Mobilitiamoci contro le guerre- Silvano Piccardi.

E’ un invito importante , per questo lo riportiamo .

Considero la questione “guerra”,  un (il?) tema centrale oggi. Abbiamo di fronte una nuova trinità, o meglio, un’idra a tre teste: quella finanziaria (TTIP), quella politico/istituzionale (crisi della democrazia e della  sovranità nazionale) e la guerra, come continuità delle altre due sotto altre, sconvolgenti, forme.
La guerra attuale si configura come “guerra permanente” che tende ad allargarsi e cronicizzarsi, al di là delle scelte di questo o quel Presidente. E’ una guerra che non ha un obbiettivo finale praticabile (la fine del fondamentalismo islamico? la fine di Putin? lo sterminio totale del popolo palestinese? il consolidamento di un cordone sanitario strategico intorno a Cina e India?), ma che gli Usa (e l’Occidente) non possono perdere. Quindi non finirà “mai” (le virgolette stanno ad indicare la relatività del tempo storico)… In questo contesto non esiste un conflitto tra una componente condivisibile rispetto all’altra (per quanto le responsabilità storiche dell’imperialismo siano evidenti) – fatta eccezione per il popolo palestinese e tutte le popolazioni civili vittime indifferenziate delle parti in gioco. Ma i popoli (compreso quello palestinese) non sono in grado di esprimere una soggettività all’altezza dei loro intrinseci e reali interessi.
Relativamente a questa guerra e in questo specifico contesto, la parola d’ordine della “pace senza se e senza ma” è una parola d’ordine  inevitabile e praticabile. Il che non significa fare del pacifismo sempre e comunque, ovvero farne un valore assoluto e a-storico. D’altra parte nemmeno l’art.11 parla dell’opposizione alla guerra come rifiuto di ogni forma di guerra. Infatti esso recita testualmente:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Ovvero, non dice che ripudia la guerra di popolo come difesa da chi “offende” la libertà di quello stesso popolo, ma esattamente il contrario. Per  cui la Resistenza partigiana (ad es.) non viene ovviamente  (e nemmeno indirettamente) stigmatizzata. Quanto al resto, fa solo riferimento ai rapporti tra le Nazioni (e come dargli torto).
Per cui, è con questo spirito che mi permetto di insistere sulla sottolineatura della centralità e urgenza di una grande e insistente azione culturale e politica contro la guerra in atto (e che ci coinvolge direttamente) in difesa dell’aRT.11, convinto che sia una battaglia giusta, popolare e praticabile con minor difficoltà di altre.Silvano Piccardi.

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