No all’emarginazione della Sinistra

Nella storia d'Italia del dopoguerra, la Sinistra, attraverso i suoi Partiti storici, ha conquistato un ruolo da protagonista molto importante, che ha contribuito, con i suoi militanti e dirigenti, all'affermazione della democrazia in Italia.

Partendo da questi presupposti, si può affermare che si creò nel dopoguerra una situazione che impediva all'avversario di classe -il grande capitale- di annientare le forze popolari, ma che non permetteva alla Sinistra di sconfiggere il capitalismo.

Una classe capitalista e dirigente tra le più arretrate del mondo. I suoi membri si scannarono e si accusarono fra di loro per cercare il capro espiatorio responsabile dei profitti ottenuti durante la guerra. Dato che questa classe dirigente era così retriva – e lo è anche oggi-, così poco democratica, al di là dell'accettazione superficiale dei principi dettati dalla Costituzione del 1948, che di fatto non si rispettava all'interno delle aziende, si dovette pervenire, giustamente, con una mossa politica intelligente da parte della Sinistra e di altre forze popolari, alla approvazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori (legge 300 del 20 maggio 1970), per poter dare alla classe lavoratrice uno strumento efficace, che la tutelasse da ogni abuso da parte dei datori di lavoro. Il fatto che una classe dominante non rispetti e non consideri la Costituzione nazionale all'interno dei posti di lavoro e costringa la classe subalterna a lottare per fare approvare uno Statuto, che obbliga i padroni a rispettare i loro diritti, dà la misura della sua grettezza.

Questo è stato il ruolo delle classi lavoratrici italiane in quel periodo: la difesa, per mezzo dei suoi Partiti, dei Sindacati e delle associazioni democratiche, della Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza al Nazismo e al Fascismo.

Una democrazia che nasceva dall'entusiasmo, determinato dalla Liberazione, con il ritorno conseguente all'uso dei diritti politici e civili: per la prima volta, in Italia, si votò con il suffragio universale, veramente universale, senza limitazione per le donne o per il censo. E così la Sinistra storica supera il periodo di Scelba negli anni 50 -ricordate la legge-truffa, che doveva permettere alla Dc di essere eletta a vita?-; respinge all'inizio degli anni 60 il tentativo di Tambroni -della alleanza della Dc con la Destra-; difende nelle piazze e in Parlamento i principi della Costituzione, con grandi sacrifici e grandi difficoltà.

Non si riesce a impedire di raggirare quei principi: la legge non è sempre uguale per tutti; chi ha danaro, potere e buoni avvocati si fa assolvere da qualsiasi reato, mentre i poveracci, mal difesi, finiscono sempre in galera. Eppure, con questi gravi limiti, la democrazia si è diffusa. Si è diffusa per merito della Sinistra, permettendo alle grandi masse di inserirsi nelle decisioni politiche; resta ancora da fare, bisogna fare un salto di qualità per realizzare una democrazia compiuta e reale.

La Sinistra, portatrice e realizzatrice di questi valori -i valori del Movimento operaio- non può essere messa da parte, non può essere emarginata, come, di fatto, sta succedendo in Italia.

Ma davvero Veltroni e il Pd sono convinti che una politica di rifiuto di quei valori, che fanno parte delle sue origini, sia una politica pagante? Con programmi e atteggiamenti sempre meno di sinistra e sempre più simili a quelli di un partito borghese di centro? Con programmi che si confondono con quelli di Berlusconi?

Quello che fa male e rabbia è che il nostro ruolo storico, sociale e politico, viene messo da parte; e inoltre che questo tentativo di emarginarci viene da persone che fino a poco tempo fa portavano come simbolo la bandiera rossa e la falce e martello.

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