Tra locale e globale.

Nella foto: giovani in lotta in difesa del pianeta . Gli scienziati hanno dato loro ragione sui cambiamneti climatici .

Intervento redatto a cura di Emilio Molinari e Oreste Magni per il Forum organizzato da Laudato si' a Milano il 19 gennaio 2019.

Il luogo è dove viviamo è dove costruiamo le nostre relazioni, il nostro stare insieme, dove costruiamo affetti e progetti, dove si costruisce la nostra identità. A differenza di realtà più ampie, quello che accade in un luogo è totalmente verificabile dalle persone che lo abitano, condizione necessaria (anche se non sufficiente) per lo sviluppo della democrazia, del rapporto tra responsabilità, rappresentanza, controllo dal basso, in questo senso lo stesso concetto di luogo, è concetto prezioso che va inteso e rivalutato al di là di atteggiamenti escludenti e di chiusure interessate che ne sviliscono il ruolo potenziale.

Nel nostro paese il luogo, è anche parte della storia popolare, luogo istituzionale: è quello dei Comuni e dei sindaci.La Lega Nord, inseguita dalla stupidità della sinistra, parla di autonomia regionale. Autonomia come rottura dei ricchi verso la povertà. Ma oggi dovremmo parlare di autonomia dei comuni. Di ripresa di un loro ruolo.L’acqua potabile che arrivava ai rubinetti e alle fontanelle a Milano era chiamata l’acqua del Sindaco. Il sindaco, l’autorità sanitaria. Luoghi…lo sono anche le aree metropolitane, territori a metà tra città e campagna, dove fino agli anni 60 si sviluppavano gli orti i pascoli e le stalle….che rifornivano i mercati della città, i mercati rionali e comunali. Hinterland dove i lavoratori attraverso gli spacci aziendali si rifornivano di prodotti controllati da una filiera corta e partecipata dalle Commissioni interne..

Poi questi luoghi, di terra di acqua e di vita, sono stati annientati dalla perdita di memoria, dallo sviluppo della rivoluzione verde agrochimica, dai veleni industriali…dal cemento di uno sviluppo che da per scontato che nel 2050 il 70% della popolazione vivrà nelle città. Che le campagne saranno ancora più spopolate da una rivoluzione agricola digitale 4.0, coi droni e i robot ma senza contadini, senza saperi, senza vita. Comuni, città e aree metropolitane: luoghi dove si palesa l’insostenibilità del modello urbano, dei consumi, del lavoro fine a se stesso, obbligato: il lavoro per il consumismo per genera altro lavoro. Dove le contraddizioni dello sviluppo globalizzato si ripercuotono sulle relazioni umane e distruggono ogni vincolo solidale. Dove alla fine “sbarcano e arrivano” gli emigranti, diventati scarti, rifiuti da far sparire in orridi quartieri o da rispedire al di la del mare in altre discariche. Luoghi ove il cemento brucia sempre più territorio e quel verde per respirare e produrre ossigeno e assorbire anidride carbonica, dove si muore per l’aria avvelenata, dove dal nord al Sud si occultano rifiuti tossici, si sviluppano e si palesano globalmente le terre dei fuochi: dalle porte di Milano alla Somalia di Ilaria Alpi. Dove solo l’autorganizzazione dal basso può affrontare

Luoghi dove l’istituzione ha volutamente perso autonomia, non dispone più dei mezzi per sviluppare una politica, dove è ridotta a vendere territorio. E non dispone più delle municipalizzate: dell’acqua, dell’energia, dello smaltimento dei rifiuti, dei trasporti per poter tentare politiche alternative. Non ha più l’ortomercato possibile terminale di una agricoltura di prossimità cittadina, alternativa e controllabile, non ha più il macello, la centrale del latte, i mercati rionali ecc… . l popolo italiano si sente ancora vicino al comune. E’ raggiungibile dalla sua partecipazione, dalla possibilità di un controllo, e dalla possibilità di costruire alternative.

Pensiamo a Riace e a Mimmo Lucano, la sua autonomia se l’è ripresa, si è costruito la sua municipalizzata del servizio idrico, scavando un pozzo e assicurando l’acqua potabile a tutti e gratuitamente, e la sua municipalizzata dello smaltimento dei rifiuti dove lavorano emigranti ecc….ll locale è il luogo, dove la gente può agire pensando anche al globale e avere l’ambizione di agire anche nazionalmente mondialmente. Dove si può pensare di poter ricostruire la politica che non c’è più e dei movimenti che guardino al mondo. Agire localmente e pensare globalmente? Sì! Ma anche agire mondialmente. E’ sembrato possibile con i Forum Sociali Mondiali di Porto Alegre ecc…Centinaia di migliaia di persone, migliaia di esperienze alternative, movimenti sociali, intellettuali come Saramago e Galeano e Noam Chomski per giorni a confronto.

E’ purtroppo mancata la volontà di rinunciare alla autoreferenzialità di ciascuno, di scegliere due o tre obbiettivi comuni per sviluppare battaglie comuni. Coinvolgere governi, costruire una rete di comuni, di grandi città soggetti le battaglie: per il diritto umano all’acqua da affermare dalle Nazioni unite, da concretizzare con Agenzie e tribunali che colpiscono le violazioni. Partire da qui, con l’autorganizzazione: in agricoltura che guarda anche anche agli antichi saperi e nella distribuzione dei GAS, con la ripubblicizzazione delle aziende locali, partecipate dai lavoratori nei consigli di gestione. Per renderci di nuovo attivi e coscienti e rendere coscienti i nostri “vicini”, che oggi il luogo di tutti, è la Casa Comune, il Pianeta, quello della Laudato Sì di Papa Francesco dove attraverso il diritto all’accesso ai beni comuni fondamentali si svolge la vita degli umani e dei non umani. Viviamo un mondo globalizzato e non si può evitare di affrontare la globalizzazione, e non si può evitare di costruire anche reti e movimenti mondiali e obbiettivi mondiali. Oggi più che in passato l’integrità della Casa Comune locale e globale è messa in discussione da una globalizzazione a senso unico, dove interessi di poche minoranze senza luogo, ma presenti con la loro invasività dovunque, mettono in discussione, in maniera dirompente l’integrità del Pianeta.

Scrive Noam Chosky:” Non possiamo ignorare che siamo in un momento unico della storia umana. Per la prima volta le decisioni che prenderemo determineranno la sopravvivenza o meno della specie. Non era così in passato. Oggi lo è. Ma in più luoghi, in più situazioni, vengono oggi messi in discussione i concetti portanti di questa globalizzazione a senso unico. Sono mobilitazioni che esprimono qualcosa di ben diverso di quello che l’acronimo nimby (not in my back yard, non nel mio cortile) vorrebbe farci intendere. Sia che si tratti della difesa di una valle, di una distesa di ulivi, di una presenza invasiva di trivellazioni petrolifere, del passaggio di un oleodotto in Puglia, o negli USA, o della devastazione nella foresta amazzonica o lacandona in Chiapas, queste mobilitazioni evolvono ormai verso una visione ampia.

E’ possibile, partire da lotte locali, da produzioni agricole alternative, da referendum, ecc…concepire reti europee e mondiali di movimenti e di città, di Comuni, contro le trivellazioni in terra e in mare, per l’eliminazione del carbone nella produzione di energia, per la definitiva denuclearizzazione della produzione energetica, per la messa al bando del diserbante glifosato. Per sapere la verità sul destino dei rifiuti tossici nocivi sparsi nel mondo.  Abbiamo vissuto direttamente da diverse collocazioni la mobilitazione di un piccolo paese e di un intero territorio, contro l’ennesimo sfregio dovuto alla volontà di realizzare una discarica in una cava. E’ anche grazie a questa opposizione vittoriosa che sono maturate soluzioni diverse al problema rifiuti a livello via via più ampio, che la raccolta differenziata, ha preso avvio, prima con sperimentazioni a scala ridotta e autogestita, col compostaggio e la raccolta delle frazioni secche nei quartieri, e poi con l’utopia del porta a porta che è divenuta realtà, dando il suo contributo affinché una Regione come la Lombardia si dotasse nel 1993 di una prima legge sulla raccolta differenziata. C’è chi giustamente chiama questo procedere un intreccio virtuoso.

Sono innumerevoli le lotte che tracciano da tempo le alternative necessarie e un “futuro capace di futuro”. Sempre Noam Chosky parla di: venti di protesta. Perché le sfide che oggi ci troviamo di fronte sono sfide globali, ma che ritroviamo in nuce nei conflitti locali. Pensiamo al cambiamento climatico, problema dei problemi, globale, planetario che si affronta localmente con il risparmio energetico la solarizzazione delle città e dei villaggi, con reti elettriche democratiche e partecipate e alternative con l’accoglienza degli emigranti. Ma anche globalmente con il movimento dell’acqua, e mobilitazioni come quella dei ragazzi di Greta Thunberg. Di fronte a noi, dall’altra parte del Mediterraneo a non più di 200 Km, partono i barconi della speranza e della morte, c’è un continente: l’Africa. Un miliardo e duecento milioni di abitanti. Età media 18 anni. Nel 2050 saranno 3,5 miliardi. Dove il 60% della popolazione è impegnata nella agricoltura e di questi il 40% nell’agricoltura di sussistenza e di villaggio.Dove è in atto un Land Grabbing ( un accaparramento di terre) di aree pari a 8 volte l’italia. Un accaparramento di terre fertili, che include enormi acquiferi. Dove Impregilo Salini dissemina mastodontiche dighe all’insegna degli aiuti allo sviluppo in Etiopia, Congo ecc….in nome dello sviluppo sostenibile.

Scrive nel suo deplian pubblicitari la Salini:

“Nel panorama dell’economia mondiale l’Africa è diventata negli ultimi anni il Continente dove la “speranza dello sviluppo” si sta traducendo in atti e opere concreti. Non a caso è stata definita il “polo di investimento del futuro”, l’area del mondo più attrattiva per chi opera nel segno di uno sviluppo sostenibile che integra l’impegno imprenditoriale con le potenzialità dei popoli e il rispetto dell’ambiente. In questo processo il Gruppo Salini Impregilo si trova in prima linea forte della sua esperienza storica nella realizzazione di progetti infrastrutturali nel segmento acqua.” Che bel modo per definire mega dighe “sostenibili” che bloccano i fiumi in 14 stati africani compresi: il Nilo, l’Omo ecc… prosciugano laghi come il Turkana, per produrre energia ma anche per dare acqua ad enormi aziende agricole in mano a cinesi, arabi e occidentali. All’insegna dell’ambientalismo (sic). Aziende appunto 4.0 dove non c’è occupazione. Terre e acqua per dar vita ad un estrattivismo dissennato di petrolio, gas e gas di shisto e minerali strategici, oro ecc…. Terra ed acqua per moderne aree industriali cinesi come in Etiopia, che caccia dalle sue terre gli Oromo. Espulsione dalle terre di milioni di persone. Uno svuotamento delle campagne e la fine del contadino africano. Come nella prima e nella seconda rivoluzione verde: quella meccanica e quella dei semi globalizzati e della chimica ora della rivoluzione digitale e dei droni in agricoltura.

Svuotamento delle campagne, ecco il 70% che vivrà nelle città nelle megalopoli e nelle bidonvilles ecco…..emigrazione di massa…emigrazione nera, razzismo ecc… Aiutiamoli a casa loro?? si cominciamo ad andare a S. Donato milanese davanti all’ENI, cominciamo ad andare davanti alla Salini a Milano. Con i ragazzini che scendono in piazza in Europa e domani nel Mondo per mettere fine al riscaldamento del pianeta. Per salvarlo e cambiarlo per salvarlo. Pensiamo all’Africa, il Land grabbin, di aree pari a 8 volte l’Italia il proliferare delle dighe della Salini Impregilo

Nel panorama dell’economia mondiale l’Africa è diventata negli ultimi anni il Continente dove la “speranza dello sviluppo” si sta traducendo in atti e opere concreti. Non a caso è stata definita il “polo di investimento del futuro”, l’area del mondo più attrattiva per chi opera nel segno di uno sviluppo sostenibile che integra l’impegno imprenditoriale con le potenzialità dei popoli e il rispetto dell’ambiente. In questo processo il Gruppo Salini Impregilo si trova in prima linea forte della sua esperienza storica nella realizzazione di progetti infrastrutturali nel segmento acqua.Le immagini raccolte in questo libro sono la conferma più eloquente dell’attenzione rivolta al “valore” strategico dell’acqua che le dighe e gli impianti idroelettrici hanno trasformato in fonte di vita e di progresso.Le dighe non sono barriere ma anelli di civiltà in una catena di valori dove l’acqua è il valore supremo, benedetto da tutte le religioni e da tutti i popoli che desiderano unirsi per andare oltre la speranza…” Ceo Pietro Salini

 

Emilio Molinari e Oreste Magni

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