Per una Europa desiderabile.

 

Gianni Tamino.

Di Europa c è sicuramente bisogno, ma spesso vengono visti solo gli aspetti negativi dellí Unione Europea, dimenticando tutte le buone ragioni che ci devono portare a difendere la costruzione fin qui realizzata. Tuttavia sarebbe un errore non renderci conto che molte cose non vanno e che dobbiamo proporre dei decisi passi avanti verso la costruzione di una vera Unione Europea, anzi in prospettiva di Stati Uniti d’Europa.
La realizzazione di una vera Unione di Stati richiede l’applicazione di principi federalisti come il principio di sussidiarietà e quello di solidarietà che devono costituire un obiettivo per il quale ha senso impegnarsi.
Dobbiamo dunque individuare un percorso che riprenda la strada verso gli Stati Uniti díEuropa, a partire da una Costituzione condivisa ed attuata da tutti gli stati membri per poter contribuire alla soluzione delle gravi emergenze che incombono sul pianeta: cambiamenti climatici, distruzione delle risorse naturali, crisi economiche, sociali e politiche, nuovi rischi di guerre, solo per citare le emergenze più evidenti.
Di fronte a tali emergenze abbiamo bisogno dell’ Europa, intesa come Federazione di Stati.
Nel 1995 Alexander Langer aveva già identificato fra le principali sfide dell’Europa il ruolo positivo che l’Unione avrebbe potuto giocare per la pace, l’ambiente, la democrazia e la costruzione di uno spazio euromediterraneo aperto e solidale. Tali sfide sono oggi ancora più presenti di fronte ai cambiamenti climatici, alle guerre in corso, all’esodo di molti migranti in cerca di nuove occasioni di vita, in fuga da guerre, crisi economiche ed ambientali, pesanti violazioni dei diritti umani.
Nell’intervento in occasione dell’insediamento della Commissione Santer, Langer affermava:
“C’è un altissimo bisogno, in Europa e nel mondo, di esempi positivi, di strade che portino all’integrazione, alla democrazia, alla pace, alla giustizia sociale ed ecologica. L’Unione sia un esempio positivo, e che lo sia senza scaricarne i costi ed i pesi sugli altri. Un’Europa fraterna ed ospitale, la cui legittimità e credibilità è affidata in primo luogo al consenso dei cittadini: a coloro che scelgono l’integrazione piuttosto che la disintegrazione, l’unità politica e non solo il grande mercato, la giustizia sociale e l’ambiente più che la crescita e la competizione. ”
Ma già nel 1993 Langer aveva scritto, in un articolo apparso sul Corriere della Sera del 10.3.1993:
“Lo slancio del processo di integrazione sembra in crisi, all’ interno della Comunità. La disintegrazione dell’Europa orientale non ha rafforzato la coesione di quella occidentale. Anzi, i differenti interessi rispetto all’ Est sembrano suggerire divaricazioni anche ai partners comunitari. Le tappe della costruzione comunitaria restano essenzialmente nelle mani dei governi, assai poco dei popoli e dei Parlamenti, quello europeo compreso. Eppure il fascino della Comunita’ europea in molte regioni del mondo e’ grande: si tratta pur sempre dell’ unico processo di integrazione
regionale su grande scala che avviene senza guerra e senza (troppa) egemonia .”
Prima che sia troppo tardi e che la disintegrazione abbia fatto troppe vittime, bisognerebbe rilanciare un progetto di integrazione pan europea, a partire dalla Comunità. Dare questo ruolo promotore ai Parlamenti, e pretendere un processo costituente di natura parlamentare sia per la nuova Unione europea, sia per l’unificazione di tutto il continente, risponderebbe alle migliori tradizioni democratiche.
Emerge da questi interventi la necessità di costruire un’Europa fraterna ed ospitale che risponda alle esigenze delle varie popolazioni che la costituiscono, realizzando una vera integrazione, attraverso un processo costituente
Quello che oggi sicuramente manca è lo sviluppo di una cittadinanza europea, per cui chi vi appartiene si senta allo stesso tempo cittadino del suo stato (tedesco, francese, italiano, ecc.) e cittadino europeo, consapevole dei diritti umani, civili, sociali, culturali, religiosi, di genere, etno-linguisticiî che tale cittadinanza comporta.

Occorre una politica di promozione del decentramento e dell’autogoverno locale, che non è in contraddizione con la forte richiesta di una vera Unità dell’Europa, ma coerente con líidea di una costruzione federale dell’Europa, in attuazione del principio di sussidiarietà, che comporta, nei rapporti tra istituzioni territoriali di diverso livello (come Comuni, Regioni, Stati, Unione federale) da un lato, che lo svolgimento di funzioni pubbliche debba essere svolto al livello più vicino ai cittadini e, dall’altro, che tali funzioni vengano attratte dal livello territorialmente superiore solo laddove questo sia in grado di svolgerle meglio di quello di livello inferiore.
In pratica decentramento locale e aggregazione sovranazionale costituiscono i due lati della stessa medagliaî e il federalismo europeo dovrebbe contenerle entrambe per essere convincente, condizione indispensabile per realizzare un Europa unita più convinta, più reale e più larga, ma anche più articolata e più democraticaî con un generale riequilibrio dei poteri, premessa alla nascita di una cittadinanza comune europea.

Occorre andare oltre la vecchia ricetta dell’unificazione europea  che ha procurato mercificazione e degrado dell’ambiente, disoccupazione massiccia, competizione selvaggia, mentre diventa necessario re-inventare l’Europa non al fine di gareggiare con l’America o il Giappone, ma per diventare ospitale verso tutti i suoi abitanti ed amica a tutto il resto del pianeta.

Una risposta

  1. Franco Calamida ha detto:

    Del tutto condivisibile, sebbene cambiare l’Europa sia un’ opera titanica. Visti gli interessi in gioco e contrapposti.

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