
Il ruolo delle imposte dirette nel sistema italiano di finanza pubblica

Introduce Roberto Artoni
Mentre prosegue l’attacco alla progressività dell’imposizione fiscale sancita dalla Costituzione e nulla si fa per combattere un’evasione a livelli record in Europa, il prof Artoni ci parlerà di IRPEF e della tassazione dei redditi di capitale, accennando alle possibili riforme (dalla flat tax all’introduzione di imposte patrimoniali).
Un utile testo introduttivo è il volumetto: Roberto Artoni, Finanza Pubblica, seconda edizione, Egea, 2017.

Venerdì 21 giugno, ristorante Samarkand, Via Pantaleoni 10, Milano
Il 20 giugno si celebra, in tutto il mondo, la giornata mondiale del rifugiato.
In questa occasione l’associazione per i diritti umani (www.peridirittiumani.com) organiizza una serata conviviale presso il ristorante Samarkand, Via Pantaleoni 10, Milano (via Pantaleoni si raggiunge comodamente a piedi dalla stazione Lancetti del passante).
La serata prevede, a partre dalle 19,
Cena a buffet
Interventi degli ospiti
Musica
Il costo di partecipazione (bevande escluse) è di 15 €.
Alessandra chiede di prenotare per tempo, e aggiunge: più persone paganti saremo e a più persone rifugiate potremo offrire la cena e i nostri abbracci!

Piero Basso

 

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