1969…2019 : dall’egualitarismo al populismo.

Il 1969 fu segnato dall’ egualitarismo, che è una  vera e propria concezione della società e da politiche rivendicative basate su interessi comuni,   con una stella polare : l’ unità . L’ unità di operai e impiegati,  del nord e del sud,  di lavoratori e studenti. Quella stagione di lotte e conquiste di diritti  fu di dimensione internazionale; le  mobilitazioni operaie e studentesche , con scioperi , occupazioni di scuole e università  , in molti paesi , erano animate da una comune  visione del mondo. Furono, in sintesi, gli anni della solidarietà e dell’  internazionalismo. Oggi, dopo 50 anni, si è passati a Lula in galera perché operaio ( amara constatazione di Luigi Ferrajoli), alla frammentazione della sinistra e alla perdita di ruolo dei lavoratori e forza della classe operaia. La crescita delle diseguaglianze, l’abbandono, persino nel linguaggio della sinistra,  dello stesso termine socialista  ( ci sono però Sanders e Corbin ) , la crisi della democrazia e della politica sono la cifra del presente. Insomma: soffia un brutto vento. Il 1968 e il 1969 sono stati gli anni della democratizzazione  sia della fabbrica che della società, che fu conquista della lotta di classe. Come proporre un progetto di ricomposizione attorno ai valori di libertà dal bisogno e di solidarietà, considerando l’ accoglienza degli immigrati metro di misura della civiltà ? Con quali buone pratiche e quale buona politica , articolata sulla base di moderna visione del mondo , possiamo e dobbiamo contrastare le diseguaglianze ?

Dobbiamo valorizzare nel presente quanto è stato positivamente sperimentato e conquistato in quegli anni. La gravità della situazione, sociale innanzitutto ma anche istituzionale, è nota ; ma proprio per questo dobbiamo approfondire l ‘analisi e la comprensione dei fenomeni, complessi, non superficiali. Sono perduti irrimediabilmente  il senso di appartenenza ad un progetto per il futuro, destrutturato a partire dagli anni 80? Lo è  il senso del collettivo e l’ idea che nessuno può farcela da solo?

Cosa possiamo salvare dei  i nostri antichi “totem,” degli orizzonti e speranze per il futuro che ispiravamo le nostre lotte : “Il valore del lavoro” – “l unità fa la forza” – “la politica che  può cambiare la società e il mondo- “l’ informazione è potere   ” ecc ecc. Quella che allora  consideravamo , nella gestione delle lotte   “democrazia diretta” , o meglio  partecipativa , era il modo d’ essere della   “lotta di classe”; era, in molte realtà, pratica dell’ obiettivo, coerenza  e primato assoluto dell’ assemblea; perciò non solo democratica ma anche vissuta da tutti come tale.  Oggi la democrazia diretta viene invece contrapposta a quella rappresentativa e alla Costituzione.

Dunque un confronto di idee, sull’ oggi, attuale e con sperimentazione innovativa,  senza nostalgie da reduci , anche senza la presunzione di delineare un complessivo progetto , ci pare utile e urgente.  Abbiamo semplicemente  l’ ambizione di dire: “si deve reagire, insieme; la buona politica è l’ idea che una altro mondo è possibile ” .

E’necessaria  una riflessione critica collettiva sui 50 anni trascorsi, per trarre indicazioni anche dalle esperienze di chi “le lotte le ha fatte” ( alcune sono riportate sul sito www.lasinistrainzona.it ). Dobbiamo chiederci : ma come è possibile ? cosa è successo ? dove ci siamo smarriti ? Non tutte queste domande hanno semplice risposta, ma porle è già un primo passo : per risolvere un problema bisogna riconoscerne l’ esistenza . A noi pare che sia il tempo della ricomposzione .

 CostituzioneBeniComuni

 

Una risposta

  1. Redazione ha detto:

    La preparazione di questa assemblea è importante quanto le relazioni che verranno proposte. Un confronto di idee ed esperienze è urgente per contribuire ad una rifondazione culturale che argini il degrado politico e etico rappresentato dalla demagogia populista e sovranista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *