La fibronit di Broni: una tragedia dimenticata

In provincia di Pavia più di duecento persone sono morte a causa delle produzioni di lastre in cemento amianto effettuate dalla Fibronit. La strage continua ancora, al ritmo di quattro persone l'anno. Bisogna mobilitarci tutti perché il processo si faccia subito e gli operai e i citttadini ottengano giustizia.

Troppo spesso ci dimentichiamo che le malattie professionali mietono ancora piùvittime degli infortuni.

Grazie al Presidente Napolitano, la stampa si è accorta delle tragedie quotidiane costituite dai gravi infortuni di cui quello alla Thyssen è divenuto riferimento obbligato, tanto che operai di quella fabbrica sono candidati alle prossime elezioni.

Purtroppo, non viene data altrettanta attenzione a tragedie ancora più grandi, legate alla esposizione a sostanze tossiche, di cui l'amianto è l'esempio più noto. Eppure, le malattie professionali sono ben più numerose, ed hanno effetti più gravi persino degli incidenti mortali. Ne è esempio la Fibronit, azienda produttrice di lastre in cemento amianto, ora chiusa, che si trova nel comune di Broni, provincia di Pavia.
Non sono ancora noti i dati completi e perciò le dimensioni di questo dramma; è infatti ancora in corso la perizia ordinata dal tribunale di Pavia, che ha aperto un procedimento penale verso alcuni responsabili dell'azienda. Fornisco perciò cifre molto al di sotto della realtà, ma egualmente impressionanti.

Dal 1975 al 2004 si sono verificati fra gli operai Fibronit 50 casi di mesotelioma e 110 tumori al polmone, oltre a numerosissimi casi di asbestosi.

Il mesotelioma è un rarissimo tumore che colpisce le pleure; in assenza di esposizione ad amianto la sua frequenza è di un caso su un milione di persone; un caso su centomila fra la popolazione italiana, a causa dell'esposizione a manufatti quali eternit o simili, che hanno trovato largo impiego nelle costruzioni civili. Fra gli operai Fibronit la frequenza è cento volte maggiore. Purtroppo, l'amianto provoca anche tumori al polmone; si calcola che per ogni mesotelioma di origine professionale si contino due casi di tumore polmonare. Tutte e due questi tipi di tumore hanno probabilità di sopravvivenza molto bassa.

Ma non basta: dal 1993 al 2002 si contano fra gli abitanti di Broni e del vicino comune di Stradella trenta casi di mesotelioma, 15 maschi e 15 femmine.

I racconti degli operai sono molto significativi della assenza di qualsiasi accorgimento atto a prevenire l'esposizione: mi hanno raccontato che alla fine giornata erano pieni di polvere, e se la toglievano con la pistola ad aria compressa! Le tute portate a casa a lavare venivano rispolverate e scosse all'aria dalle mogli, che per questo hanno subito anche loro terribili conseguenze.

Ma l'azienda, oggi chiusa, miete ancora le sue vittime, al ritmo di quattro nuovi casi di mesotelioma l'anno fra la popolazione di Broni e Stradella:la fabbrica è ancora là, in pieno paese, carica di polveri che si disperdono al vento; la bonifica ha un costo, circa 20 milioni di euro, che lo Stato non è stato finora disposto a pagare.
Stiamo parlando di almeno duecento morti, e di quattro mesoteliomi l'anno, destinati a continuare per lungo tempo ancora.

Eppure i responsabili non pagheranno, ormai deceduti da tempo, e i danneggiati non avranno forse neppure un risarcimento, visto il fallimento della Fibronit. A loro non è dovuto neppure l'onore della cronaca, né un rapido processo, come è avvenuto nel caso della Thyssen.

Legambiente ha presentato questa settimana un esposto alla magistratura, cui hanno aderito 43 fra cittadini e operai della Fibronit. Il processo merita di essere seguito, con tutto l'appoggio che riusciremo a fornire. Ma numerose altre tragedie si sono verificate un po' ovunque, dimenticate dall'opinione pubblica e perciò lasciate cadere senza alcun provvedimento, neppure dalla giustizia, lenta e distratta com'è in casi come questi: Basti pensare a Mantova (leucemie e asbestosi) , all'ACNA (tumori alla vescica) alla Breda (asbestosi, mesoteliomi, tumori del polmone), alla Pirelli (tumori alla vescica), eccetera eccetera.

NELLA NOSTRA CAMPAGNA SULLA SICUREZZA NON DIMENTICHIAMOCI DI LORO!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *