Elezioni a Milano: intervista di Rizzo al Corriere della Sera

E’ utile e si colloca nel solco del ragionamento propostoda Molinari Agnoletto e Calamida


Rizzo: la candidatura non ha sfondato, va ridato vigore al modello arancione
Un progetto alternativo a quello di
Giuseppe Sala, «perché con lui e con
quello che lui rappresenta faremmo
un passo indietro rispetto al 2011». Il
presidente del consiglio comunale
Basilio Rizzo lancia l’appello «esteso
a tutti quelli che hanno ancora ideali e
speranze»: a chi ha votato Majorino e
Balzani, a chi si era riconosciuto nel
progetto arancione di Giuliano
Pisapia, a chi «non può accettare che l’alternativa sia fra il direttore generale della
Moratti e quello di Albertini (Sala e Parisi, ndr)». Intorno all’appello che sta
preparando i laici di CostituzioneBeniComuni si stanno già raccogliendo firme: della
sinistra, ma anche della società civile e della Milano laica impegnata nelle battaglie
per la giustizia e la trasparenza.
Rizzo, l’analisi del voto?
«Uso una metafora: se il centrosinistra fosse un campo, la maggioranza dei
contadini non ha accettato l’ogm, Sala, preferendo le loro sementi. Voglio dire che
se consideriamo le primarie come una gara, ha vinto Sala e punto. Ma se hanno
valore di sondaggio politico dobbiamo dire che questa candidatura non ha sfondato.
E che quelli che cercavano un’alternativa sono più di quelli che vogliono lui:
immagino che anche Sala vorrà riflettere su questo».
Il modello arancione?
«Qualcuno lo ha messo in archivio, ma l’esito delle primarie ci ha mostrato che anzi
ha un nuovo vigore. Sta a noi dargli ancora forma e sostanza».
E l’invito di Pisapia a restare uniti?
«Dobbiamo andare tutti insieme per proporre l’alternativa Parisi-Sala? Non mi pare
un’eredità di cui andare orgogliosi. Posso capire che il sindaco non possa dire altro
che questo, ma quando ha dovuto scegliere ha indicato che da una parte c’era la
continuità di un sogno, dall’altra l’estraneità».
Non vale neppure il principio di lealtà?
«Qui c’è in gioco il futuro di Milano. Mi interessa la lealtà dei politici rispetto agli
interessi e al bene dei cittadini. Dal mio punto di vista, il problema è un altro».
Quale?
«Il problema non è Sala, ma il significato politico della sua presenza. Perché la
Milano che era stata liberata torna indietro? Intorno a Sala si è aggregato un gruppo
di potere che non è maggioritario neppure nella coscienza della città: noi dobbiamo
costruire un’alternativa».
Perché non lo avete fatto prima?
«Perché queste primarie sono state fatte tra due apparati di partito: il Pd e una parte
di Sel che ha ritenuto di correre questo rischio».
Avete qualche nome?
«Ci stiamo pensando. Ma io vorrei con molta umiltà proporre un ragionamento in cui
non esistono quelli che partono primi e poi gli altri si associano: se scatta la gara a
chi sgomma in avanti per primo è la fine. Intanto diciamo se si condivide il
ragionamento: se si condivide, poi la saggezza delle cose porterà anche il
candidato».
Ma se alla fine sarà Parisi contro Sala, lei cosa farà?
«Noi vogliamo arrivare al ballottaggio. Il popolo di sinistra non è mosso da interessi
ma da convinzioni e valore: se non intravede un sogno e una speranza ma solo
variabili di interessi materiali allora tutto è possibile…».
Anche il caso Liguria?
«Per evitare spaccature bisogna che la politica rinunci alle ambizioni personali e
rappresenti i sogni della gente: in questo modo torniamo a vincere».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *