Testo Unico Salute e Sicurezza sul lavoro: il Governo ha approvato lo schema di decreto

Testo Unico Salute e Sicurezza sul lavoro: il Governo ha approvato lo schema di decreto
(Consiglio dei Ministri n. 95 del 6 marzo 2008)

Attenzione: Il provvedimento NON è immediatamente precettivo; anzi l'iter è complesso: deve ora andare al parere delle Commissioni di Camera e Senato, alla Conferenza Unificata Stato-Regioni e al Consiglio di Stato.

Il Consiglio dei Ministri del 6 marzo 2008, alle ore 17,40, sotto la presidenza del Presidente, Romano Prodi, ha discusso e approvato uno schema di decreto legislativo che dà attuazione alla delega conferita dalla legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di salute e sicurezza del lavoro.

Si tratta di provvedimento che il Governo considera ineludibile e dovuto, anche in fase di scioglimento delle Camere, in considerazione dell'incidenza dei tragici eventi legati a infortuni, della rilevanza sociale della materia (più volte sottolineata anche dal Presidente della Repubblica) e dell'ampia convergenza registrata fra le forze politiche. Il provvedimento ridisegna la materia della salute e sicurezza sul lavoro le cui regole – fino a oggi contenute in una lunga serie di disposizioni succedutesi nell'arco di 60 anni – sono state rivisitate e collocate in un'ottica di sistema.

Tra le principali novità del testo, costituito da oltre 300 articoli, 12 titoli e 50 Allegati, che ricomprende le normative già contenute nel d.lgs. 626/94 e altre (es. cantieri, vibrazioni, segnaletica ecc.) e destinato a sostituire e abrogare il d.lgs. 626/94, varato grazie all'iniziativa dei Ministeri del lavoro e della salute e col costante coinvolgimento delle parti sociali, si segnalano:

– l'ampliamento del campo di applicazione delle disposizioni in materia di salute e sicurezza, ora riferite a tutti i lavoratori che si inseriscano in un ambiente di lavoro, senza alcuna differenziazione di tipo formale (c.d. principio di effettività della tutela che implica la tutela di tutti coloro, a qualunque titolo, operano in azienda) e finanche ai lavoratori autonomi, con conseguente innalzamento dei livelli di tutela di tutti i prestatori di lavoro;

– il rafforzamento delle prerogative delle rappresentanze in azienda, in particolare di quelle dei rappresentanti dei lavoratori territoriali (destinati a operare, su base territoriale o di comparto, ove non vi siano rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza in azienda), e la creazione di un rappresentante di sito produttivo, presente in realtà particolarmente complesse e pericolose (ad esempio, i porti);

– la rivisitazione e il coordinamento delle attività di vigilanza, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse, eliminazione delle sovrapposizioni e miglioramento dell'efficienza degli interventi. Viene creato un sistema informativo pubblico, ma al quale partecipano le parti sociali, per la condivisione e la circolazione di notizie sugli infortuni, sulle ispezioni e sulle attività in materia di salute e sicurezza sul lavoro, utile anche a indirizzare le azioni pubbliche;

– il finanziamento delle azioni promozionali private e pubbliche, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese, tra le quali l'inserimento nei programmi scolastici e universitari della materia della salute e sicurezza sul lavoro;

– la revisione del sistema delle sanzioni. In base ai criteri indicati dalla legge delega 123/2007 è stata prevista la pena:

  • dell'arresto da sei a diciotto mesi per il datore di lavoro che non abbia effettuato la valutazione dei rischi cui possono essere esposti i lavoratori in aziende che svolgano attività con elevata pericolosità.
  • Nei casi meno gravi di inadempienza, il decreto legislativo prevede, invece, che al datore di lavoro si applichi la sanzione dell'arresto alternativo all'ammenda o della sola ammenda, con un'attenta graduazione delle sanzioni in relazione alle singole violazioni.

Per favorire l'adeguamento alle disposizioni indicate dal decreto legislativo, al datore di lavoro che si metta in regola non è applicata la sanzione penale ma una sanzione pecuniaria.

Nella stessa logica, il datore di lavoro, che

  • cominci ad eliminare concretamente le conseguenze della violazione della pena
  • adempia, pur tardivamente, all'obbligo ottiene una riduzione della pena con una sanzione pecuniaria che va da un minimo di 8.000 euro a un massimo di 24.000.

Ovviamente tale possibilità è esclusa quando il datore di lavoro sia recidivo o si siano determinate, in conseguenza della mancata valutazione del rischio, infortuni sul lavoro con danni alla salute del lavoratore.

Restano, naturalmente, inalterate le norme del codice penale -estranee all'oggetto della delega- per l'omicidio e le lesioni colpose (articoli 589 e 590 del codice penale) causati dal mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro;

– l'eliminazione o la semplificazione degli obblighi formali. attraverso la riduzione del numero e del peso per le aziende degli adempimenti di tipo burocratico, in quanto non incidenti sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.

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