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La festa dei popoli - 20 maggio
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Scritto da Franco Calamida, 21-05-2017 10:28

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Per quelli che c' erano e potranno dire " io c'ero" alla manifestazione del 20 maggio e anche per quelli che non c' erano si apre uno scenario nuovo per Milano. Pone a tutti la domanda. " quale risposta dare " ? Su tanti livelli , nessuno va trascurato , incluso quello politico . In che forma la manifestazione favorisce , se è così , l 'unità della sinistra alternativa ? Quali erano le aspettative presenti ?  C'erano , o no ?  Tutte cose da capire e molte altre. Innanzitutto capire. E poi decidere :  " Si uniscono o non si uniscono le forze della sinistra alternativa?" . I tempi sono stretti . Io mi limito , in queste righe  che ho scritto su FB ha raccontare sentimenti e sensazioni .  franco calamida .

Ultimo aggiornamento: 21-05-2017 10:28

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Programma definitivo del Convegno :Lavoro per i migranti, lavoro per tutti .
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Scritto da Franco Calamida, 12-05-2017 09:00

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Pubblicato in : Immigrazione, Immigrazione

Il giorno 27 maggio si svolgerà a Palazzo Marino un importante Comvegno : si affronta il tema dell 'integrazione con la proposta sintetizzata in  "Lavoro per i migranti lavoro per tutti". Oggi non c'è lavoro per i migranti e non c'è  per tutti , dunque si tratta di una radicale  , profonda trasformazione della società . A sinistra riprendiamo un tema quasi dimenticato : il lavoro. Sono questioni che richiedono molta discussione, anche nei Comitati  di MIC e approfonditi confronti . Questo convegno sarà la prima tappa e l 'auspicio che un arco ampio di forze trovino nei contenuti un terreno di iniziativa comune. Per arrivare al "lavoriamo insieme" per rilanciare il valoredCl lavoro è necessaria una riflessione estesa e partecipata , a tutti i livelli , a partire da quelli di territorio . franco calamda .

Ultimo aggiornamento: 12-05-2017 09:05

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Nessuna persona è illegale
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Scritto da Franco Calamida, 05-05-2017 15:15

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Pubblicato in : Immigrazione, Immigrazione




  1. 20 maggio - Manifestazione e contenuti importantissimi - Milano in Comune e CostituzioneBeniComuni
  2. invitano alla partecipazione e a farsi parte attiva per l'affermazione degli obiettivi .

NESSUNA PERSONA E' ILLEGALE
Ci troviamo nel mezzo di una trasformazione profonda e irreversibile che riguarda simultaneamente, sia il mondo esterno che l'interno delle nostre società. I processi e i
fenomeni migratori sono mutati e mutano di continuo; non possiedono più, da tempo, la
fisionomia di eventi specifici e dai contorni delineabili che hanno potuto avere - peraltro
sempre più contraddittoriamente - nel microcosmo italiano degli anni '80 e dei primi '90.
Le migrazioni sono un fenomeno sociale totale che rappresenta lo snodo politico della
contemporaneità: né emergenziale né contingente.
I movimenti migratori costituiscono un potente fattore di problematizzazione di forme e
confini (fisici, giuridici, economici, politici, etici, antropologici, culturali); interpellano
radicalmente l’idea di società che più o meno confusamente possediamo; mettono in
questione la cittadinanza; sovvertono i criteri di appartenenza a una comunità nazionale;
destabilizzano - e noi pensiamo proficuamente - le identità sociali, i ruoli e i rapporti di
genere.
Da un lato, mettono allo scoperto e determinano enormi trasformazioni politiche a
livello dell’esercizio della sovranità, del
le pratiche e delle tecniche di governo, dei
dispositivi di controllo e di detenzione su qualsiasi scala
; alterano e talvolta negano i
diritti consolidati e destabilizzano le figure del diritto.
Dall’altro, hanno neutralizzato,
uno dopo l’altro, i modelli e gli strumenti con i qual
i si è cercato di governarle: dalla
fallimentare gestione dei flussi alle varie forme di integraz
ione selettiva.
L’impatto delle migrazioni, la vastità delle loro implicazioni, minano le divisioni tra un
noi, sempre più labile, dotato di identità culturali sempre più incerte, diritti, risorse, e
loro, i senza diritti, i senza risorse, i bisognosi.
Lo dimostra il fatto che tutto ciò che viene drammaticamente sperimentato sulle persone
migranti, in termini di mobilità, di condizioni di lavoro, di salute, in termini di
disconoscimento e di negazione di diritti, retroagisce su tutte e tutti, più o meno
velocemente, con aggiustamenti e adattamenti più o meno rilevanti, delineando un
orizzonte comune del vivere - e spesso del sopravvivere - dello sfruttamento, del patire,
delle relazioni e conseguentemente delle rivendicazioni.
In molti lo dicono ma vogliamo ribadirlo: sulle persone migranti vengono collaudate le
tecniche di esclusione e di costruzione di una nuova gerarchia sociale che, poi, verranno
applicate a tutte e tutti. E' in atto una marginalizzazione sociale progressiva, resa
evidente dal continuo incremento della diseguaglianza nella distribuzione del reddito
e dal deterioramento delle condizioni di vita e dei servizi
Il sistema istituito con la Convenzione di Schengen, che facilita la libera circolazione dei cittadini europei, presuppone però di converso la limitazione della circolazione dei cittadini non europei. La politica migratoria della U.E. e dei singoli Stati membri neppure agevola l'ingresso legale di chi è costretto a fuggire da guerre e miseria. 
Ciò determina che per approdare nel vecchio continente sia necessario rivolgersi ai
trafficanti di essere umani, rischiando la propria vita.
Solo nel Mediterraneo oltre 35mila persone sono morte o date per disperse: nessuno
parla del dolore in cui vivono le loro le famiglie.
Le polemiche strumentali sulle navi
delle ONG che salvano vite umane nel braccio di mare tra la Sicilia, Malta e la Libia
tendono solo a nascondere la triste verità: le persone migranti vengono lasciate morire e
purtroppo a molti va bene così. Inoltre, l
a politica di esternalizzazione del controllo
delle frontiere europee fa sì che sempre di più, in complicità con gli Stati a sud del
Mediterraneo, migliaia di uomini, donne e bambini siano rinchiusi in luoghi - spesso
costruiti con fondi europei - in cui la tutela dei diritti umani non esiste ma tortura,
soprusi e violenza rappresentano la quotidianità. La detenzione delle persone avviene
molto spesso in maniera illegale mentre i congiunti rimangono all’oscuro della loro
sorte. Nei fatti migliaia di persone migranti sono vittime del reato di scomparsa forzata,
da un decennio sancito dal diritto internazionale (Conv. Int. per la protezione di tutte le
persone dalla sparizione forzata, ONU
20 dicembre 2006)
.
Noi, invece, sosteniamo con forza
e senza esitazioni
che
nessuna persona è illegale;
intendiamo dire che la libertà di movimento degli esseri umani deve essere garantita;
intendiamo dire che le persone non pos
sono circolare meno liberamente delle merci e
del denaro.
In Italia e nella UE, al contrario, l'
ingresso legale di fatto
non è possibile: l'attuale
normativa crea irregolarità, determina clandestinità e illegalismo, criminalizzando di
fatto i migranti e gettandoli
in un circolo vizioso di sfruttamento e marginalità. Noi
rifiutiamo con forza la distinzione tra migranti regolari e migranti irregolari.
Se per un verso è ormai pressoché impossibile ottenere un permesso di soggiorno,
d'altra parte è facile perderlo; la crisi economica di questi anni ha colpito e colpisce
duramente: il lavoro perso, quando non ritrovato, determina la fine del permesso di
soggiorno e la caduta nell'irregolarità, creando una condizione di perenne ricattabilità
che finisce col comprimere i
diritti non solo delle e de
i migranti, ma di tutte le
lavoratrici e i lavoratori.
Per rompere tale condizione n
oi vogliamo che il nodo
gordiano che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro venga sciolto
.
2
Le guerre in atto da decenni in medio-oriente, in Africa, in Asia ma anche ai margini
della UE sono evidentemente e pesantemente gravate da pesanti responsabilità
occidentali; tuttavia non solo l'Italia e la UE, disapplicando i plurimi trattati
internazionali, non accolgono degnamente i rifugiati politici ma addirittura tentano e
purtroppo spesso riescono ad allontanare il più possibile dai loro confini la sede della
procedura di riconoscimento dello status dell'asilo.
Noi condanniamo gli accordi
scellerati presi negli ultimi anni, tra gli altri, con la Turchia, con l'Egitto e con la
pseudo-Libia, così come reputiamo inumani e fallimentari i tentativi, sempre in
atto, di esternalizzare le frontiere.
Spesso
il richiedente asilo non intenderebbe fermarsi nello stato di primo
arrivo (tanto
per esemplificare: Malta, le isole greche, il sud della Spagna, l'Ungheria, la Bulgaria, le
coste meridionali italiane)
ma
vorrebbe proseguire per raggiungere luoghi
economicamente più floridi,
familiari
o
amici: questo peraltro faciliterebbe il percorso
di inclusione sociale. Tale possibilità è, invece, impedita dalla normativa europea, che
prevede che lo stato membro competente per l'esame della domanda di protezione
internazionale (il cd. asilo) sia quell
o d'ingresso.
Noi reclamiamo la revisione
integrale del c.d. Regolamento di
Dublino
Non va neppure taciuto che a ch
i sopravvive al viaggio o alla traversata - quando non
viene immediatamente espulso perché tacciato di essere un migrante economico –
rimane la sola possibilità, sempre più infruttuosa, di avviare la procedura d'asilo. Così,
data l'impossibilità di accesso regolare in altro modo, le richieste si gonfiano a
dismisura, facendo crollare l'accuratezza nell'esame. Il governo italiano, scambiando
colpevolmente la causa con l'effetto, ha deciso quindi di eliminare un grado di giudizio
quanto al
riconoscimento del rifugio politico, diritto costituzionale oltre che garantito
internazionalmente, e a re-introdurre (perché l'inefficacia e le lotte dei migranti li
avevano azzerati) e moltiplicare i Centri di Identificazione ed Espulsione, rinominandoli
con eufemismo offensivo “per il rimpatrio”.
Noi chiediamo l’abrogazione del decreto-
legge n. 13/2017, c.d. Minniti-Orlando, ormai convertito in legge.
Dato che sempre più richiedenti asilo vedono rifiutata la domanda di protezione
internazionale, restando senza alcuna possibile alternativa, vengono condannati alla
marginalità e alla “clandestinità”.
Noi chiediamo l'introduzione del diritto a ottenere
un permesso di soggiorno per lavoro anche per gli asilanti diniegati.
Malgrado il panorama politico istituzionale sia, a dir poco, desolante, non smettiamo di
lottare né di agire per il cambiamento. Crediamo con forza che la pratica sociale e
l'azione politica indipendenti e dal basso siano vincenti.
3
Pratichiamo ogni giorno una solidarietà che non fa bene solo a chi è immigrato, ma a
tutte le cittadine e i cittadini di questo paese. Le nostre esperienze configurano un
modello completamente diverso di accoglienza, che non considera la persona migrante
un sospetto da controllare né un povero da aiutare ma un cittadino, un uguale, un alleato
carico
di energie e creatività, che non costruisce “centri” basati sulla segregazione
spaziale e sociale ma crea contatto, conoscenza e mescolanza, che non contrappone i
bisogni delle e dei migranti a quelli delle e dei cittadini autoctoni ma ricompone contesti
sociali frammentati.
Le risorse attualmente disperse nel mantenimento del dispositivo militare e poliziesco
destinato all’impossibile controllo delle persone migranti vanno indirizzate invece alla
ricostruzione di una solida struttura di servizi sociali per tutte e tutti, indipendentemente
dalla nazionalità.
I problemi del lavoro, della salute, dell’alloggio, dell’istruzione e formazione
professionale, non sono diversi per gli autoctoni e per i vecchi e nuovi migranti.
Devono, pertanto cessare la creazione e il finanziamento di strutture specializzate “per
immigrati”, che troppo spesso trasformano l’accoglienza in business; si torni invece a
investire in strumenti di inclusione sociale universali
, più strutturati, meno precari e
formativi
.
Le migliori esperienze realizzate in Italia e in Europa, quale ad esempio quella di Riace,
ci mostrano che l’accoglienza non è un peso, ma può al contrario rivelarsi la chiave per
far ripartire il sistema economico europeo devastato dalla crisi.
Se sapremo includere anziché segregare, permetteremo non solo alle nuove e ai nuovi
arrivati, ma a tutte le persone che oggi vivono in condizioni di marginalità, di
partecipare alla costruzione del benessere collettivo, e questo non mancherà di far
sentire i propri benefici effetti sui paesi di origine dei migranti stessi, contribuendo così
al superamento delle crisi sociali che li tormentano.
Il razzismo non si combatte con le belle parole, ma solo cancellando dalle leggi e
dall’immaginario l’oscura figura del “clandestino” e le paure che esso incarna,
praticando il mutuo soccorso come alternativa alla competizione, saltando e facendo
saltare le frontiere con la forza della solidarietà, perché se i diritti non diventano
universali
degradano a
privilegi.
In questa prospettiva proponiamo una piattaforma di proposte necessarie, ineludibili e
possibili da subito.
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4
ALL'UNIONE EUROPEA
INTRODUZIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO EUROPEO, CIOE' DI
UN PERMESSO ANCORA RILASCIATO DA CIASCUNO STATO MA CON
VALIDITA' IN TUTTA LA U.E.
NESSUNA DISTINZIONE TRA MIGRANTI REGOLARI E MIGRANTI
IRREGOLARI
PREVEDERE FORME VINCOLATE DI VISTI DI INGRESSO PER MOTIVI
UMANITARI NEI PAESI DI ORIGINE O TRANSITO INVESTITI DA
CONFLITTI ARMATI O DA GRAVI VIOLAZIONI DEI DIRITTI
FONDAMENTALI PER RICHIEDERE PROTEZIONE INTERNAZIONALE
REVISIONE DEL REGOLAMENTO
DI DUBLINO CON LA PREVISIONE
DEL DIRITTO DELL'ASILANTE DI SCEGLIERE IL PAESE DI
DESTINAZIONE
ABBANDONO E REVOCA IMMEDIATA DEI TRATTATI SEMI-SEGRETI
CON GLI STATI EXTRA-U.E. CHE PREVEDANO
L'ESTERNALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI ASILO E DEL
TRATTENIMENTO DEI MIGRANTI CD. ECONOMICI (basti pensare
all'accordo del 2016 con la Turchia)
INTRODUZIONE DI PROCEDURE SEMPLIFICATE EUROPEE PER IL
RILASCIO DI VISTI PER TURISMO AI CITTADINI EXTRA-U.E.
AL GOVERNO E AL PARLAMENTO ITALIANI
ABOLIZIONE DEL
LA PROCEDURA D'INGRESSO ATTRAVERSO IL
DECRETO FLUSSI
VISTO DI INGRESSO PER RICERCA LAVORO E RELATIVO PERMESSO
DI SOGGIORNO PER RICERCA LAVORO DELLA DURATA DI ALMENO
12 MESI
RIPRISTINO DELL’INGRESSO PER LAVORO A CHIAMATA
NOMINATIVA
INTRODUZIONE DEL DIRITTO A OTTENERE UN PERMESSO DI
5
SOGGIORNO PER LAVORO ANCHE AI RICHIEDENTI ASILO CHE AL
TERMINE DELLA PROCEDURA NON VENGANO RICONOSCIUTI
COME RIFUGIATI
REGOLARIZZAZIONE ORDINARIA DEI MIGRANTI GIÀ SUL
TERRITORIO CHE SVOLGANO UN'ATTIVITÀ LAVORATIVA, CHE
ABBIANO CONCRETI LEGAMI FAMILIARI O NON ABBIANO PIÙ
RAPPORTI SIGNIFICATIVI CON LO STATO D'ORIGINE
REVISIONE COMPLESSIVA DEL MECCANISMO DI INCIDENZA
PREVALENTE
DEL
CONTRATTO DI
LAVORO QUANTO AL
MANTENIMENTO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
AMPLIAMENTO DELLE POSSIBILITA’ DI RICONGIUNGIMENTO
FAMILIARE
INTRODUZIONE DELLA
CONVERTIBILITA’
RECIPROCA
DI TUTTI I
PERMESSI DI SOGGIORNO
TRASFERIMENTO DELLE COMPETENZE IN MATERIA DI PERMESSO
DI SOGGIORNO DALLE QUESTURE AI COMUNI
RICONOSCIMENTO IN VIA ACCELERATA DELLA CITTADINANZA
PER I MINORI NATI IN ITALIA E PER QUELLI CRESCIUTI IN ITALIA
CONCESSIONE DELL'
ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO ALLE
ELEZIONI COMUNALI PER TUTTI I CITTADINI STRANIERI
RESIDENTI IN ITALIA DA ALMENO CINQUE ANNI
ABROGAZIONE DEI REATI CHE PUNISCONO L’INGRESSO O IL
SOGGIORNO NON AUTORIZZATI
ABOLIZIONE DEI CENTRI DI DETENZIONE AMMINISTRATIVA PER
MIGRANTI (gli ex CIE e già CPT, oggi ridenominati Centri per il Rimpatrio)
E DI QUALSIASI LUOGO DI TRATTENIMENTO FORZATO (come gli
hotspot)
INTRODUZIONE DI MISURE CONCRETE DI AGEVOLAZIONE DEL
RIMPATRIO VOLONTARIO
ABBANDONO E REVOCA IMMEDIATA DEGLI ACCORDI SEMI-
6
SEGRETI CON GLI STATI EXTRA-U.E. CHE PREVEDANO
L'ESTERNALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI ASILO E DEL
TRATTENIMENTO DEI MIGRANTI CD. ECONOMICI (basti pensare al
tragic
o, e nel contempo grottesco, recente accordo del febbraio 2017
con la
pseudo-Libia)
ABOLIZIONE DELLA VIGENTE NORMATIVA IN MATERIA DI
IMMIGRAZIONE (LA CD. TURCO-NAPOLITANO INNERVATA IN
SENSO PEGGIORATIVO DALLA CD. BOSSI-FINI)
ABROG
AZIONE DEI DECRETI-LEGGE (ora leggi) MINNITI-
ORLANDO
IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE E DI SICUREZZA URBANA
COSTITUZIONE DI UN SISTEMA NAZIONALE PER IL DIRITTO DI
ASILO CON FORME DI ACCOGLIENZA ORDINARIA DECENTRATA
,
DISTRIBUITE DA OGNI REGIONE TRA I PROPRI COMUNI, OBBLIGATI
ALLA RICEZIONE
PREVISIONE DI UN
PERIODO DI ALMENO SEI MESI DI
ACCOGLIENZA E SUPPORTO FORMATIVO, ALLOGGIATIVO,
ASSISTENZIALE, ECONOMICO PER I TITOLARI DI PROTEZIONE
INTERNAZIONALE O UMANITARIA
SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE PER IL RICONOSCIMENTO
DEI TITOLI DI STUDIO
OTTENUTI ALL'ESTERO
AL COMUNE DI MILANO
ADESIONE TOTALE AL SISTEMA S.P.R.A.R. DI ACCOGLIENZA
DEI
RICHIEDENTI ASILO, CON L'ASSORBIMENTO INTEGRALE DEI POSTI
OGGI DISPONIBILI NEI C.A.S. (Centri di Accoglienza Straordinaria)
NONCHE' CON L'OFFERTA DI 10.000 POSTI IN STRUTTURE S.P.R.A.R.
INVECE DEGLI ATTUALI 1.000 (cioè a dire una percentuale dello 0,7%
sulla popolazione residente anziché dello 0,07%)
DICHIARAZIONE PUBBLICA DI DISPONIBILITÀ A SVOLGERE LE
INCOMBENZE RELATIVE AI RINNOVI DEI PERMESSI DI SOGGIORNO
PRESSO GLI UFFICI DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE
7
RICONOSCIMENTO DELLA RESIDENZA ALLE PERSONE AVENTI
DIMORA ABITUALE NEL TERRITORIO COMUNALE (MIGRANTI O
NON MIGRANTI) MA IMPOSSIBILITATI, PERCHE' IN DIFFICOLTÀ
SOCIO-ECONOMICA, A TROVARE UN ALLOGGIO STABILE (ciò
permetterebbe l'accesso a servizi di base quali scuola, sanità, lavoro e welfare
in genere)
NUOVI INVESTIMENTI NEI SERVIZI PER L’INCLUSIONE SOCIALE E
LA SALUTE PER L’INTERA CITTADINANZA, A PARTIRE DALLA
GARANZIA DI ACCESSO UNIVERSALE AI SERVIZI PER L’INFANZIA,
INDISPENSABILI ALLA PARTECIPAZIONE ALLA VITA SOCIALE
DELLE DONNE MIGRANTI E AUTOCTONE
IMPEGNO FORMALE E PUBBLICO A NON USARE NESSUNO DEI
NUOVI ODIOSI POTERI CONFERITI AI SINDACI DAI “DECRETI
MINNITI” SIA NEI CONFRONTI DEI MIGRANTI CHE DEGLI
AUTOCTONI
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Ultimo aggiornamento: 07-05-2017 12:18

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Il futuro di Città Studi - 15 maggio ore 21 via Sansovino 9
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Scritto da Franco Calamida, 04-05-2017 17:36

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Pubblicato in : Zona 3, Zona 3


EXPO: nel resto del mondo si usano terreni pubblici per questi eventi, che vengono poi donati ai cittadini, non terreni privati pagati a prezzi folli, ma a Milano le banche dovevano coprire i debiti di GRUPPO CABASSI e FIERA MILANO e paghiamo ora il prezzo di queste scelte.
La retorica dei grandi eventi non vuole ammettere la bancarotta di EXPO allora si rastrellano i fondi della ricerca italiana e si riversano su HUMAN TECHNOPOLE , coprendo i debiti con la foglia di fico del trasferimento della Statale!
La vera necessità deriva solo dal fatto che le aree della Statale a Rho verranno conteggiate come aree a standard, riservando la volumetria insediabile all’edificazione privata, nella parte residua, aumentando di molto la cementificazione.
Per loro area Expo è…troppo verde!
UN NO
PER LORO,
UN SÌ
PER NOI
Non viene proposto di trasferire la sola facoltà di Agraria, che con la continuazione di un EXPO sul cibo avrebbe pure un qualche senso, seguendo lo stesso ragionamento usato a suo tempo per Veterinaria con la creazione dell’ospedale per gli animali a Lodi.
L’idea è invece quella di espiantare l’intera Università, con i suoi 20.000 studenti, da un Municipio che già soffrirà per il trasferimento del Besta e l’assurda scelta regionale di trasferire l’Istituto dei Tumori.
Un’operazione drastica che otterrà effetti dirompenti, innanzitutto sociali: il disagio delle famiglie, la perdita di valore degli immobili, la chiusura degli esercizi commerciali.
Inoltre la Statale dichiara che per EXPO potrà indebitarsi per 130 milioni di euro.
SÌ: se questi 130 milioni di euro ci sono, siano investiti per migliorare la fatiscente presenza della Statale in questo Municipio. Ristrutturando l’area di Veterinaria, aprendola al quartiere, pedonalizzando via Celoria, utilizzando aree attigue come gli ospedali in trasferimento, lo scalo ferroviario dismesso, la caserma, le aree abbandonate di Rubattino per costruire residenze per gli studenti e per ammodernare Chimica, Fisica, Farmacia e concludere finalmente il dipartimento di Informatica, in modo che l’Università sia finalmente davvero connessa con il quartiere.
NO ALLO SRADICAMENTO DELLA STATALE
SÌ A CITTÀ STUDI, SÌ AL REFERENDUM
Per coprire il fallimento economico di EXPO si devasta la città.
Basta con le false promesse e gli inganni!
NO

Il rettore Vago, in questo caso per nulla vago, ha dichiarato che l’area tra Ponzio-Celoria e Venezian, verrà alienata per recuperare 130 milioni e sarà inevitabile un suo alto uso residenziale.
In questo caso l’Assessore all’Urbanistica Maran ci deve dire ORA, non dopo i golpe autorizzativi, come è nelle sue abitudini, in cosa consisterà questa nuova colata di cemento.
Se non ci saranno speculazioni, come dichiara falsamente e congiuntamente con Sala, faccia deliberare ORA in Consiglio i veri indici di modifica della destinazione d’uso che saranno concessi alla Statale per fare cassa.
UN TERZO
NO,
IL SECONDO

In nessuna grande città europea si è espiantata un’università storica in questo modo.
Innanzitutto è una questione simbolico/culturale, in quanto il futuro dell’arricchimento di una nazione, in un mondo più che competitivo, si basa sul potenziamento delle proprie università e non sul loro contenimento. Simbolico ed economico. L’investimento della Statale a Rho è previsto in 400 milioni, con un investimento minimo dello Stato. È plausibile che si prospettino variazioni in corso d’opera e debiti su debiti.
Ne conseguirà che per pagare i debiti in crescita la Statale si possa trovare costretta a comprimere tutto il resto, con un decadimento generale dell’insegnamento, della ricerca e del tenore di vita di docenti, studenti e personale. Si consideri solo che questo trasferimento, presentato come migliorativo, comprimerà l’Università in 150.000 mq, quando attualmente ne ha a disposizione nell’area di Città Studi - benchè da ristrutturare - ben 250.000 mq. Di solito si va in periferia per allargarsi, non per restringersi.
Il nostro SI è per la progettazione di un effettivo e sicuro futuro per una delle più storiche e mal gestite Università di Milano, programmando investimenti tecnologici e strutturali che potenzino ed espandano questa università nelle abbondanti aree disponibili a Lambrate, nell’ottica di quella resilienza urbana di cui tanto questa amministrazione va parlando.
Riteniamo che se Sala e Maran vogliono sradicare l’Università dalla Città, arroccando le facoltà in una torre d’avorio ed eliminando così la possibilità di un dialogo e uno scambio tra mondo accademico e cittadinanza - che in questi anni in realtà hanno dato luogo alla creazione di positive reti sociali, come minimo debbano chiedere il parere a tutti i cittadini di Milano con un Referendum.
NO

15 Maggio, ore 21
Aula consiglio Municipio 3
Via Sansovino 9
Incontro con il Consigliere
di Milano in Comune, Basilio Rizzo,
su Statale e Città Studi
MILANOin COMUNECittà MetropolitanaSinistra Costituzione
Comitato
Municipio 3

Ultimo aggiornamento: 04-05-2017 17:36

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27 maggio : Convegno su Lavoro e immigrazione
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Scritto da Franco Calamida, 18-04-2017 11:57

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Pubblicato in : Immigrazione, Immigrazione

Riportiamo il progetto di convegno organizzato da CostuzioneBeniComuni , Adif e dal gruppo consigliare di Miano in Comune.

 

"  Al convegno che terremo a Milano il prossimo sabato 27 maggio abbiamo dato il titolo (provvisorio) “Lavoro per i migranti, lavoro per tutti”. Al fine di assicurare la  miglior riuscita del convegno stesso vorremmo chiarire i motivi che ci hanno portato a formulare questa proposta .

Il convegno nasce dalla nostra convinzione che sia il lavoro l'elemento fondamentale alla base della possibilità di integrare nella nostra società le decine, centinaia di migliaia di persone che bussano alla nostra porta, o che già da tempo risiedono in italia, e che vi siano politiche in grado di assicurare un lavoro dignitoso a italiani e immigrati finalmente cooperanti e non contrapposti gli uni agli altri, che vi sia, cioè, la possibilità e la necessità di una grande battaglia politica, e prima ancora culturale, per cambiare le cose nel nostro paese e in Europa, e che l'arrivo di milioni di profughi possa aiutare, e non frenare, questa lotta per la trasformazione della società.

E' ormai pacifico che la presenza e il lavoro degli immigrati arricchisce  la società che li riceve (anche demograficamente e culturalmente, ma fermiamoci pure al solo aspetto economico), e numerosi studi mostrano che non solo non “ci rubano il lavoro”, ma anzi creano, direttamente o indirettamente, nuove occasioni di lavoro, per immigrati e autoctoni.

Anche un afflusso particolarmente consistente e in tempi brevi, purché ben governato, può portare rapidamente a risultati positivi, se due anni fa, quando la Germania apriva le porte a un milione di profughi siriani, il Crédit Suisse prevedeva che il loro arrivo avrebbe aumentato il PIL sin dal primo anno, al netto dei costi della prima accoglienza.

Abbiamo in mente l'allargamento dell'Unione europea che ha portato al trasferimento di quattro milioni di lavoratori comunitari dall'Est all'Ovest, accrescendo, e non riducendo, l'occupazione globale.

Abbiamo in mente gli studi di Borjas e di altri, che testimoniano la crescita delle retribuzioni degli autoctoni pur in presenza di un gran numero di lavoratori immigrati.

Per quanto riguarda la rapidità di inserimento nel tessuto sociale e produttivo del paese, quando il migrante non sia abbandonato a sé stesso, abbiamo in mente la recentissima lettera di oltre cento piccole e medie imprese torinesi che chiedono di poter assumere i richiedenti asilo che hanno completato in modo del tutto soddisfacente il tirocinio presso di loro.

Vorremmo dare un significato a questi messaggi disordinati e trasformarli in un discorso coerente per la società italiana di oggi. Un messaggio culturale e politico da far crescere nel paese, da far crescere nelle coscienze, nell'ambito della campagna nazionale di mobilitazione lanciata da numerose organizzazioni. Un messaggio da costruire con il vostro indispensabile contributo, contributo che vi chiediamo non solo nel momento del convegno, ma anche subito, nella fase di definitiva messa a punto del programma.

Ecco come l'abbiamo progettato:

Dopo un saluto di Basilio Rizzo, consigliere comunale di “Milano in Comune”, e una breve introduzione, in cui richiamiamo i punti visti sopra e formuliamo alcune domande, abbiamo previsto cinque sessioni, due al mattino e tre al pomeriggio:

1.Il lavoro degli immigrati in Italia: pensiamo a un'introduzione generale di Enrico Pugliese e a due interventi specifici: uno di Sergio Vergalli che abbiamo provvisoriamente intitolato “Il contributo del lavoro immigrato all’economia nazionale” e uno di Maria Paola Nanni sui migranti divenuti piccoli imprenditori.

2.Il lavoro nero: abbiamo pensato a un intervento introduttivo di Daniela Padoan sugli aspetti più negativi di sfruttamento e a due interventi specifici, di Antonello Mangano sul lavoro bracciantile e agromafie, e di Vincenzo Mazzeo sui lavoratori della logistica.

3.Politiche italiane ed europee sul lavoro migrante: grazie alla collaborazione di ADiF, questa sessione è perfettamente definita, con interventi previsti di Fulvio Vassallo Paleologo (“Migranti economici, una categoria per discriminare”), Sergio Bontempelli (“Le barriere all’inserimento lavorativo dei migranti: un bilancio del testo unico immigrazione”), Alessandra Ballerini (“Cercavamo braccia e sono arrivati uomini - e donne, e bambini”)

4.Esperienze e prospettive: anche qui tre interventi: di Guido Viale su un tema di particolare attualità, “La trapppola dei lavori socialmente utili”, di Roberto Schiattarella su “L'esperienza del New Deal nel creare occupazione”, e di Francesco Piobbichi su esperienze di solidarietà e mutuo soccorso.

5.  Conclusioni: le conclusioni non vogliono solo riprendere il dibattito precedente, ma indicare possibili obiettivi per il futuro. Abbiamo previsto gli interventi di Don Virginio Colmegna, presidente Casa della Carità (“Verso una proposta di legge di iniziativa popolare”), Giorgio Lunghini, Accademia Nazionale dei Lincei (“Lavoro per tutti”), e Corrado Mandreoli, segreteria Camera del Lavoro (“Difendere il lavoro e integrare i lavoratori migranti”)

Vi chiediamo di precisare meglio l'argomento del vostro intervento, eventualmente di modificarne il titolo, di offrirci ogni altro suggerimento utile alla miglior riuscita del convegno.

Gli aspetti organizzativi.

Il convegno, come sapete, si svolgerà sabato 27 maggio, tra le 9.30 e le 17.30, nella sala dell'Alessi di Palazzo Marino, piazza della Scala 2, a Milano.

I tempi a disposizione sono molto limitati, tenendo conto della sospensione meridiana, di due spazi per interventi del pubblico, e di brevissimi interventi dei presidenti di sessione. D'altra parte, come avete visto, abbiamo previsto numerosi interventi, avendo voluto privilegiare la più ampia copertura del tema con la presentazione di diverse esperienze e diversi punti di vista.

Tutto questo limita la disponibilità di tempo per ogni intervento a non più di 15-20 minuti.

Sarà sempre possibile un breve intervento nei momenti di dibattito libero, e soprattutto vi chiediamo di inviarci i testi scritti dei vostri interventi.

Il convegno è organizzato dall'Associazione Diritti e Frontiere (AdiF) e da Costituzione Beni Comuni, che firmiamo questa lettera, e dal gruppo consiliare “Milano in Comune”, cui dobbiamo la disponibilità della sala.

Le due associazioni promotrici sono, come potete immaginare, molto povere, e il finanziamento del convegno è interamente affidato a una sottoscrizione, già in corso. Questo significa che le risorse disponibili per la diffusione dell'iniziativa (che avverrà prevalentemente attraverso le nostre liste di mailing e alcuni spot di Radio Popolare) e per il rimborso dei viaggi e pernottamenti degli amici che vengono da fuori Milano sono molto limitate.


In attesa di ricevere la vostra risposta, e soprattutto di incontrarvi in occasione del convegno, vi salutiamo molto cordialmente

Piero Basso (Costituzione Beni Comuni)

Daniela Padoan (ADIF)"



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Ultimo aggiornamento: 18-04-2017 11:57

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