Infanzia

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INFANZIA

 

Sono nato il 4 maggio dell’ anno 1938 .

L’umanità non se ne accorse, ma per me fu un giorno importante;

anzi il più importante di tutti. Anche l’ultimo giorno, quando il futuro è ormai diventato passato, lo è.

Per nessuno dei due siamo noi a decidere. Anche per mio padre, Leonida Calamida, alpinista e partigiano, accolto nel Giardino dei giusti e per mia madre , Clementina Chiapusso, insegnante, suppongo sia stato un giorno importante.

Ho cercato su Wikipedia quali personaggi illustri sono nati il 4 maggio. Tra i tanti ne ho trovato uno che mi ha sorpreso: “Franco Calamida, politico italiano.”

Non so chi abbia deciso di chiamarmi Franco, a me nessuno chiese nulla.

Così mi ritrovai nel mondo, capita a tutti.

Topolino aveva già 10 anni ed era famoso, “padre” importante.

Che dire del mio?

Amava l’avventura, la coerenza e la libertà ( oggi non è ben chiaro cosa sia la libertà , ma allora era abbattere un muro : il fascismo).

Era anche onesto, ma allora era normale, non era neppure il caso di dirlo.

Ha amato, per tutta la vita, mia madre. Lui decideva, lui comandava. Erano tempi così.

Mia madre mi cantava una canzone, sempre la stessa canzone…: “Ma l’amore no. L’amore mio non può dissolversi con l’oro dei capelli…”. Non credo ne esista una più bella.

Anche lei era molto bella.

Era dotata di una vitalità straordinaria: quando dopo molte ore di cammino, in passeggiata a Cervinia, attraversando prati e piccole valli viola di viole, con alti monti sul nostro fianco, noi tre, Alba, mia sorella, Renato, mio fratello, e io stesso, che eravamo camminatori ,ci fermavamo per una sosta, lei proseguiva, saliva su di un colle , una altura… su qualcosa che stava oltre. Perché ? Perché stava li.

Voleva vedere tutto, amava viaggiare.

Nello stesso giorno, il 4 maggio del 1938, Adolf Hitler veniva ufficialmente ricevuto a Roma da Benito Mussolini.

In Spagna c’era la guerra . In Italia, come una nube tossica calavano sulla società e i sentimenti di fratellanza le leggi razziali.

Mio padre fu tra i pochi che considerarono assai probabile l’esplodere della seconda guerra mondiale . I più erano assolutamente certi che non vi fosse rischio alcuno: dopo la prima guerra mondiale ( quella terribile , quella dei generali macellai che inviarono i contadini di vari paesi d’ Europa a sterminare altri contadini dei quali ignoravano persino l’esistenza, cioè la Grande Guerra del 1914-18 ) un‘altra simile follia non sembrava possibile .

Invece fu follia: per molti, i folli assetati di eroismo, uccidere o essere uccisi dava senso alla vita. La pace non è mai certa, la pace non è per sempre.

Perché dovevo nascere proprio in quel mitico (per me) 1938?

Mio padre non mi mise certo al mondo perché potessi vedere anch’io cosa è una guerra. Odiava la guerra e la violenza .

E allora: perché? Perché è la vita, che scorre. Perché era il suo modo di essere coraggioso.

Era anche molto preciso e puntuale, però per fortuna, sua e mia, ad una riunione di antifascisti arrivò in ritardo, gli altri furono tutti arrestati , anche il Comandante Poldo Gasparotto. Furono internati nel campo di concentramento di Fossoli e poi fucilati.

La guerra è terribile, lo appresi più tardi.

Noi, Renato, che nacque proprio nel 1940, io stesso, eravamo amati e protetti, eravamo certi che nulla di male potesse accaderci. Avevamo, come scudo invisibile ma reale, la stessa fiducia (fede nel futuro?) dei nostri genitori.

Alba non era ancora nata. Nacque nel 1945; il nome, ne son certo, non fu scelto a caso.

Allora si sperava in un nuovo giorno, in un nuovo mondo.

Avevo sette anni, quando la guerra ebbe fine.

Furono anni feroci, anni di orrori, di violenze, con milioni di morti e cancellazione di città intere. Anni di genocidi. Anni  terribili per gli stupri di milioni di donne.

Anni infelici dunque, ma non per me: io ho avuto un’infanzia felice. Quando le bombe cadevano, di notte, e le sirene suonavano cupe, scendevamo in cantina, come tutti i bambini del caseggiato e ci inventavamo giochi. “Tutto bene, state tranquilli”, ripetevano i genitori. E noi stavamo tranquilli.

Fui sfollato a Venegono, il cibo scarseggiava, arrivò una lepre nei campi di asparagi , numerosi in quella zona. Tutto il paese si lanciò all’inseguimento, la più veloce fu mia madre. Lei afferrò la lepre. Non l’ ho mai dimenticato.

Poi sono stato sfollato a Lesa, sul lago maggiore, lago bellissimo , circondato da prati e ville e d’inverno da alberi di caco che han perso tutte le foglie, ma conservano i frutti arancione, che paiono dorati quando c’ è il sole.

Vivevo nella villetta dei nonni paterni, deliziosa, con grande camino all’interno e con orto e giardino all’ esterno.

Nonno Francesco ( parente di Umberto Calamida, illustre chirurgo e studioso) e nonna Andreina, furono la mia gioia, io fui la loro gioia.

C’era un gallo, grande, come appaiono i galli ai bambini piccoli, che mi aggrediva sempre quando andavo nell’ orto.

Mi piacevano i temporali: sul lago sono esplosivi e potenti.

Avevo la passione della pesca: poco lontano dalla nostra casa c’era una fontana usata dalle lavandaie, non grande. Mi mandavano a pescare lì, non c’erano pericoli (e ovviamente neppure pesci). Mi divertivo abbastanza. Non si vive senza sogni.

Andavo anche al lago a fare il bagno, ma non avevo il costume. Allora mia nonna cucì la parte inferiore di una vecchia maglia di lana di mio nonno lasciando due aperture per le gambe. Finalmente avevo il mio costume. Quando lo indossai sulla piccola spiaggia sassosa del lago tutti i bambini risero.

Sapevo che attorno a noi c’era la guerra; a Lesa brave persone nascondevano gli ebrei, altre li denunciavano, la maggioranza pensava: non ci riguarda. Gli indifferenti.

Nel 1943 un gruppo di molte decine di ebrei fu condotto fino alla rotonda di Belgirate e li sterminato, con le mitragliatrici. I bambini portarono fiori.

Poi nacque Alba e la guerra finì.

L’Italia aveva perso, noi avevamo vinto. Più tardi diranno “ E venne il tempo della libertà…” Certo, ma ciò che io ricordo, all’arrivo delle truppe americane in Corso Sempione a Milano, poco dopo il 25 aprile, negli occhi delle madri, e dei vecchi in lacrime, e dei bambini che guardavano i grandi e facevano le stesse cose, ciò che vidi sui loro volti e nei cuori fu una travolgente felicità.

La felicità condivisa, trasmessa dagli uni agli altri, la mia felicità è la tua felicità.

Miglia e migliaia di persone felici. Non accadde mai più nel corso della mia vita.

E vennero i giorni e gli anni del “buon vivere”, in montagna, a Cervinia e al mare a Pra, in Liguria. A Cervinia giocavamo sul torrente (oggi murato) e camminavamo, quanto camminavamo, su per i boschi fino alle morene. Era la bellezza, oggi perduta.

Nel mare di Pra c’erano i cavallucci marini e l’acqua era di cristallo. I piccoli, noi e le cugine Migi e Lia, andavano spesso nelle serre a prender verdure e il basilico dal profumo inebriante, oggi famoso nel mondo.

Le serre si trovavano poco sopra la casa dei nonni materni: Leonilde Caviglia, maestra ( con illustre parentela: Enrico Caviglia, Maresciallo d’ Italia, Ministro della Guerra, generale, pluridecorato, nato il 4 maggio) e Michele Chiapusso, (capostazione e giocatore di bocce ) .

In città, a Milano, la domenica si andava al Parco di Monza, con le biciclette, i piccoli aggrappati al sellino, allora scomodissimi.

Si riunivano come allegra brigata ciclo-trasportata diverse famiglie; erano gli amici di mio padre : tutti partigiani. Fino a circa 10 anni , o quasi, ho pensato che tutti gli abitanti di Milano fossero partigiani. Erano i giorni, i mesi, gli anni della fiducia nel futuro.

Noi apparteniamo al nostro futuro. Questo, da giovani, pensavamo. Ci sarebbero accadute cose bellissime. Non è così oggi, non mi pare sia così.

Ma non è per questo che ho raccontato un poco di passato.

Arrivando all’oggi, dopo circa 80 anni . Che accadrà nel prossimo futuro?

Mark Twain ha scritto: “E’ difficile fare previsioni, in particolare se riguardano il futuro”

 

Franco Calamida – Milano – gennaio 2019.

 

4 Risposte

  1. franco calamida ha detto:

    Ringrazio quanti hanno avuto la pazienza di leggerlo. Lo ho scritto perchè mi sarebbe dispiaciuto che quei ricordi andassero perduti. Sono ricordi che hanno tutti, non più importanti di altri. Io vorrei che nessuno andasse perduto. Ma è impossibile.

  2. Mgmeriggi ha detto:

    Un racconto dolce come franco calamida-il politico di Wikipedia – è stato sempre. Grazie

  3. Mgm ha detto:

    Un articolo dolce come franco – il “politico” di Wikipedia – è sempre stato

  4. Luisa ha detto:

    Caro Franco, grazie. Un abbraccio Luisa

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